In Formula 1 scoppia l'allarme sicurezza: ecco perché le partenze possono diventare un problema

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Nella complessa Formula 1 2026, ancora tutta da capire anche per gli stessi team, c'è un allarme sicurezza legato alle partenze
13 febbraio 2026

“Se fossi in voi, mi assicurerei di essere davanti alla televisione per il GP d’Australia. Potrebbe essere una di quelle gare da ricordare”: con le monoposto 2026 a fare da sottofondo alla conversazione a Sakhir, Pierre Gasly ha preannunciato il caos che potrebbe verificarsi in quel di Melbourne. Se c’è una cosa che abbiamo capito in questi primi tre giorni di test prestagionali in Bahrain, è che nessuno ha compreso fino in fondo le ramificazioni di un regolamento cervellotico, con così tante nuove variabili da sparigliare completamente le carte in tavola.

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Gli ingredienti perché le prime gare stagionali risultino bizzarre agli occhi degli spettatori ci sono tutte. La procedura di partenza è diventata talmente complessa da far sì che si possa creare il caos al via del Gran Premio, con piloti rallentati nel loro abbrivio e pasticci a centro classifica. Non si tratta solamente di una questione di spettacolo, ma anche di sicurezza. Non è difficile immaginare cosa potrebbe succedere se qualcuno rimanesse fermo in griglia, magari con una visuale bloccata per chi sopraggiunge. Ma anche un eventuale lift and coast per preservare l'energia per la prima curva potrebbe essere pericoloso.

Pure i sorpassi rischiano di risultare innaturali. Il mix tra il boost per le manovre, l’aerodinamica attiva e la gestione dell’energia è un cocktail esplosivo che punterà a tentativi in punti inusuali, e molto probabilmente a un valzer di sorpassi e controsorpassi. Il fatto che la prima gara stagionale avrà luogo a Melbourne, un circuito sul quale la gestione dell’energia non sarà per nulla semplice, non aiuterà per nulla. Né a Barcellona né in Bahrain si toccano vette così estreme, e sarà un battesimo di fuoco per chi sta ancora capendo le vetture.

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Ma come si tradurrà tutto questo per gli spettatori? Lo abbiamo chiesto al team principal della McLaren, Andrea Stella, che, come di consueto, ha dato una risposta illuminante. “Stiamo attraversando un periodo di complessità, perché stiamo imparando anche noi in primis. Penso che tutto sarà più semplice nel momento una volta compresi il comportamento della power unit, e sviluppate alcune funzioni dal punto di vista del controllo dei sistemi che a oggi non sono ancora disponibili”.

Come team e piloti, dobbiamo assicurarci di fornire la versione più semplice possibile ai nostri fan, perché una Formula 1 autoreferenziale non serve a nessuno”. Stella ha invocato dei piccoli cambiamenti a stretto giro per rendere più immediata la fruizione di uno sport che rischia di essere troppo cervellotico per essere compreso appieno da chi lo segue. In questo contesto estremamente complesso, non stupisce che capire i valori in campo diventi un esercizio ancora più arduo del solito.

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I grandi capi dei top team non fanno altro che rimpallarsi, cercando di sottolineare le qualità degli altri. L’erogazione dell’energia sul dritto della Red Bull, il turbo potenzialmente compatto della Ferrari, la power unit Mercedes ancora al centro delle voci. In casa Mercedes Wolff e Russell hanno parlato di una Red Bull più veloce di un secondo al giro, voci rispedite al mittente e derubricate come giochetti politici. Quello che possiamo dire è che si delinea uno scenario con i quattro top team – McLaren inclusa – decisamente più avanti rispetto alla concorrenza.

Esteban Ocon ha parlato di distacchi superiori al secondo sul giro, senza voler entrare in dettagli che non possono essere chiari nemmeno agli stessi team, viste le differenze nei programmi di lavoro. Sarà una Formula 1 frammentata, quella che vedremo nelle prime gare dell’anno. Ma l’evoluzione delle monoposto, e della comprensione che i team avranno delle loro vetture, cambierà nuovamente le carte in tavola con il passare dei GP. È tutto in divenire, insomma, quando mancano soli tre giorni in pista prima che si faccia davvero sul serio.

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