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Quando vedremo una vera monoposto 2026 di Formula 1? Viene da chiederselo dando un’occhiata alla serrata agenda di un gennaio infuocato, che culminerà con la prima sessione di test prestagionali a Barcellona. L’unico sguardo concreto al nuovo regolamento tecnico che abbiamo avuto finora viene dai rendering diffusi dalla FIA. E le “presentazioni” delle prossime settimane non chiariranno le idee. Il primo evento del 2026 della Formula 1, in programma a Detroit, vedrà svelate le livree della Red Bull e della Racing Bulls.
Che a Milton Keynes e dintorni si vogliano tenere le carte coperte non è una novità. Anche in annate meno rivoluzionarie rispetto al 2026, la Red Bull era solita parlare di lancio della “vettura”, ma di fatto si parlava della sola livrea. Quest’anno sarà così anche per Audi e per Alpine, che hanno organizzato eventi a Berlino e a Barcellona, rispettivamente, per svelare l’abito delle loro monoposto, ma non la vettura stessa. Sono appuntamenti pensati per gli sponsor, che naturalmente beneficiano di una copertura dedicata nell’avvicinamento alla stagione.
La prima squadra a presentare una versione effettiva della sua monoposto sarà la Haas, che il prossimo 19 gennaio diffonderà i rendering del caso. La Ferrari il 23 gennaio, invece, mostrerà la sua vettura, e non è da escludere uno shakedown a Fiorano. Potrebbe essere la prima passerella ufficiale di una monoposto F1, anche se il 9 gennaio Audi dovrebbe scendere in pista per una sgambata rigorosamente privata. Altre scuderie, invece, hanno deciso di presentare la monoposto direttamente dopo i test di Barcellona.
Al netto dei piani diversificati delle scuderie, quello che trapelerà da Barcellona – durante collaudi che saranno completamente blindati, anche per la stampa – sarà solo una versione embrionale di quello che vedremo in pista successivamente. Come aveva spiegato il team principal della Ferrari, Fred Vasseur, prima di Natale, è altamente probabile che a Barcellona le scuderie portino in pista una “versione A” della monoposto, pensata soprattutto per verificare l’affidabilità del pacchetto e l’efficacia dell’integrazione.
“A Barcellona ci concentreremo sul macinare chilometri e capire dove possiamo migliorare – aveva raccontato Vasseur al tradizionale pranzo di Natale della Ferrari -. È fondamentale reagire subito, perché se dovessimo renderci conto di qualcosa solo in Bahrain, non potremmo intervenire in tempo per l’Australia”. È una questione puramente logistica: con soli 15 giorni tra la fine dei collaudi a Sakhir e il weekend di gara di Melbourne non ci sarebbe modo di correggere il tiro e di portare aggiornamenti.
Affidabilità ed efficienza, d’altronde, sono legate a doppio filo. Una power unit più efficace finisce per disperdere meno calore, e richiede di conseguenza un sistema di masse radianti meno ampio, a tutto vantaggio dell’efficienza aerodinamica. Senza contare, poi, sull’influsso sul peso di radiatori più generosi. Un nodo non di poco conto, questo, in un contesto in cui i team si trovano a dover limare circa 65 kg rispetto alle monoposto precedenti, con l’handicap di circa 35 kg in più per la power unit rispetto al ciclo tecnico uscente.
Una volta sgrezzato il progetto con i collaudi del caso, i team potranno far debuttare una versione più matura della monoposto in tempo per la doppia sessione di test in Bahrain. Ma la vera forma delle vetture 2026 si potrà apprezzare solo a Melbourne, quando nel weekend dell’8 marzo andrà in scena la prima gara stagionale. E anche quelle monoposto saranno destinate a cambiare rapidamente, con una corsa allo sviluppo che passerà inevitabilmente da riflessioni sul budget cap. Ma questa è un’altra storia.