Max Verstappen e il futuro da team principal: “Ecco cosa non farei mai in Formula 1”

Max Verstappen e il futuro da team principal: “Ecco cosa non farei mai in Formula 1”
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Max Verstappen guarda già oltre la carriera da pilota e immagina il suo futuro da team principal. Dalla gestione dei piloti alle dinamiche interne di squadra, l’olandese spiega con chiarezza cosa eviterebbe assolutamente in Formula 1 e perché l’equilibrio conta più dei grandi nomi
11 gennaio 2026

Il conto alla rovescia per vedere in pista le prime monoposto della nuova era tecnica della Formula 1 scorre rapidamente. Le piste tacciono ancora, mentre nelle fabbriche il lavoro procede a ritmi forsennati, con i piloti costantemente impegnati al simulatore. Non sarà sicuramente un problema per Max Verstappen che – come documentato da RedLine, il suo team di sim racing – ha trascorso gran parte della pausa invernale virtualmente al volante. A questi impegni ha aggiunto anche la gestione del programma GTWC di Verstappen.com, una prova concreta di quello che un giorno potrebbe essere il suo futuro una volta appeso il casco al chiodo: guidare una squadra.

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Parlando del suo futuro in Red Bull, il quattro volte campione del mondo è stato molto chiaro. Un fattore determinante saranno anche le aspettative al momento del suo ritiro. Per ora, all’impegno in pista con la squadra di Milton Keynes – che si appresta a debuttare con Ford come motorista – Verstappen ha affiancato il mondo GT. Lo dimostra la sua partecipazione alla prima gara ufficiale all’Inferno Verde, in attesa di una possibile presenza alla 24 Ore del Nürburgring. L’olandese vuole seguire più da vicino, per quanto il calendario di Formula 1 glielo consenta, il programma di Verstappen.com. Non a caso, prima di scegliere la vettura da utilizzare nel 2026, ha voluto testare in pista la Mercedes AMG GT3 che vestirà i colori della sua squadra nel GT World Challenge Europe. Un modo per prendere confidenza con quello che un giorno potrebbe diventare il suo ruolo: team principal.

Se questo piano dovesse concretizzarsi, Verstappen ha già chiarito cosa sicuramente non farebbe. Secondo lui, mettere insieme due piloti top o due profili inesperti potrebbe rivelarsi deleterio; meglio optare per una coppia più equilibrata, composta da un debuttante e un pilota esperto. L’esempio utilizzato è quello di Audi, che ha debuttato pochi giorni fa a Barcellona con la monoposto della nuova era tecnica, schierando un rookie come Gabriel Bortoleto e un veterano come Nico Hülkenberg, due profili in grado di completarsi a vicenda.

Non è l’ideale – ha dichiarato Verstappen al podcast Pelas Pistas, dove era presente anche Bortoleto, riferendosi alla possibilità di avere due giovani talenti nella stessa line-up –. Basta guardare alle migliori partnership del passato per capire come si vincono i campionati, sia per i team sia per i piloti”.

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“Anche per una squadra, penso che lo stress non sia sempre ciò che si desidera, e quando si ha la stessa età diventa complicato”, ha aggiunto Verstappen, ricorrendo a una similitudine calcistica. “So che può sembrare strano, perché sono un tifoso del Barcellona, ma il Real Madrid fa un ottimo lavoro: ha un undici titolare fortissimo, ma si assicura che i giocatori più esperti vengano subito affiancati e poi sostituiti da giovani talenti pronti a colmare il vuoto”.

“È quello che andrebbe fatto anche in Formula 1: avere un pilota più anziano, al suo apice o vicino a superarlo, e affiancargli subito qualcuno pronto a subentrare, così da evitare passi indietro come squadra”. Non è ideale neppure schierare due piloti top: “Cercheranno sempre di mettersi d’accordo e, anche se all’inizio la squadra avrà successo, alla lunga finirà per sfaldarsi. Credo che vedremo presto qualcosa di simile anche in Formula 1, considerando lo scenario attuale”. Non a caso Red Bull ha sempre adottato la filosofia della singola punta – Max Verstappen – affiancandogli un pilota esperto come Sergio Pérez o un profilo in fase di sviluppo, come accadrà quest’anno con Isack Hadjar, chiamato a raccogliere l’eredità di Yuki Tsunoda.

Sul perché evitare due piloti di punta insieme, Verstappen ha aggiunto: “Mi preoccupa soprattutto la lotta interna e il conseguente via vai di persone. Quando il caos coinvolge figure chiave, si crea un garage a due facce. A un certo punto, indipendentemente dai successi, tutto questo finisce per dividere la squadra. Puoi reggere un anno, forse due, ma non è sostenibile. Se non lotti per i titoli il problema è minore, ma quando sei in corsa per il campionato emerge il vero volto delle persone. È durissimo e, se fossi a capo di una squadra, non correrei mai un rischio del genere”. Di esempi in Formula 1 ce ne sono molti: senza andare troppo indietro nel tempo, basta pensare alla frattura in casa Mercedes tra Nico Rosberg e Lewis Hamilton.

Ma quale sarebbe la coppia ideale se Verstappen potesse scegliere tra tutti i piloti della storia del Circus? “Potrebbe sembrare controverso, ma se facessi guidare la vettura attuale a molti campioni del passato, probabilmente farebbero fatica. Gli sport evolvono, diventano sempre più professionali, ed è per questo che trovo giusto lasciare i grandi nella loro epoca. Erano i migliori con le conoscenze e i mezzi di quel tempo. Per questo trovo ingiusto quando mi chiedono chi sia il più grande di sempre: per me è impossibile rispondere, ogni generazione ha avuto il suo riferimento”.

L’olandese ha però ammesso che ci sono momenti del passato che avrebbe voluto osservare più da vicino. “Sarebbe interessante vedere come alcuni piloti lavoravano nel loro contesto ideale. Ad esempio, sarebbe fantastico osservare Michael Schumacher ai tempi della Ferrari, capire come si rapportava con il team e se ci fosse qualcosa da imparare. Allo stesso tempo, potresti chiederti se avresti voluto far parte della McLaren quando Ayrton Senna litigava con Alain Prost. Probabilmente no, ma vincevano e dominavano, quindi impari. Ed è questo che rende tutto molto interessante”, ha chiosato Verstappen.

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