F1. Aston Martin favorita nel 2026 con Honda? Ecco come la pensa l'insider Pedro de la Rosa

F1. Aston Martin favorita nel 2026 con Honda? Ecco come la pensa l'insider Pedro de la Rosa
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In un'intervista esclusiva rilasciata ad Automoto.it, Pedro de la Rosa racconta l'espansione dell'Aston Martin e le ambizioni del team per il nuovo ciclo tecnico della Formula 1
7 gennaio 2026

Aston Martin insegue il successo in Formula 1, un’espansione alla volta. Sotto la guida di Lawrence Stroll, che salvò il team dal fallimento quando si chiamava ancora Racing Point, quella che era una scuderia di seconda fascia è diventata un gigante. Un cambiamento, questo, che l’ambassador del marchio, Pedro de la Rosa, ha vissuto da molto vicino. “Da quando sono arrivato nel novembre del 2022, il team è cambiato sotto molti punti di vista – ci ha raccontato quando lo abbiamo incontrato ad Abu Dhabi -. Sul fronte delle risorse umane, la forza lavoro è aumentata. Negli ultimi tre anni, circa 400 persone si sono unite alla scuderia, e ciascun reparto è sostanzialmente raddoppiato a livello di dimensioni. E poi c’è stato un grosso cambiamento per quanto riguarda l’infrastruttura del team”.

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La fabbrica, la galleria del vento, il simulatore, il CFD: tutto ha subito una forte evoluzione rispetto a quando sono arrivato io. In quel momento erano in corso i lavori, e la maggior parte delle persone operava da postazioni temporanee. Poi, nel maggio del 2024, tutti hanno cominciato a lavorare sotto lo stesso tetto. È stato un sospiro di sollievo. Essere nello stesso posto crea molte sinergie nel flusso di lavoro”. Non solo: le nuove infrastrutture a Silverstone hanno reso il team molto più veloce.

Ora siamo in grado di produrre gli aggiornamenti in-house con tempi di reazione rapidissimi – riflette de la Rosa -. In F1, il tempo è denaro, è sviluppo. Se si riesce a guadagnare qualche settimana per ogni parte della monoposto, vuol dire anticipare gli upgrade di un paio di gare. Ma è difficile quantificare le sinergie che ogni reparto ha con gli altri. I dipendenti pranzano insieme, si prendono un caffè in compagnia. A volte le migliori idee vengono concepite in maniera organica”.

Fondamentale per la crescita di Aston Martin è il contributo di Lawrence Stroll. “Lawrence ha sempre detto che servono tre cose per vincere. Le persone, il talento umano, e gli strumenti e i processi per poter davvero lottare per la vittoria. Nulla di tutto questo è possibile senza una visione e un leader. Lawrence è il nostro, e ha una comprensione molto chiara di quello che serve per vincere e il livello di eccellenza verso cui ci spinge. Ogni organizzazione ha bisogno di una guida. Soprattutto una che consta di oltre un migliaio di persone”.

Il piano di espansione voluto da Stroll per far diventare l’Aston Martin un vero top team in Formula 1 sta arrivando a compimento. Ma la scuderia di Silverstone può davvero puntare a essere tra le protagoniste del nuovo ciclo tecnico? “È come un grande puzzle. Tutti i pezzi sono assemblati. Ora non ci resta che assicurarci che siano al posto giusto. E per questo serve tempo. La più grande incertezza riguardo al futuro riguarda il momento in cui sarà tutto allineato. Succederà all’inizio del 2026? Oppure dopo qualche gara? O ancora, alla fine? Non possiamo saperlo. Siamo un team molto forte”.

Un ruolo importante nelle sorti di Aston Martin lo avrà anche Honda, che dal 2026 fornirà i motori in esclusiva al team. “Honda è un partner molto importante per il nostro futuro. Stiamo integrando tutto in un unico progetto, che comprende telaio, power unit e aerodinamica. Andy Cowell si sta occupando dell’integrazione di Honda nel team, e credo che sia la persona perfetta per questo ruolo. E poi c’è anche Aramco, che sta sviluppando i carburanti ecosostenibili per il prossimo anno. Gli ingredienti ci sono tutti, ci serve solo un po’ di tempo. Non ho menzionato Adrian Newey perché è un pezzo ovvio del puzzle”.

Che Newey sia destinato a essere una figura centrale dell’Aston Martin del 2026 lo testimonia la scelta di nominarlo team principal, oltre che guru tecnico della transizione verso una nuova era tecnica della F1, piena di incognite. E de la Rosa vivrà questa avventura con lo stesso trasporto dei tempi in cui correva. “Penso ancora come se fossi un pilota – ci confida -. Ogni tanto mia moglie mi fa notare quanto sia appassionato a quello che faccio, e come mi butti giù quando le cose non vanno come dovrebbero. Mi dice sempre che non sono più un pilota, che non devo reagire come se lo fossi, che mi devo rilassare. E io le dico che non posso”. E di tempo per il relax nel 2026 ce ne sarà ben poco, con buona pace della signora de la Rosa.

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