Formula 1 2026: perché la stagione sarà una maratona e non uno sprint

Formula 1 2026: perché la stagione sarà una maratona e non uno sprint
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I valori in campo che vedremo all'inizio della stagione 2026 di Formula 1 potrebbero essere ribaltati. E la convergenza tecnica è solo una parte dell'equazione
9 gennaio 2026

La stagione 2026 di Formula 1 non sarà uno sprint, ma una maratona. E non è detto che le scuderie più efficaci all’inizio del campionato lo siano al termine delle 24 gare in calendario. Con una power unit totalmente rinnovata, in molti temono lo spauracchio di un nuovo 2014, anno in cui la Mercedes fu in grado di iniziare un ciclo vittorioso lunghissimo grazie al suo efficacissimo motore. Ma molti addetti ai lavori non sono di questo avviso, soprattutto perché il motore è solo una parte dell’equazione.

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“Sicuramente se qualcuno dovesse avere un vantaggio di un secondo sulla concorrenza in una determinata area, sarebbe un vero punto di forza per i successivi quattro anni – ha spiegato recentemente il team principal della Ferrari, Fred Vasseur -. Ma io mi aspetto una stagione in stile 2022. Non è detto che chi sarà davanti a inizio anno lo sia anche nel 2027”. Nel 2022 fu proprio la Ferrari a iniziare con un piglio arrembante, creando l’illusione di una lotta mondiale destinata a spegnersi nel corso dell’estate, con l’emergere della corazzata Red Bull. E le fortune alterne dei due team illustrano delle tendenze che potremmo rivedere anche quest’anno.

All’inizio della stagione 2026 potrebbero emergere le scuderie con un progetto più maturo rispetto alla concorrenza. Sappiamo bene come alcuni team abbiano deciso di sacrificare parzialmente o totalmente il 2025 per concentrarsi sul nuovo ciclo tecnico. È il caso di Williams e Alpine, che hanno mollato il colpo addirittura prima dell’inizio della stagione. E in minor parte della stessa Ferrari, che, per ammissione di Vasseur, ha deciso di interrompere lo sviluppo aerodinamico della SF-25 ad aprile, a tutto vantaggio del progetto 2026.

Disegno: Gabriele Pirovano
Disegno: Gabriele Pirovano

Come illustra il caso della Ferrari nel 2022, il fatto di risultare efficaci a inizio anno con un progetto maturo non necessariamente vuol dire che i margini di sviluppo siano ampi. E poi nel 2026 ci sarà un fattore chiave da non sottovalutare. Parliamo del peso minimo. Le monoposto 2026 hanno subito una cura dimagrante che le porterà a quota 726 kg in qualifica e 724 kg in gara, ruote escluse.

Conti alla mano, si tratta di una riduzione di circa 65 kg rispetto alle vetture precedenti, se si tiene conto del fatto che la power unit pesa 34 kg in più. Le indiscrezioni nel paddock raccontano di vetture che a inizio anno difficilmente arriveranno al peso minimo, con un handicap destinato ad avere una doppia faccia. Non solo un maggior peso implica prestazioni peggiori, ma va anche a inficiare l’efficienza della power unit, con consumi più alti.

Una monoposto pachidermica, poi, rende impossibile ai team usare la zavorra per ripartire in maniera più efficace i pesi. Ne sa qualcosa la Red Bull, che a inizio 2022 era ben lontana dal peso minimo prescritto dal regolamento. Solo dopo una cura dimagrante intensiva, la RB18 fu in grado di trasformarsi nella vettura puntata all’anteriore capace di sposarsi alla perfezione con il peculiare stile di guida di Max Verstappen, con buona pace di Sergio Perez, risultato più efficace con la versione sottosterzante di inizio anno.

Chi dovesse essere virtuoso con il peso – come fu per l’Alfa Romeo nel 2022 – potrebbe avere un vantaggio iniziale duplice, visto l’influsso di questo fattore sui consumi di energia. Ma bisogna aspettarsi una rapida evoluzione dei valori in campo, con aggiornamenti che non tarderanno a influenzare le gerarchie. E la corsa allo sviluppo dovrà tenere conto di un fattore di non poco conto. “La motivazione per portare un aggiornamento o meno non sarà legata alle ore in galleria del vento, ma al budget cap”, ha riflettuto Vasseur.

“Dovremo essere intelligenti e sfruttare al meglio l’allocazione per lo sviluppo. Portare quattro o cinque upgrade nelle prime gare dell’anno, magari spedendo un fondo in Cina o in Giappone, comporterebbe bruciarsi la metà del budget per lo sviluppo. Potremmo invece lavorare in galleria del vento per portare novità quando torneremo in Bahrain”. Anche la logistica, insomma, influenzerà l’andamento di una stagione che si preannuncia piena di colpi di scena. Con la consapevolezza che quello che vedremo nei test racconterà solo una piccola parte della storia.

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