Ferrari, l’ultima chiamata: il 2026 può riscrivere (o distruggere) il destino della Rossa

Ferrari, l’ultima chiamata: il 2026 può riscrivere (o distruggere) il destino della Rossa
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Nuovo regolamento, pressioni interne, scelte tecniche e scenari di mercato, il 2026 è molto più di una stagione: l'anno che può riscrivere – o distruggere – il futuro della Ferrari
20 gennaio 2026

Cosa sta succedendo in Ferrari? È una domanda ricorrente che in molti – dagli addetti ai lavori ai tifosi – continuano a porsi. Una nuova era tecnica è alle porte, un’occasione potenzialmente ideale per ripartire, visto che tutto cambierà, modificando profondamente la Formula 1 così come l’abbiamo conosciuta. Una chance perfetta per chi, come la Scuderia, deve ritrovare la retta via e riuscire a riportare a Maranello, dopo anni di attesa, un titolo mondiale. Le informazioni che trapelano dal quartier generale Ferrari sono disparate, ma cosa possiamo realmente aspettarci dal 2026? Dalla posizione in bilico di Frédéric Vasseur alla permanenza di Charles Leclerc e Lewis Hamilton, i punti interrogativi non mancano.

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La Formula 1 si appresta a vivere uno dei cambi regolamentari più imponenti della sua storia. Modifiche profondissime che trasformeranno il concetto stesso di monoposto rispetto agli ultimi anni. L’aerodinamica cambierà radicalmente, con l’addio al DRS e all’effetto suolo, lasciando spazio a un pacchetto più semplificato che dovrà lavorare in stretta sinergia con la power unit.

Anche sul fronte motoristico il cambiamento sarà decisivo. Dal 2026 le power unit, che non subiscono variazioni sostanziali dal 2019, vedranno una ripartizione della potenza equamente suddivisa tra combustione interna (ICE) ed elettrico (50%-50%). Il sistema ibrido sarà semplificato con l’eliminazione della MGU-H, mentre la potenza della MGU-K aumenterà sensibilmente, passando da 120 kW a 350 kW, con l’obiettivo di migliorare le possibilità di sorpasso e le velocità sui rettilinei. Le vetture utilizzeranno inoltre carburanti sostenibili avanzati, senza compromessi sul fronte delle prestazioni.

In poche parole, si tratterà di un cambiamento radicale rispetto al passato: distribuzione, rigenerazione e conservazione dell’energia diventeranno i pilastri della nuova Formula 1. Ma come si sta preparando la Ferrari a questo 2026?

Dirlo con precisione, al momento, non è semplice. Il silenzio regna sovrano a Maranello, così come sulla pista di Fiorano, che solo venerdì 23 gennaio si accenderà – nonostante le temperature rigide – con il debutto in pista della SF-26. Così si chiamerà la nuova monoposto del Cavallino, che promette di segnare l’inizio di una nuova era. Un’era che tutti – piloti, tecnici e soprattutto tifosi – sperano possa finalmente essere vincente.

Il titolo Piloti manca dal 2007, con Kimi Räikkönen, mentre quello Costruttori dal 2008. Da allora, molto è cambiato: nella composizione della squadra, ma soprattutto nei regolamenti. Ora, però, un’altra rivoluzione è alle porte. Il 2025 si è rivelato catastrofico per la Rossa, che partiva con aspettative altissime dopo il finale di 2024, chiuso a soli 14 punti dalla McLaren. La realtà è stata ben diversa, con una vettura che non ha performato come previsto, penalizzando il rendimento dei piloti e, di conseguenza, anche la loro fiducia nel progetto.

Una fiducia che in quel momento era più importante che mai, considerando che, mentre la squadra era impegnata in pista, a Maranello si lavorava a pieno regime sul progetto 2026. Non è stato un buon segnale portare aggiornamenti fondamentali – come quello alla sospensione posteriore introdotto in Belgio – che non hanno funzionato. Episodi che hanno iniziato a sollevare dubbi anche sulla posizione di Frédéric Vasseur, oggi chiamato a giocarsi tutto.

Questa stagione, infatti, segnerà il debutto ufficiale della sua squadra tecnica, impegnata fin dall’inizio su un regolamento completamente nuovo. Un eventuale fallimento potrebbe rendere il 2026 anche il suo ultimo anno in rosso, nonostante il contratto pluriennale firmato lo scorso luglio.

La pressione è altissima, sia internamente sia dall’esterno. La Formula 1 stessa, attraverso le parole del Presidente e CEO Stefano Domenicali a Sky, ha sottolineato quanto sia cruciale per l’intera categoria che la Ferrari torni competitiva. “Tutti vogliamo vedere una Ferrari forte in Formula 1, e meritano di essere in una posizione migliore”, ha dichiarato Domenicali, evidenziando il valore strategico del Cavallino per l’appeal globale del Circus.

Ma tra il dire e il fare, come recita il proverbio, c’è di mezzo il mare. Un mare oggi in tempesta, che Vasseur deve e vuole attraversare seguendo il proprio regime operativo. Come ribadito più volte nella passata stagione, l’eccessiva pressione mediatica non aiuta le donne e gli uomini di Maranello. Eppure, complice l’imponente cambio regolamentare, le indiscrezioni sulla SF-26 sono tra le più disparate.

Secondo alcune fonti stampa, lo sviluppo della nuova monoposto sarebbe in ritardo rispetto alla tabella di marcia. Con la presentazione fissata al 23 gennaio e la shakedown week in programma a fine mese a Barcellona, Vasseur avrebbe richiamato all’ordine la struttura per cercare di recuperare il terreno perso. Altri media italiani, però, riportano l’esatto opposto, sostenendo che la Scuderia sia perfettamente in linea con i tempi.

Stabilire dove stia la verità è complicato: le novità da gestire sono numerosissime e il 2026 rappresenta un vero e proprio terno al lotto per tutti i team. Di certo, la prima partita si giocherà già nei test. I motori saranno completamente nuovi, così come i carburanti, e sarà fondamentale capire il comportamento delle monoposto in pista prima di concentrarsi sugli altri aspetti aerodinamici.

Questo renderà il 2026 una vera corsa contro il tempo, con sviluppi continui tra i test e Melbourne, tanto che Vasseur ha parlato apertamente di due versioni della vettura. “Vedremo molte monoposto con una specifica A a Barcellona prima che le carte vengano scoperte in Bahrain”, ha dichiarato il team principal durante il pranzo di Natale, al quale era presente anche Automoto.it.

Per altri, come Ralf Schumacher, la questione è più complessa. “Il disastro, come si intuisce tra le righe, sembra essere ancora una volta la Ferrari: stanno sviluppando due auto e posso quasi immaginare il perché, dato che Charles Leclerc e Lewis Hamilton hanno idee completamente diverse sulla vettura. Se fosse così, sarebbe un disastro fin dall’inizio”, ha affermato nell’ultima puntata del Backstage Boxengasse Podcast di Sky Germania.

Le voci non riguardano però solo il telaio, ma anche il motore. Secondo indiscrezioni, Ferrari starebbe lavorando su due soluzioni parallele, in particolare sulla testata di copertura del motore, realizzata sia in alluminio sia in acciaio. Quest’ultima potrebbe offrire un vantaggio in termini di potenza, anche se non è detto che basti a colmare il presunto gap con Mercedes – e in parte Red Bull – legato al dibattito sul rapporto di compressione.

Avere più potenza, tuttavia, non significa automaticamente essere più competitivi. Vasseur lo sa bene: prima di tutto viene l’affidabilità. Solo durante la shakedown week a Barcellona, a porte chiuse e senza la presenza della stampa, si inizierà a capire chi avrà trovato la soluzione più efficiente e prestazionale.

Nel frattempo, il team principal ha scelto di mantenere basse le aspettative, anche per evitare l’effetto mediatico visto lo scorso anno con l’evento di Piazza Castello. I tifosi della Rossa, però, attendono risposte concrete da un nuovo ciclo tecnico che potrebbe finalmente invertire il trend recente.

Infine, i cambiamenti non hanno riguardato solo la monoposto. La struttura interna della squadra è stata parzialmente riorganizzata, con diverse figure trasferite dal WEC alla Formula 1 per migliorare l’efficienza dei reparti tecnici. A livello organizzativo, cambiano anche alcuni ruoli chiave: la responsabile della comunicazione della Scuderia, Silvia Hoffer Frangipane, lascerà l’incarico a Maria Conti.

Al muretto, invece, non ci sarà più Riccardo Adami, nominato nuovo Scuderia Ferrari Driver Academy and Test Previous Cars Manager. Non gestirà dunque Lewis Hamilton, il cui nuovo ingegnere di pista deve ancora essere ufficializzato. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, il nome più accreditato è quello di Luca Diella, arrivato a Maranello nel febbraio 2025 e diventato performance engineer a partire dal Gran Premio del Belgio.

Tutti questi cambiamenti faranno da sfondo a una questione ancora più ampia, che riguarda il futuro dei piloti. Entrambi sperano di poter vincere il primo titolo mondiale con la Ferrari, ma si trovano in momenti diversi della loro carriera. Charles Leclerc è ormai all’ottavo anno in rosso e punta ad avere finalmente una vettura competitiva per tutta la stagione. È stato chiaro nel post gara di Abu Dhabi: “Ora o mai più”. Se non dovesse riuscirci, il suo addio a Maranello potrebbe diventare una possibilità concreta già nel 2027, in un mercato piloti che si preannuncia particolarmente movimentato.

Lewis Hamilton, invece, sempre in base all’andamento della SF-26, potrebbe trovarsi di fronte al bivio decisivo: restare ancora in Formula 1 oppure valutare concretamente il ritiro. La stagione passata è stata per lui un vero e proprio calvario, costringendolo a ricominciare da zero e a comprendere a fondo il funzionamento della Ferrari, sia a livello operativo sia tecnico. Un percorso che lo ha portato anche a mettere in discussione sé stesso. A penalizzarlo, però, non è stata la SF-25 in sé, ma il regolamento ad effetto suolo, che ha messo a dura prova il suo stile di guida, neutralizzando alcuni dei punti di forza che gli hanno permesso di conquistare sette titoli mondiali.

Come dichiarato durante la presentazione dello scorso anno, il suo obiettivo non è l’ottavo titolo, ma il primo con la Ferrari. Prima, però, dovrà ritrovarsi, e spera che la nuova era tecnica possa aiutarlo in questo senso. Altrimenti, appendere il casco al chiodo potrebbe diventare già il prossimo anno l’atto finale di una carriera straordinaria in Formula 1.

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