F1 2026, il carburante “verde” costa fino a 250 euro al litro: qualcosa non torna e i fornitori chiedono una proroga alla FIA

F1 2026, il carburante “verde” costa fino a 250 euro al litro: qualcosa non torna e i fornitori chiedono una proroga alla FIA
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Il nuovo carburante sostenibile della Formula 1 2026 doveva essere a zero emissioni, ma i costi arrivano fino a 250 euro al litro. Tra difficoltà produttive, omologazioni complesse e ritardi, i fornitori chiedono una proroga alla FIA in vista dei test
16 gennaio 2026

Le novità del 2026 sono numerosissime con l’introduzione del nuovo regolamento tecnico. Oltre a motori e telai, anche il carburante sarà interessato da profonde modifiche, che vedremo concretizzarsi a partire da inizio marzo, quando scatterà la nuova stagione di Formula 1. Il nuovo carburante ad alta tecnologia è motivo di orgoglio per i vertici della F1 e per i responsabili della FIA, in quanto dovrebbe garantire emissioni di CO pari a zero, considerando sia i materiali utilizzati sia l’intero processo produttivo. Tuttavia, qualcosa sembra non stare andando secondo i piani.

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Il regolamento tecnico prevede infatti che, dal 2026, le monoposto di Formula 1 debbano utilizzare carburanti completamente privi di componenti fossili. Spetterà poi ai fornitori scegliere se adottare una formula sintetica – ottenuta dalla combinazione di idrogeno e CO₂ presenti nell’aria – oppure una derivata dalla biomassa. Per raggiungere la massima densità energetica e garantire un’accensione ottimale dei motori, vengono impiegate molecole specifiche, successivamente miscelate in laboratorio. Tuttavia, questi bioelementi ad alta tecnologia non sono ancora disponibili in quantità illimitate, costringendo i chimici a produrre artificialmente molti dei componenti necessari. Un processo che ha comportato un forte incremento dei costi di produzione per i partner, con prezzi che possono arrivare fino a 250 euro al litro.

Con il nuovo regolamento, il carburante diventerà un fattore chiave, il vero perno su cui si concentreranno motoristi e chimici per adattare al meglio le nuove miscele ai propulsori di prossima generazione. Più elevata sarà la densità energetica, minore sarà la quantità di carburante da imbarcare in gara: un peso inferiore che si traduce direttamente in maggiore velocità. La complessità aumenta ulteriormente perché i carburanti ricavati da biomassa non si atomizzano come quelli fossili e le catene molecolari devono bruciare con un ritmo estremamente preciso, senza impurità. Il reale vantaggio competitivo, dunque, potrebbe dipendere meno dal motore in sé e più dal carburante utilizzato.

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Si tratta di una sfida enorme anche per i fornitori, che – come rivelato da Auto Motor und Sport – sarebbero stati colti di sorpresa, tanto da richiedere e ottenere una proroga dalla FIA in vista dei test prestagionali. L’obiettivo è evitare l’obbligo di utilizzare miscele di carburante completamente omologate già durante i test. Di conseguenza, a Barcellona e in Bahrain alcune squadre potrebbero ancora impiegare combustibili fossili, permettendo ai fornitori di guadagnare ulteriore tempo per lo sviluppo del carburante che diventerà obbligatorio a partire dal primo Gran Premio della stagione, in Australia a inizio marzo. Questo carburante dovrà poi essere nuovamente sottoposto al processo di omologazione FIA.

Al momento non sono state confermate ufficialmente le voci secondo cui i produttori sarebbero in ritardo nella fornitura di quantità sufficienti di nuovo carburante per i test, ma un ulteriore indizio sembra avvalorare l’ipotesi della proroga. Sempre secondo AMuS, il processo di omologazione sarebbe talmente lungo e complesso che i delegati FIA non avrebbero ancora approvato tutte le miscele, facendo slittare le tempistiche di almeno un mese.

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