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Madring, un tracciato nato tra i padiglioni dell'IFEMA che doveva rappresentare il nuovo fiore all'occhiello della Formula 1 si è trasformato, fin dal primo giro, in un lunghissimo e snervante trenino. Appena cinque sorpassi in tutta la gara — perfino meno che a Montecarlo —, in un contesto stilistico ed estetico lontano anni luce dal fascino del Principato o dalla storia dei grandi autodromi europei.
Il verdetto del paddock è stato spietato. A riassumere l'umore generale dei piloti ci ha pensato Max Verstappen con una frase che lascia poco spazio all'interpretazione: "Datemi una matita e un foglio e ve lo disegno io questo benedetto circuito". Non era così difficile fare di meglio, specialmente considerando che, a differenza delle rigide limitazioni geografiche di Monaco, a Madrid gli spazi e i margini di manovra non mancavano del tutto. Il vero problema del layout madrileño è l'assenza totale di veri punti di staccata per affondare il colpo. La scenografica curva sopraelevata, la Monumental, regala splendide inquadrature televisive (e il miracoloso salvataggio ad alta velocità di Franco Colapinto ne è la prova), ma la sostanza tecnica resta drammaticamente asettica.
Tutti i piloti hanno indicato la curva 5 come l'unico tratto potenzialmente modificabile per provare a creare una reale opportunità di sorpasso in vista delle prossime edizioni. Ma l'origine del problema risiede nell'impianto stesso: progettare una pista incastrata dentro un polo fieristico impone vincoli strutturali invalicabili. Lo spazio è risicato, e il paradosso è che Madrid avrebbe già a disposizione un impianto straordinario come Jarama, che meriterebbe solo di essere ammodernato invece di far correre le monoposto tra i padiglioni. A rendere ancora più amaro il bilancio dell'evento vi sono stati i gravi problemi organizzativi legati all'accessibilità nelle zone prato, dove tifosi e persone con disabilità hanno incontrato ostacoli inaccettabili a fronte di biglietti venduti a prezzi stellari.
In questo scenario di processione ad alta velocità, la vittoria è andata ad Andrea Kimi Antonelli. Il giovane talento italiano ha conquistato il successo dopo Monza, incassando persino i complimenti di José Mourinho ("un bambino incredibile"). Una vittoria fondamentale per la classifica, ma che lo stesso Kimi — pilota puro che ama vincere solo per meriti diretti — ha accolto con un retrogusto particolare. La gara si è infatti decisa per un episodio sfortunato: una Virtual Safety Car provocata da Lance Stroll ha stravolto i piani di Lando Norris, in quel momento indiscutibilmente il più veloce in pista. La direzione gara ha chiamato la neutralizzazione proprio mentre Norris aveva appena superato la corsia dei box; non essendoci le condizioni temporali per rientrare subito, Lando è dovuto ripassare il giro successivo, quando però la VSC era già terminata. Un tempismo spietato che gli è costato il primo posto e che Andrea Stella ha definito una pura "sfortuna matematica".
Chi esce con le ossa rotte dal weekend spagnolo è George Russell. Per la seconda gara consecutiva dopo Monza, l'inglese è apparso completamente smarrito, costretto ad ammettere la superiorità del compagno di squadra. Con queste monoposto e in condizioni di basso grip, le difficoltà tecniche di Russell sul fronte dello stile di guida sono ormai evidenti (un po' come sta accadendo ad Oscar Piastri in casa McLaren). A Baku per George scatterà anche la penalità per lo smarcamento della quinta Power Unit, occasione in cui la Mercedes introdurrà l'aggiornamento ADUO al motore.
Per la Ferrari, la trasferta di Madrid conferma un periodo di sofferenza sul piano dell'esecuzione e del rendimento puro. Il ritiro di Lewis Hamilton per un guasto ai freni e la gara di cuore di Charles Leclerc — rimasto in pista nella vana attesa di una bandiera rossa che non è mai arrivata — mostrano una SF-26 incapace di esprimere tutto il suo potenziale, soprattutto a causa di croniche difficoltà in qualifica. A Maranello resta inoltre sotto analisi la Power Unit di Leclerc usata a Monza: se dovessero emergere danni dopo il fuoripista in Parabolica, anche per Charles potrebbe scattare la penalità a Baku.
Mentre la bolla finanziaria della F1 spinge verso contratti lunghissimi e cittadino-spettacolo, la pista di Madrid ha restituito un verdetto chiaro: senza sorpassi e senza anima tecnica, il motorsport rischia di perdere la sua essenza più autentica.