F1. Red Bull, Isack Hadjar e la chiamata che gli ha cambiato la vita: “A volte mi chiedo: che diavolo ci faccio qui?”

F1. Red Bull, Isack Hadjar e la chiamata che gli ha cambiato la vita: “A volte mi chiedo: che diavolo ci faccio qui?”
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Una telefonata improvvisa, l’incredulità e la consapevolezza di una sfida enorme. Isack Hadjar racconta l’emozione della promozione in Red Bull, il peso di affiancare Max Verstappen e il percorso che lo ha portato dal karting al top della Formula 1
14 gennaio 2026

Sembra passata un’eternità dall’ultimo appuntamento, eppure la Formula 1 è già pronta a ripartire. All’alba di un nuovo ciclo regolamentare, la pausa invernale è stata breve e intensa: le prime presentazioni inizieranno già il 15 gennaio, quando la Red Bull svelerà la nuova monoposto a Detroit. Sarà anche il battesimo ufficiale di Isack Hadjar come nuovo pilota del team di Milton Keynes.

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Un solo anno in Formula 1 è bastato al pilota franco-algerino per convincere i vertici della Red Bull a puntare su di lui. Il 2025 è stato un anno straordinario, nonostante la delusione iniziale con il ritiro nel giro di formazione del Gran Premio d’apertura in Australia. Le lacrime sotto al casco e la pioggia di Melbourne si sono trasformate, gara dopo gara, in gioia: a Zandvoort, Hadjar ha conquistato il suo primo podio in massima categoria. Con il tempo, ha dimostrato di essere un pilota costante, preciso e capace di sviluppare rapidamente la sua curva di apprendimento da rookie. Questo percorso gli ha aperto le porte della grande promozione in Red Bull, al fianco del quattro volte campione del mondo Max Verstappen.

La sfida per Hadjar sarà enorme: dovrà tenere il passo dell’olandese, un obiettivo che molti prima di lui – da Liam Lawson a Yuki Tsunoda – hanno fallito, schiacciati dalla presenza dominante di Verstappen all’interno del team. A sostenerlo ci sarà il suo carattere frizzante, che lo ha fatto distinguere nel paddock: un approccio sicuro di sé ma mai eccessivo, qualità riconosciuta anche da Laurent Mekies, fondamentale per chi deve affiancare il nuovo numero #3 della squadra. Hadjar ha ammesso di non aspettarsi una proposta così rapidamente.

“Per prima cosa ho chiamato mia madre – ha raccontato Hadjar nella sua prima intervista da pilota Red Bull al podcast Talking Bull, riferendosi al momento in cui gli è stata comunicata la promozione –. In realtà aveva ricevuto la telefonata prima di me. Lo sapeva perché è la mia manager e ne sa più di me”.
Per assimilare la notizia, il pilota ci ha messo un po’: “Ci sono momenti in cui mi rendo conto di cosa sta succedendo e sono pronto alla sfida, e altre volte mi chiedo: ‘Che diavolo ci faccio qui?’. È così lontano dai miei giorni sui go-kart. Mi chiedo: ‘Perché proprio io? Come sono stato scelto?’”.

A queste emozioni si aggiunge anche il peso di dover fare squadra con Verstappen, dove molti prima di lui hanno fallito, da Lawson e Tsunoda a Perez. “Per me è fantastico – ha dichiarato Hadjar –. Ho solo 21 anni, ho iniziato a correre in monoposto nel 2019 e posso essere compagno di squadra del miglior pilota in griglia. È un privilegio immenso”.

Soprattutto, poter avere vicino un quattro volte campione del mondo da cui imparare è un’opportunità unica. “Mi chiedo: come ha fatto ad arrivare così vicino al titolo nel 2025 senza avere la macchina migliore? Ci sono state gare in condizioni difficilissime e lui era sempre lì. La sua capacità di presentarsi sempre in Q3, di cercare il massimo sul giro secco… se c’è anche una sola possibilità su dieci milioni, lui riesce a vincere la gara”.

Nella sua prima intervista da pilota Red Bull, Hadjar ha anche ricordato il momento in cui, ad Abu Dhabi, ha incontrato il suo idolo Alain Prost, definendolo “irreale”. “Da bambino tifavo per Senna, ma crescendo ho iniziato ad apprezzare sempre di più ciò che Prost ha fatto. Guardando alla sua carriera, si vede che è stata straordinaria in termini di statistiche e dei team in cui è entrato. Ha vinto con tutte le squadre più grandi, affrontando compagni di squadra tostissimi. Adoro il suo approccio: usa la testa. Mio padre, che è fisico, ha sempre desiderato incontrare Prost. Era lì quando gli ho dato il casco. In realtà, il momento più bello è stato vederlo emozionato. È stato incredibile”. 

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