Ferrari Luce divide il mondo del design: un ex NIO e GWM la boccia senza mezzi termini

Ferrari Luce divide il mondo del design: un ex NIO e GWM la boccia senza mezzi termini
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Il designer automobilistico Alexey Semenov, con esperienza in NIO, GWM e Fisker, analizza criticamente la Ferrari Luce, prima elettrica del Cavallino Rampante. Secondo l’esperto, il modello soffre di problemi di proporzioni, identità e linguaggio stilistico, rappresentando una “occasione mancata” per Ferrari nel segmento delle EV di lusso
3 giugno 2026

La Ferrari Luce, prima vettura elettrica del marchio di Maranello, continua a far discutere. Dopo la presentazione ufficiale e le prime reazioni contrastanti, il dibattito si è spostato dal piano emotivo a quello tecnico e progettuale. A intervenire ora è Alexey Semenov, ex designer per NIO, Great Wall Motors (GWM), Subaru e Fisker, che ha offerto una lettura critica approfondita del linguaggio stilistico della vettura. Diversi designer e analisti hanno infatti sottolineato come la Luce rappresenti una rottura netta con il DNA storico Ferrari, sia per impostazione estetica che per filosofia progettuale.

Secondo Semenov, il principale limite della Ferrari Luce risiede nella gestione delle proporzioni. Il modello appare “troppo alto, stretto e corto” rispetto ai canoni tradizionali del marchio, creando una sensazione di compressione visiva difficile da armonizzare. Questo aspetto è particolarmente rilevante nel segmento delle super-EV, dove le architetture skateboard consentono grande libertà progettuale ma impongono anche nuove sfide estetiche. Anche altre fonti tecniche confermano come la Luce utilizzi una piattaforma elettrica dedicata a 880V con batteria strutturale da 122 kWh, elementi che influenzano inevitabilmente il volume della carrozzeria e il posizionamento delle masse. A rendere ancora più evidente la criticità, secondo il designer, è la mancanza di un equilibrio visivo tra superfici e tensioni aerodinamiche. Il risultato è un’auto che, pur tecnologicamente avanzata, fatica a comunicare quella “tensione emotiva” tipica delle Ferrari termiche.

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Ruote, identità e linguaggio stilistico: il nodo dell’“effetto Ferrari”

Uno dei punti più controversi evidenziati riguarda il design dei cerchi. La Ferrari Luce adotta configurazioni estremamente grandi — fino a 23 e 24 pollici — ma, secondo Semenov, il risultato finale non valorizza la presenza su strada, anzi rischia di far apparire le ruote “sottodimensionate” rispetto alla massa complessiva della vettura. Questo si inserisce in una critica più ampia già sollevata da altri designer internazionali, che parlano di un linguaggio estetico più vicino all’industrial design digitale che alla tradizione del design automobilistico italiano, storicamente influenzato da Pininfarina e dal Centro Stile Ferrari. Anche il coinvolgimento di LoveFrom, lo studio di Jony Ive e Marc Newson, viene letto da molti esperti come un cambio di paradigma: la Luce sembra adottare una grammatica visiva “pulita”, quasi minimalista, che privilegia la coerenza di prodotto rispetto alla carica emotiva. Alcuni analisti hanno definito questa scelta “coerente ma fredda”, sottolineando una perdita di identità semiotica del marchio.

Nonostante le critiche, la Ferrari Luce rimane un progetto tecnologicamente estremamente avanzato. Le indiscrezioni e le informazioni tecniche confermano un powertrain quad-motore da oltre 1.000 CV, architettura elettrica a 800V, accelerazione 0-100 km/h in circa 2,5 secondi e autonomia superiore ai 500 km nelle versioni più efficienti. Tuttavia, il punto sollevato da Semenov e da altri designer non riguarda le prestazioni, bensì l’identità del marchio. La domanda centrale è se una Ferrari elettrica debba evolversi seguendo i principi dell’industrial design contemporaneo oppure mantenere una continuità emotiva con la tradizione del brand. Secondo il designer ex NIO e GWM, la Luce rappresenta “una convergenza incompleta tra due mondi”, dove il linguaggio dell’auto e quello del prodotto digitale non si fondono in modo armonico. Un giudizio che riflette un dibattito più ampio nel settore automotive: come mantenere il carattere dei marchi storici nell’era dell’elettrificazione.

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