F1, Sergio Perez: "Compagno di Verstappen alla Red Bull era un inferno. Mio figlio era in ospedale e io al simulatore, ho dato tutto me stesso"

F1, Sergio Perez: "Compagno di Verstappen alla Red Bull era un inferno. Mio figlio era in ospedale e io al simulatore, ho dato tutto me stesso"
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Sergio Perez racconta il difficile periodo in Red Bull: “Compagno di Verstappen era un inferno. Mio figlio era in ospedale e io al simulatore, ma ho dato tutto me stesso”
7 gennaio 2026

L’attesa è finita. Dopo un anno in panchina a seguito del licenziamento a fine 2025, per Sergio Perez mancano solo settimane al suo ritorno in pista. Ad attenderlo c’è Cadillac, che debutterà ufficialmente come undicesimo team di Formula 1 a fine mese, partecipando alla prima sessione di test a porte chiuse a Barcellona. Un ritorno per il messicano che, nell’ultimo anno, ha potuto svolgere solo un test a Imola con la SF-23 prestata dalla Ferrari alla squadra americana, oltre a lavorare al simulatore. Prima di concentrarsi al 100% sulla sua prossima sfida, Perez si è tolto gli ultimi sassolini dalla scarpa.

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Il suo addio alla Formula 1 è stato piuttosto turbolento. Una lunga carriera interrotta bruscamente a fine 2024, dopo una stagione complicata in Red Bull, che solo pochi mesi prima – in occasione del Gran Premio di Monaco – gli aveva assicurato un rinnovo biennale. Le prestazioni al di sotto delle aspettative hanno però convinto la squadra di Milton Keynes a cambiare direzione per il 2025. Così è stato annunciato Liam Lawson, la cui permanenza al fianco di Max Verstappen è durata solo due gare. Al suo posto è stato promosso Yuki Tsunoda, che non rivedremo in pista con l’inizio della nuova stagione di F1, che segnerà anche il debutto del nuovo regolamento tecnico.

Il 2026 si preannuncia un anno ricco di sorprese, non solo per le vetture, ma anche per i team. Quando il Circus si ritroverà a Barcellona per la prima sessione di test a porte chiuse, il paddock accoglierà un undicesimo team: Cadillac debutterà ufficialmente schierando due monoposto, affidate a Valtteri Bottas e Sergio Perez. Il messicano avrà così la sua seconda chance – per meglio dire terza, visto che rischiava di restare senza sedile anche nel 2020 – in Formula 1. E questa volta cercherà di sfruttarla al massimo, considerando che nella squadra americana non dovrebbe ripresentarsi il modus operandi della Red Bull, un team centrato su Max Verstappen.

Essere il compagno di squadra di Max alla Red Bull è il peggior lavoro che ci sia in F1”, ha dichiarato Sergio Perez al Cracks Podcast con Oso Trava. “Nel mio primo incontro con Horner mi disse: ‘Correremo con due macchine perché siamo obbligati, ma questa è costruita su misura per Max’. Se fossi stato più veloce di lui era un problema, se fossi stato più lento era un problema: tutto era un problema. Se fossi stato più veloce, l’atmosfera sarebbe stata molto tesa".

“Al momento del mio addio, Horner mi disse che sapeva già che avrebbe utilizzato tutti i piloti. Ed io gli chiesi: ‘Cosa farai quando le cose andranno male con Lawson?’ Lui rispose: ‘No, beh, c’è Yuki’. E io: ‘E cosa farai quando le cose non funzioneranno con lui?’ Lui: ‘Abbiamo un sacco di piloti’. Ed io: ‘Beh, li userai tutti’. Lui: ‘Sì, lo so…’”. Il prossimo anno in Red Bull ci sarà Isack Hadjar, ma non Horner, licenziato lo scorso luglio.

Nonostante questi comportamenti da parte dell’ex team principal, Perez ha speso parole di grande stima nei confronti della Red Bull, squadra a cui ha dato tutto sé stesso, nonostante i grandi sacrifici. “Ho dato tutto alla squadra e la Red Bull ha dato tutto a me. Credo che sia io sia loro siamo grati di aver lavorato insieme. Ho un rapporto incredibile con tutti: parlo con Chalerm (Yoovidhya) una volta a settimana. Questa è la vita: alla fine ci si basa sui risultati, ma bisogna sempre essere grati, e io sono molto grato alla Red Bull perché mi ha cambiato la vita”.

Un episodio emblematico citato dal messicano riguarda il 2023, quando la squadra lottava – per la prima volta nella sua storia – per la doppietta nel campionato piloti. Perez concluse secondo alle spalle del campione Max Verstappen, un obiettivo perseguito anche in un momento molto complicato fuori dalla pista. “Parlare da fuori è facile. Quando ero in Qatar a lottare per il secondo posto con Hamilton, mio figlio Emilio era in ospedale con la polmonite. Io sarei stato il primo pilota Red Bull a completare una doppietta primo-secondo in campionato. Era molto importante. Ho parlato con il medico, gli ho chiesto: ‘Quanto è grave? Non rischia di morire?’ e poi ho passato l’intera settimana al simulatore. Il team si chiedeva: ‘Cosa ci fa qui questo pazzo?’ È solo un esempio di tutto quello che ho dato alla Red Bull. Ho avuto così tanto successo nelle circostanze in cui mi trovavo perché ho dato tutto me stesso”, ha concluso Perez.

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