F1 2026, Piastri lancia l’allarme: “22 auto con questi nuovi motori? Una ricetta per il disastro al via”

F1 2026, Piastri lancia l’allarme: “22 auto con questi nuovi motori? Una ricetta per il disastro al via”
Pubblicità
Oscar Piastri non usa mezzi termini dopo i test in Bahrain: tra meno carico aerodinamico, procedure di partenza complesse e nuove power unit, il rischio caos al via è concreto. “Una ricetta per il disastro”, avverte il pilota McLaren
13 febbraio 2026

Terza giornata in pista, 161 giri completati e terzo tempo finale: Oscar Piastri archivia così l’ultima giornata della prima settimana di test prestagionali di Formula 1 in Bahrain, sfruttando finalmente condizioni meteo ideali a Sakhir per mettere davvero alla prova la nuova MCL40. Ma al di là del cronometro, il vero tema è un altro: capire dove si colloca McLaren nella nuova gerarchia tecnica del 2026 e quanto questa generazione di monoposto sia diversa – e complessa – da guidare.

Naviga su Automoto.it senza pubblicità
1 euro al mese

“Dove siamo nel pecking order? Non lo so”, ammette senza troppi giri di parole l’australiano. “Sembra che le prime quattro squadre siano ancora le prime quattro, ma non so esattamente dove siamo noi in questo momento”. Un’incertezza condivisa da buona parte del paddock, perché le nuove vetture hanno cambiato radicalmente sensazioni e riferimenti. “Le macchine sono sicuramente diverse. Nelle curve lente si sentono più o meno come l’anno scorso, forse anche un po’ meglio perché sono più leggere. Ma nelle curve veloci il carico aerodinamico è significativamente inferiore rispetto al 2025”.

Il punto chiave, però, è un altro: la gestione dell’energia. “Abbiamo imparato molto su come ottenere il massimo dalle power unit questa settimana. È qualcosa di non convenzionale, sicuramente una nuova sfida per tutti”. Il passaggio dal DRS al sistema di energy boost cambia completamente l’approccio ai duelli: “Il DRS era un vantaggio puro da usare per superare. Ora devi prima recuperare quell’energia extra e poi distribuirla. Con alcune regole attuali non è sempre così semplice. Sicuramente tutti i costruttori stanno lavorando per ottimizzare e rendere i sorpassi il più facili possibile”.

Sul fronte del seguire gli avversari, invece, Piastri non vede rivoluzioni: “Onestamente seguire un’altra macchina è molto simile all’anno scorso. Non è una grande sorpresa per me”. Ma il quadro generale resta intricato: “È tutto molto complesso. Ci sono tante cose che non abbiamo mai dovuto fare prima. E quando hai guidato in un certo modo per tanti anni, è difficile cambiare abitudini. Soprattutto quando devi alzare il piede in rettilineo: come pilota non vuoi mai farlo”.

ANSA

Le nuove F1 sono più lente e con meno carico, ma con ancora più potenza in uscita di curva. “Hanno meno downforce e probabilmente più potenza. Saranno sempre difficili e un po’ complicate da guidare. E poi ci sono tutti gli aspetti nuovi che hanno bisogno di essere sistemati”. Piastri invita anche a contestualizzare: “Le macchine dell’anno scorso, su alcune piste, erano le F1 più veloci di sempre. Qualsiasi cosa sia meno di quello all’inizio non può sembrare altrettanto divertente. Però la macchina ha ancora il grip che una F1 deve avere”.

Anche lo stile di guida, secondo lui, non è stravolto in modo uniforme: “In certe condizioni non sembra così diversa dall’anno scorso, in altre sì. E cambierà molto da pista a pista”. La gestione della potenza resta un fattore critico: “Abbiamo una quantità folle di potenza in uscita dalle curve. Non è che prima ne avessimo poca, ma ora è davvero difficile da gestire in certi momenti”.

Guardando già al GP d’Australia, il messaggio è prudente: “Non credo che sarà la gara che abbiamo avuto l’anno scorso, purtroppo in termini di performance. Speriamo sia diverso in termini di risultato. Di certo non arriveremo con le prestazioni che avevamo a Melbourne nel 2025”. Il motivo? I margini di errore sono enormi: “La differenza tra fare le cose giuste o sbagliate non è qualche centesimo o decimo. È molto di più: a volte oltre mezzo secondo se qualcosa va davvero storto. E penso che nessuno conosca ancora il proprio vero passo”.

Tre giorni di test in più non sono un lusso, ma una necessità: “Serviranno per far funzionare tutto come vogliamo. Anzi, forse nemmeno così vicino a come vogliamo. Dal punto di vista dei sistemi e persino della sicurezza, c’è bisogno di tempo in pista”. Proprio la sicurezza è uno dei temi caldi, a partire dalle procedure di partenza. Il caos visto nelle prove di partenza in Bahrain – che lo ha coinvolto in prima persona – è stato frutto di un malinteso: “Mi era stato detto di aspettare che la macchina davanti partisse e poi fare il mio lancio, non di reagire alle luci. Evidentemente altri avevano istruzioni diverse. Non c’entra nulla con la power unit”.

ANSA

Ma il problema resta: “Le partenze vanno sistemate. Ora è un processo molto complicato anche solo per fare una partenza sicura, figuriamoci competitiva”. E lo scenario al via preoccupa: “Un gruppo di 22 macchine con un paio di centinaia di punti di carico in meno mi sembra una ricetta per il disastro”. A differenza del 2025, dove un errore significava qualche metro perso, ora il rischio è ben più pesante: “Potrebbe essere come in Formula 2: entri quasi in antistallo. Non perdi cinque metri, puoi perdere sei o sette posizioni se va male”. Sull’eventuale rischio che il tema venga trascinato nella politica tra costruttori, Piastri resta cauto: “Tutti avranno esigenze diverse per la partenza. E a dire il vero non credo che nessuno sappia ancora esattamente cosa serva. Abbiamo idee di massima, ma troveremo un modo per fare una partenza corretta”.

Infine, una nota sul suo entourage: Mark Webber ridurrà la presenza in pista. “Non sarà a così tante gare, ma dietro le quinte fa praticamente le stesse cose. Questa settimana abbiamo parlato molto. Sta solo facendo un piccolo passo indietro a livello di presenza fisica”.

 

Pubblicità