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Siamo all’alba di una nuova Formula 1, completamente diversa rispetto a quella che abbiamo conosciuto negli ultimi anni. Una rivoluzione totale che riguarderà ogni aspetto della vettura: non solo l’esterno, con telaio e aerodinamica profondamente rivisti, ma soprattutto l’interno. Un motore completamente nuovo debutterà a fine mese durante la Shakedown Week di Barcellona: un banco di prova per tutti, ma soprattutto per la Red Bull, che esordirà come motorista con il supporto di Ford.
Questo viaggio inedito è iniziato diversi anni fa ed è ora pronto a entrare nella sua fase centrale, con la rivelazione al mondo di tutto il lavoro svolto nel silenzio di Milton Keynes. Parliamo di una vettura che, per la prima volta nella storia della Red Bull, monterà un motore proprio, realizzato con il supporto di Ford. Una scelta dettata anche dal salto nel vuoto che attende l’intera Formula 1 con il nuovo regolamento tecnico, che debutterà tra due settimane nella sessione di test – blindatissima anche per la stampa – in programma a Barcellona. Lì vedremo per la prima volta la monoposto, la prima creata sotto l’egemonia di Laurent Mekies, considerando che domani, 15 gennaio, a Detroit, presso la sede Ford, verrà svelata soltanto la livrea.
La vera attesa è dunque rimandata ai test e all’evoluzione che la futura vettura di Max Verstappen e Isack Hadjar avrà fino al primo Gran Premio dell’anno, in Australia. Solo allora inizieranno a delinearsi i reali valori in campo: prima sarà difficile trarre conclusioni sulla bontà del progetto firmato da Pierre Waché. A fare la differenza sarà soprattutto il motore sviluppato con Ford e la gestione dell’energia. Gli occhi sono puntati sulla power unit anche per la controversia legata al rapporto di compressione del motore a combustione interna. Una zona grigia, infatti, sarebbe stata individuata dalla Mercedes e, in misura minore, dalla Red Bull, che potrebbe così beneficiare di un vantaggio prestazionale significativo nel corso della stagione.
Secondo Mark Rushbrook, direttore globale di Ford, questo possibile punto di forza non si tradurrà necessariamente in un immediato vantaggio in termini di velocità in pista. “Vedremo. Ci sono così tanti elementi necessari per il successo – ha dichiarato a Marca –: un’auto fantastica, un motore che funzioni bene sia dal punto di vista termico sia da quello elettrico, l’affidabilità, la calibrazione… avere un vantaggio in un’area non significa averlo in tutte. Ci sono molte opportunità e bisogna far funzionare l’intero motore all’unisono”.
Come sottolineato dallo stesso Rushbrook, il progetto ha avuto un respiro molto ampio per Ford, andando ben oltre una semplice partnership tecnica con Red Bull Powertrains. Inizialmente, infatti, il costruttore americano avrebbe dovuto fornire supporto soltanto per l’elemento batteria della power unit. “Quando siamo arrivati, abbiamo detto che Ford voleva concentrarsi sul lato elettrico, ed è lì che abbiamo indirizzato la nostra attenzione. Ma oltre a questo, siamo riusciti a mettere a frutto la nostra competenza nei controlli e nella calibrazione per integrare il motore a combustione con l’elettrificazione. Produciamo anche alcuni componenti presso le nostre strutture, inclusi elementi per il motore a combustione. La direzione resta a Milton Keynes, ma abbiamo messo a disposizione tutte le risorse possibili”.