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Ci troviamo dinanzi a una nuova era per la Formula 1. La rivoluzione tecnica è pronta a fare il suo debutto a Melbourne questo weekend con il primo appuntamento stagionale, il Gran Premio d’Australia 2026. Ma non sarà un inizio facile per Aston Martin, che dovrà fare i conti con una situazione molto critica all’interno del proprio box. Da una parte l’ingegnoso progetto telaistico e aerodinamico dell’AMR26, la prima monoposto ideata da Adrian Newey, e dall’altra la power unit Honda. Un sodalizio che, per il momento, sa più di disastro che di vittoria.
L’obiettivo, fin dal suo approdo in squadra, di Lawrence Stroll è sempre stato quello di portare Aston Martin sul tetto della Formula 1. Un piano graduale ma rivoluzionario è stato messo in atto per migliorare ogni aspetto del team: dall’ampliamento della sede di Silverstone con una nuova galleria del vento all’ingaggio dei migliori tecnici del paddock. È qui che Stroll ha investito la maggior parte del budget, mettendo sotto contratto Adrian Newey, assunto come direttore tecnico e azionista, ora anche team principal con pieni poteri. Di fatto, Aston Martin è diventata un foglio bianco su cui il progettista più vincente della F1 può disegnare le sue magie con il suo iconico tratto a matita.
Al suo fianco c’è anche Enrico Cardile, ex direttore tecnico della Ferrari, arrivato a Silverstone soltanto lo scorso luglio. Con queste premesse era inevitabile che l’hype intorno ad Aston Martin per questo 2026, anno di una nuova rivoluzione tecnica, fosse alle stelle. Ma la realtà si è presto abbattuta sui sogni, macchiando le speranze di Lance Stroll e soprattutto di Fernando Alonso, ancora alla ricerca della 33ª vittoria a 44 anni.
La stagione ha avuto un inizio a rilento, con l’AMR26 scesa in pista per pochissimi chilometri soltanto nei giorni conclusivi dello shakedown collettivo di Barcellona. Un ritardo e un bilancio negativo che il team sperava di ribaltare in Bahrain. Le due settimane di test a Sakhir, però, non sono state clementi: il lavoro è stato ridotto e frammentato. Culmine di questa situazione è il motore Honda, che non riesce a integrarsi con il telaio, il cambio e l’aerodinamica della monoposto. È sulla perfetta integrazione di questi elementi che si gioca la lotta al titolo per la Formula 1 2026. Dunque, tutto in salita per Aston Martin, che nell’ultimo giorno di test non ha praticamente girato a causa dell’esaurimento delle batterie di riserva, effettuando soltanto sei giri di installazione.
Dal team di Silverstone è trapelato che l’inedito progetto di Adrian Newey non avrebbe nulla a che fare con questo rovinoso gap prestazionale, quantificato da Lance Stroll in circa 4-4,5 decimi di distacco dai top team. Il problema risiederebbe esclusivamente nel motore Honda, che ha avviato in ritardo rispetto agli altri motoristi lo sviluppo del propulsore 2026, dopo aver inizialmente deciso di lasciare la Formula 1 quando Red Bull Racing ha firmato con Ford. Honda, però, non intende assumersi tutta la responsabilità di questa situazione, perché il problema non sarebbe frutto soltanto del ritardo nello sviluppo.
I media giapponesi hanno parlato con la Casa di Sakura, che ha spiegato come le vibrazioni eccessive provenienti dal motore V6 continuino a danneggiare la batteria. “Le vibrazioni anomale osservate durante i test hanno causato danni al sistema della batteria, che è stato il motivo principale dell’interruzione”, ha affermato Ikuo Takeishi, responsabile del reparto corse a quattro ruote della HRC, all’edizione giapponese di Motorsport.com, riferendosi al quinto giorno abbreviato di Alonso in Bahrain.
“Abbiamo fermato l’auto perché ritenevamo che non dovesse continuare a funzionare in quello stato. Non perché un incidente fosse imminente, ma perché era pericoloso. Il reparto PU sta indagando sulla causa e lavorando alle contromisure, implementando contemporaneamente misure sul lato telaio. Stiamo utilizzando la batteria di Sakura su un banco di prova con la monoscocca montata, applicando diverse contromisure e conducendo analisi approfondite sulle vibrazioni”.
Takeishi ha sottolineato che è troppo presto per stabilire se esista un problema strutturale nella progettazione della batteria. Preoccupa, tuttavia, il fatto che a generare le vibrazioni non sia un solo elemento ma più componenti che potrebbero riguardare anche il cambio, rendendo più complessa la risoluzione di un problema che Newey avrebbe già stimato in quasi un anno di lavoro.
“Le vibrazioni hanno danneggiato la batteria, quindi non possiamo dire se il problema sia la batteria stessa – ha proseguito Takeishi –. Potrebbe essere la zona in cui è fissato il pacco batteria a vibrare all’interno della vettura. Se fosse stato previsto, avremmo apportato ulteriori modifiche. Sospetto che ci troviamo di fronte a una situazione complessa: più componenti interagiscono tra loro generando la vibrazione. Non è chiaro se intervenire su un solo elemento risolverà il problema, quindi non possiamo escludere che la situazione si prolunghi. Detto questo, sono assolutamente determinato a risolvere il problema il più rapidamente possibile”. Tutto ciò potrebbe tradursi in un’Aston Martin costretta a iniziare la stagione 2026 nelle retrovie. “Il mio obiettivo è ridurre le vibrazioni prima dell’inizio della stagione, ma anche portare la vettura in condizioni competitive prima di Suzuka”, ha ammesso Takeishi.
Anche se con filosofie di lavoro differenti – come sottolineato da Mike Krack – Honda e Aston Martin vogliono collaborare fianco a fianco per risollevare le sorti di una partnership iniziata, finora, nel peggiore dei modi. “I recenti test pre-stagionali a Barcellona e in Bahrain sono stati, francamente, estremamente impegnativi per noi”, ha dichiarato Koji Watanabe, capo di HRC. “Non abbiamo raggiunto i livelli di prestazione previsti e sono emerse problematiche complesse. Tuttavia, questi test sono stati cruciali perché ci hanno permesso di individuare le criticità. Potrebbero esserci responsabilità da entrambe le parti, ma puntiamo a una partnership a lungo termine e siamo uniti nel voler risolvere le questioni come un unico team. Ho avuto colloqui molto positivi con il presidente Lawrence Stroll e con Adrian Newey su come affrontare la situazione. Con l’inizio della stagione alle porte, faremo tutto il possibile per essere pronti a gareggiare in Australia. I piloti sono comprensibilmente frustrati, ma possiamo risolvere il problema solo migliorando le prestazioni”.
In questo scenario già complesso, non è nemmeno scontato che Aston Martin riesca a superare lo scoglio della regola del 107% in qualifica a Melbourne. Se il gap stimato attorno ai quattro decimi dovesse trasformarsi in un distacco ben più ampio in condizioni reali, il rischio teorico sarebbe quello di non rientrare entro il 107% del miglior tempo del Q1. Un’eventualità estrema, certo, ma non del tutto irrealistica alla luce dei problemi di integrazione tra power unit e telaio che hanno limitato pesantemente il lavoro nei test. In quel caso, la partecipazione alla gara dipenderebbe dalla discrezionalità dei commissari, che potrebbero concedere una deroga solo in presenza di evidenze concrete sul passo mostrato nelle prove libere. Sarebbe uno scenario impensabile fino a poche settimane fa, ma che oggi racconta con chiarezza la profondità della crisi tecnica che sta accompagnando l’avvio della nuova era 2026.
E anche qualora riuscisse a qualificarsi, non è detto che il motore Honda, nelle condizioni attuali, riesca a sopportare queste sollecitazioni per l’intera distanza di gara, con il rischio concreto di costringere Alonso e Stroll al ritiro o addirittura di impedire loro di prendere parte alla corsa dopo il giro di formazione.