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Le due settimane di test prestagionali in Bahrain si sono concluse. Un primo assaggio in condizioni ottimali per i piloti a bordo delle vetture nate sotto il nuovo regolamento tecnico di Formula 1. I dubbi in vista del 2026 sono ancora tanti perché a Sakhir si è trattato solo di test, dove capire il reale livello di performance – come hanno ribadito a più riprese i diretti interessati – è pressoché impossibile. Ma la pista ha già iniziato a fornire alcune risposte che fanno ben sperare il box Ferrari. La SF-26 ha infatti evidenziato come gli sprazzi di costanza e velocità di Charles Leclerc e Lewis Hamilton non siano frutto del caso, bensì di un progetto dalle basi solide.
Sono solo test, questo è chiaro. Ma dalle prestazioni osservate in questi sei giorni – e ancor prima nello shakedown collettivo di Barcellona – non sembrano semplici abbagli in attesa dell’alba australiana. Tutte le squadre hanno svolto programmi diversificati per comprendere a fondo i rispettivi progetti e interpretare la nuova era tecnica della Formula 1. E nel paddock il ruolo di favorito è stato più volte rimpallato per mescolare le carte. Alla pista, però, non si può mentire. E la Scuderia di Maranello, che secondo Frédéric Vasseur in un primo momento stava passando quasi inosservata, ha lasciato il Bahrain con indicazioni molto positive. Una solidità progettuale che si sposa con l’avanguardia di alcune soluzioni varate dal gruppo tecnico guidato da Loïc Serra e con un motore che potrebbe davvero fare la differenza nelle procedure di partenza, come visto nelle simulazioni.
Il paddock di Sakhir è rimasto piacevolmente impressionato non solo dalle prestazioni velocistiche, ma soprattutto dalle novità tecniche introdotte sulla SF-26. Parliamo di soluzioni inedite, originali e innovative. E soprattutto difficilmente replicabili. Con un nuovo regolamento è normale che le squadre esplorino strade differenti per poi convergere verso concetti simili, ma quella testata dalla Ferrari non è apparsa come un semplice esperimento: sembra piuttosto un tassello di un puzzle molto più complesso che difficilmente gli avversari riusciranno a ricostruire in breve tempo.
A impressionare nel corso del secondo giorno di test è stata sicuramente l’ala posteriore che Lewis Hamilton ha provato per soli cinque giri, caratterizzata da flap mobili in grado di ruotare su se stessi fino a 270 gradi. “Pensavo fosse rotta”, ha ammesso Oliver Bearman osservandola in azione. In realtà, la Rossa ha sperimentato qualcosa di estremamente innovativo che, però, non è detto che rivedremo in pista a breve.
Alla Ferrari servivano dati fondamentali per comprenderne il funzionamento e verificare la correlazione con il simulatore e l'analisi CFD. Ora il lavoro sarà quello di affinare un progetto ancora acerbo che potrebbe influenzare in maniera significativa il futuro dell’aerodinamica in Formula 1. E per avere già pronta a Maranello un’ala così sofisticata, il progetto potrebbe non essere poi così “nuovo” come Vasseur e compagnia vogliono far pensare.
Non si tratta invece di un semplice test la soluzione degli scarichi soffiati. Nella seconda settimana, dietro lo scarico motore della SF-26 è apparso un flap inedito pensato per sfruttare diversamente i gas di scarico e generare carico aerodinamico. Una soluzione che prova a compensare i numerosi punti di carico persi con il nuovo regolamento.
Si tratta di un concetto che nessun altro progettista ha mostrato finora e che sarà difficilmente replicabile: la monoposto Ferrari è stata infatti concepita fin dalle fondamenta – dal telaio ai componenti interni – per integrare questo elemento.
Un altro segreto emerso a Sakhir riguarda il motore. Fin dalla prima settimana il paddock è stato scosso dalla delicata questione delle partenze. Diversi piloti, così come Andrea Stella, hanno sollevato dubbi sul fronte sicurezza. “Una ricetta per il disastro”, ha dichiarato Oscar Piastri riferendosi alle difficoltà riscontrate – comuni ai motorizzati Mercedes – nel rendere la power unit pronta allo spegnimento dei semafori.
Quando i piloti parlano di sicurezza, è inevitabile che la FIA intervenga. Una prima soluzione è stata introdotta modificando la procedura di partenza, con un pannello blu che segnala i cinque secondi prima del via. Ma ciò non ha risolto completamente i problemi dei motori Mercedes che, come visto soprattutto in casa McLaren, nelle simulazioni hanno accusato evidenti stallamenti. Ora la Federazione ha due settimane per valutare eventuali interventi in vista di Melbourne, così da garantire sicurezza a tutti i motoristi, da Mercedes a Honda, passando per Red Bull-Ford e Audi.
Chi però non sembra avere problemi è la Ferrari. Né la SF-26 né le vetture Haas e Cadillac equipaggiate con power unit di Maranello hanno accusato ritardi o stallamenti. Anzi. Nella simulazione del penultimo giorno Lewis Hamilton è riuscito a scattare come una fionda dalla metà-bassa classifica, ritrovandosi già al comando in curva 1 mentre gli altri perdevano terreno.
Un vantaggio legato al motore, con un turbo molto più piccolo, e alle mappature utilizzate nelle fasi di pre-partenza, che potrebbero fare una differenza enorme nella stagione 2026 di Formula 1.