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Audi è arrivata in Formula 1 con lo sfarzo che solo un grande costruttore come la casa dei Quattro anelli potrebbe garantire. Per iniziare ufficialmente il nuovo corso dell’ormai ex Sauber e svelare la livrea della R26 di Nico Hulkenberg e Gabriel Bortoleto, Audi ha organizzato un evento nel cuore della sua Germania, a Berlino. Una presentazione con tutti i crismi del caso che arriva una decina di giorni dopo un altro passaggio importante, il battesimo in pista a Barcellona. Di quella versione embrionale della R26 si è visto poco o nulla, con l’intelligenza artificiale pronta a riempire i buchi con dettagli improbabili. Ma oltre alla segretezza, per Audi ancora più importante era effettuare un primo rodaggio della vettura.
Il cuore pulsante della R26 – che a Berlino non si è vista – è la power unit protagonista di una lunga gestazione a Neuburg. È questa la sfida più grande della casa dei Quattro anelli, attirata in Formula 1 dal regolamento tecnico per il 2026, un vero e proprio foglio bianco anche per il propulsore. Sparita la MGU-H, la sola MGU-K garantisce il triplo della potenza, per una ripartizione 50-50 tra endotermico ed elettrico. È una rivoluzione che ribalta completamente la prospettiva dell’attività in pista, con la gestione dell’energia che assume un ruolo rilevante.
Non ha senso chiedersi quale sia il motore più potente della griglia, quando invece a contare sarà l’efficacia, la capacità di contenere i consumi. E questo passerà non solo dalla gestione della batteria da parte del pilota, ma anche dall’integrazione tra il motore e il resto del pacchetto della vettura. L’efficienza sarà merito del propulsore stesso, ma anche del peso della vettura e dei suoi ingombri. Un mosaico complesso da costruire passo per passo per una realtà che nel motorsport ha vinto moltissimo.
Senza stare a scendere nei dettagli di un palmares notevolissimo, basta dire che Audi ha sostanzialmente vinto ovunque si sia schierata. Ma a Ingolstadt sono consapevoli che ci vorrà del tempo per raggiungere il successo in F1. Quando abbiamo intervistato Mattia Binotto a Monaco lo scorso anno, ci aveva parlato del 2030 come orizzonte temporale per vincere. Un marchio come Audi, però, non può sfigurare nemmeno agli albori di un’avventura destinata a durare a lungo. Ne va della sua immagine, dopotutto.
Sotto la guida attenta e analitica del CTO e COO Mattia Binotto, arrivato nel 2024, la Sauber ha vissuto una rivoluzione silenziosa che l’ha portata verso la metamorfosi in Audi, con un miglioramento evidente delle operazioni in pista e della correlazione tra i dati. Sono meccanismi affinati nel tempo che torneranno utili all’atto pratico di un debutto storico. I prossimi passi sono noti: la “shakedown week” di Barcellona, i test in Bahrain, l’esordio a Melbourne.
Per la sua avventura in Formula 1, Audi ha scelto di avvalersi di un pilota dalla grande esperienza, Nico Hulkenberg, che difenderà i colori di uno dei marchi più riconoscibili del suo paese. Reduce da una stagione in cui si è finalmente tolto lo sfizio di cogliere un podio, Hulkenberg a 38 anni ha l’esperienza giusta per essere il faro del team. Insieme a lui c’è il giovane Gabriel Bortoleto, veloce e volitivo, chiamato a un’ulteriore crescita dopo il suo anno da rookie in Sauber. Cosa potranno ottenere dipenderà moltissimo da quella R26 che vestirà la livrea svelata a Berlino.