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Abbiamo passato sei giorni in Bahrain per i test prestagionali della Formula 1, potendo osservare da vicino le monoposto 2026 e raccogliendo pareri di piloti, team principal e addetti ai lavori, oltre ad aver sbirciato nei box dalla pitlane. E ora è arrivato il momento di tirare le somme, stilando la classifica dello stato di forma delle scuderie ad oggi, dalla peggiore alla migliore. Eccola.
Il fanalino di coda della classifica non stupisce granché. Cadillac, il nuovo team sullo schieramento della Formula 1, ha davanti a sé un compito dall’enorme portata. Questa scuderia 12 mesi fa non esisteva, eppure è riuscita a schierarsi nei test già a Barcellona, a differenza di qualcun altro. C’è molto di americano in questo team, anche nel modo in cui è assemblata la vettura. Una monoposto, quella di Valtteri Bottas e Sergio Perez, che può contare sull’affidabile motore Ferrari, in grado di garantire anche partenze brucianti. La Cadillac non ha girato moltissimo, ma ha comunque fatto meglio in termini di chilometraggio rispetto alla sorpresa negativa dei collaudi, la prossima in classifica.
Abbiamo deciso di non relegare l’Aston Martin all’ultimo posto della classifica dei test solo perché ci è difficile immaginarla alle spalle della Cadillac in termini di pura performance. Ma in Bahrain la scuderia di Silverstone è stata disastrosa. Non solo è il team che ha girato meno, ma la AMR26 è chiaramente una monoposto deficitaria, da ogni punto di vista. Nel corso dei test, nel paddock serpeggiavano voci catastrofiche sul motore Honda, e bastava dare un’occhiata alle espressioni dei tecnici di Sakura ai box per capire l’entità dei problemi. Come se non bastasse, la macchina non è nemmeno efficace dal punto di vista aerodinamico. E se certe soluzioni audaci firmate Adrian Newey – vedi le sospensioni – fossero da scartare, bisognerebbe pure intervenire sul telaio. Peggio di così non poteva andare, per un team che aveva ambizioni brucianti e si troverà secondi indietro rispetto alla concorrenza, per la disperazione di Fernando Alonso e Lance Stroll. Ha dato in escandescenze pure quest’ultimo, il che è tutto dire.
Pur avendo sacrificato completamente la stagione 2025 – lo sviluppo della FW47 è stato addirittura congelato a gennaio dello scorso anno – la Williams si è trovata in grandissimo affanno nell’avvicinamento al nuovo regolamento tecnico. Aver saltato completamente i test di Barcellona ha impedito al team di Grove di raccogliere dati utili, e i test dinamici al banco non hanno sopperito a questa mancanza. La Williams si è così trovata a inseguire le avversarie, con un programma serrato che ha avuto le sue battute di arresto. La Williams alla fine dello scorso ciclo tecnico era il team di riferimento a centro classifica. Ma nonostante il performante motore Mercedes a disposizione di Carlos Sainz e Alex Albon, replicare il quinto posto del 2025 sembra un miraggio, con una FW48 il cui sovrappeso, anche se non quantificato, è evidente.
In casa Audi si respira un clima di soddisfazione, e non è difficile capire il perché. La R26 - con il suo sound arrabbiatissimo così caratteristico, immediatamente riconoscibile in pitlane e gli aggiornamenti portati a Sakhir - ha avuto i suoi problemi di gioventù, ma il lavoro sembra procedere nella direzione giusta. Che Audi potesse trovarsi nelle propaggini meno nobili della classifica era ampiamente preventivabile. La casa dei Quattro anelli ha messo le mani avanti da tempo, indicando il 2030 come orizzonte temporale per la vittoria. Ma il buon numero di giri messo a segno e il programma portato avanti con una certa convinzione fanno capire come l’approccio al lavoro sia efficace, pur con tutte le difficoltà di un progetto che si trova ancora nella più tenera infanzia.
La Racing Bulls si trova in una terra di mezzo tra i team di centro classifica in difficoltà e chi, invece, sembra aver imbroccato la strada giusta. La scuderia di Faenza può contare sulla power unit firmata Red Bull con badge Ford, ma ha dovuto scontare il prezzo di un’integrazione con la monoposto più complessa di quanto non lo sia stato per il team ora diventato costruttore. A differenza della RB22, la VCARB-03 è apparsa piuttosto scomposta all’atto di quelle scalate fino alla prima marcia che sembrano un bizzarro marchio di fabbrica del nuovo ciclo tecnico della Formula 1. La buona notizia per la Racing Bulls è rappresentata dal buon chilometraggio espresso in Bahrain, con un maggior numero di giri colti rispetto alla Red Bull.
Che l’Alpine abbia compiuto un notevole salto di qualità rispetto al 2025 è evidente, così come lo è il motivo principale di questi progressi. L’adozione del performante motore Mercedes si traduce in una differenza sostanziale rispetto alle difficoltà riscontrate in passato con quello che era per distacco il propulsore meno efficace in griglia, la power unit Renault. Qualcuno ha persino definito la A526 una “baby Mercedes”, non per le soluzioni tecniche, ma per l’apporto dato dalla power unit. La monoposto di Pierre Gasly e Franco Colapinto è risultata discreta, per quanto leggermente sottosterzante, e sicuramente più convincente rispetto alla sua disastrosa progenitrice.
Il team di centro classifica più convincente è indubbiamente la Haas, forte di un chilometraggio poderoso. La scuderia americana si è installata al secondo posto della classifica dei team più prolifici in termini di giri percorsi, battendo persino la Ferrari, di cui monta il propulsore. Proprio l’affidabile power unit prodotta a Maranello è l’ancora di un progetto solido, che si è tradotto in una monoposto tutt’altro che imprevedibile in pista. È un ottimo punto di partenza per Esteban Ocon e Ollie Bearman, che potranno contare anche sull’efficacia del turbo Ferrari allo start. Ma anche la Haas, la regina del prestagione a centro classifica, sconta un ritardo quantificabile sull’ordine dei secondi al giro sui top team.
La scuderia che ha concluso come vincente l’epoca dell’effetto suolo della F1 sembra destinata a un ruolo da comprimaria nel nuovo ciclo tecnico, quantomeno inizialmente. La McLaren sconta il fatto di essere l’unica scuderia di punta a non montare una power unit proprietaria. Un dettaglio non da poco, che ha reso meno lineare l’integrazione tra il motore Mercedes e la monoposto. La MCL40 è anche sovrappeso, un handicap che impedirà alla scuderia di Woking di poter giocare con la zavorra per ottimizzare il pacchetto. C’è anche un altro nodo da sciogliere, legato alle partenze. Anche dopo la modifica della procedura da parte della FIA, Lando Norris e Oscar Piastri hanno visibilmente faticato. Ma per capire il vero potenziale della McLaren bisognerà vedere la specifica del motore Mercedes per Melbourne.
C’è un motivo se tutti nel paddock indicano la Red Bull come la sorpresa positiva della fase prestagionale 2026 della Formula 1. Sviluppare una power unit in-house non era un compito semplice, anche a fronte della massiccia campagna acquisti portata avanti a suo tempo per assicurarsi tecnici di grande esperienza. Possiamo immaginarci un Christian Horner sorridente, nella sua magione immersa nelle campagne inglesi. Ne avrebbe ben donde: questa è la sua creatura. La Red Bull è stata additata da molti – non senza fini politici – come il punto di riferimento a inizio test, soprattutto per la capacità di erogare l’energia sul dritto. Ma Ferrari e Mercedes sembrano superiori, pur se la RB22 con Max Verstappen è sembrata molto docile, anche nelle scalate fino alla prima marcia.
Se dovessimo scegliere un aggettivo per definire l’avvicinamento della Ferrari alla stagione 2026 di Formula 1, useremmo sereno. La scuderia di Maranello ha voluto stare lontana dai proclami, ma a parlare per lei hanno pensato l’affidabilità della power unit nata sotto il coordinamento di Enrico Gualtieri e alcune chicche aerodinamiche degne di nota, come il flap dell’ala posteriore in grado di girarsi a 270° e di far di conseguenza girare la testa ad avversari e addetti ai lavori. Nell’ultima giornata di test, la Ferrari ha scelto di non nascondersi, stampando un tempo notevole con Charles Leclerc su C4. Ma ciò che conta davvero è la solidità di un progetto che sembra avere tante qualità, dalla forza in partenza all’efficacia nell’uscita di curva. E che ha visto superare alcune limitazioni in corsa, come l’instabilità al posteriore.
La Mercedes ha cercato in tutti i modi di distogliere l’attenzione catalizzata nel corso dell’inverno rifuggendo il ruolo di punto di riferimento. Ma la scuderia di Brackley resta la scuderia top in questa fase prestagionale 2026. Che la Mercedes fosse sulla buona strada lo si era capito già a Barcellona, occasione in cui il team è riuscito a eseguire il programma previsto senza fare un plissé. Qualche problemino tecnico in Bahrain c’è stato, ma i dati dei long run – per quanto da prendere con le pinze, come al solito – sono assolutamente incoraggianti. Se dovessimo indicare una favorita per Melbourne, faremmo il nome della Mercedes, con George Russell e Andrea Kimi Antonelli pronti a dire la loro.