Non è solo motore, Vasseur svela perché la Ferrari SF-26 rischia di restare un'opera incompiuta: "Il potenziale c’è, ma dobbiamo adattarci..."

Non è solo motore, Vasseur svela perché la Ferrari SF-26 rischia di restare un'opera incompiuta: 'Il potenziale c’è, ma dobbiamo adattarci...'
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I limiti della Ferrari SF-26 non si fermano al deficit dell'endotermico. Tra la trappola del software predittivo e le difficoltà nel riscaldare le gomme sul giro secco, Frédéric Vasseur analizza perché la Rossa brilla la domenica ma rischia di vanificare il suo potenziale al sabato
18 settembre 2026

Con l’appuntamento di Madrid, la stagione europea della Formula 1 è ufficialmente andata in archivio. Per i team è tempo dei primi verdetti, in attesa che il Mondiale entri nella sua fase più complessa e logorante. Si vola verso Baku, prima di tuffarsi in un’inedita tripletta da capogiro: la Malesia — con Sepang pronta a ospitare il Gran Premio del Bahrain —, Singapore e una breve pausa prima del blocco americano tra Austin, il Messico e il Brasile. Poi Las Vegas, con l'incognita del gran finale tra Qatar e Abu Dhabi. Sul sipario del Mondiale 2026, il Circus ha preso tempo: servono ancora giorni per capire se ci siano le condizioni reali di sicurezza per correre in Medio Oriente. A Maranello, intanto, la Ferrari si interroga sul futuro immediato, con un Frédéric Vasseur che ha tracciato con chirurgica chiarezza il bilancio della SF-26.

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L'avvento del nuovo ciclo tecnico ha visto la Scuderia rompere con il passato, abbracciando un'avanguardia ingegneristica che mancava da tempo. La voglia di tornare in cima c'è tutta e la SF-26 è nata sotto una buona stella: telaio e aerodinamica crescono a ritmo costante, sviluppati a Maranello settimana dopo settimana. Una base solida, esaltata da vari pacchetti di aggiornamenti che hanno trasformato le curve a media e alta percorrenza nel vero fiore all’occhiello della vettura. Il vero cono d’ombra resta però il motore. L’endotermico compatto, pensato per compensare l’addio alla MGU-H e brillare in partenza, ha garantito vantaggi immediati. Poi, la stangata: la revisione delle procedure di via — con i 5 secondi aggiuntivi per permettere agli avversari di portare la Power Unit a regime in totale sicurezza — ha annullato il tesoretto della Rossa.

Non solo: la scelta di un turbo più piccolo ha scoperto il fianco della vettura sulle velocità di punta. Per ricucire lo strappo dopo i primi rilevamenti ADUO nei primi sei Gran Premi, Maranello è corsa ai ripari con uno step in Austria. Ma per tenere il passo della Mercedes è servito un ulteriore sforzo sull’endotermico, sfociato nella specifica portata a Monza con il secondo "gettone" ADUO. I dati FIA parlano chiaro: il motore del Cavallino paga ancora oltre il 4% rispetto all'unità di riferimento — la Red Bull —, garantendo alla Ferrari due gettoni spendibili nel 2026 e due nel 2027. Ma la risalita verso i cavalli mancanti si preannuncia ancora lunga.

Con un regolamento ai nastri di partenza, sottolinea Vasseur, il dilemma non è quello di un anno fa: sviluppare la macchina attuale o scommettere tutto sul futuro? “Non siamo nella situazione di 12 mesi fa. Oggi ciò che sviluppiamo sarà trasferito sul progetto dell'anno prossimo: circa l'80% del lavoro attuale finirà sulla vettura della prossima stagione”, ha rivelato a Madrid il Team Principal. La monoposto 2027 sarà dunque la naturale evoluzione della SF-26. Ma per fare il salto di qualità non basterà un motore più potente: c’è un nodo strutturale che sta azzoppando le ambizioni del Cavallino.

Se a Maranello si lavora per affinare l’esecuzione e spremere ogni millesimo dal pacchetto attuale, l'enorme buco nero resta la qualifica. Il giro secco era già un tallone d'Achille con la vecchia generazione di auto; oggi, con i nuovi software predittivi di erogazione della potenza, il problema è esploso. Lo stile di guida istintivo, aggressivo e poco costante di Charles Leclerc non paga più: la mappa elettronica punisce le sbavature e cancella le magie del sabato. Va meglio a Lewis Hamilton, apparentemente più lesto nell'interpretare i codici di questa nuova Formula 1, ma alla vettura manca ancora l'anima da time attack.

Vasseur non usa mezzi termini. “Il passo gara è solido ma, per ragioni diverse, i risultati non arrivano”, ha ammesso nel post-gara di Madrid. “Analizzeremo la qualifica. Guardando i quattro top team, una volta c'è Max, una volta Norris, una volta Kimi, una volta Lewis... Dobbiamo migliorare. Se il ritmo di gara è indiscutibile, al sabato dobbiamo fare un lavoro nettamente migliore. A Zandvoort eravamo da terzo posto sia in qualifica che in gara, Monza faceva storia a sé per via del carico”. Traduzione: la SF-26 è una pantera in gara, ma un gatto di marmo sul giro secco. E scattare indietro impedisce a Leclerc ed Hamilton di sfruttare le crepe della Mercedes, che resta ancora la monoposto da battere.

Il manager francese ha poi messo il dito nella piaga. “Tra fermarsi nel Q1 o nel Q3 lo scenario cambia. A Zandvoort e Madrid il profilo del weekend è stato identico: ottimo passo, ma non abbiamo messo insieme tutto nell'ultimo tentativo. Più che sulla prestazione pura, il focus deve andare sull'evoluzione del passo durante la qualifica e nei vari passaggi di sessione: nel Q1 e Q2 il potenziale c’era, dobbiamo imparare ad adeguarci”. La partita si gioca sui dettagli. La Ferrari soffre storicamente nella messa in temperatura delle gomme, costringendo i piloti a lunghi e complessi giri di preparazione. Ma quando i minuti scivolano via nel Q3, l'errore si paga a caro prezzo. A Monza, Hamilton ha pagato la cattiva gestione dei tempi al box — senza gomme pronte e bloccato nel traffico di Leclerc —, vedendo sfumare la possibilità del doppio giro di raffreddamento. Un cortocircuito di esecuzione e strategia.

A complicare il quadro c'è la discontinuità nell'erogazione della potenza. È la trappola perfetta: una minima variazione nel giro di preparazione fa reagire il software predittivo in modo anomalo nel tentativo lanciato. Risultato? Un bivio drammatico: preparare al meglio le gomme o presentarsi al via con la Power Unit carica e reattiva? Una coperta cortissima che trasforma la qualifica da opportunità a trappola. In più, la SF-26 soffre la gommatura progressiva dell'asfalto, incapace di seguire il flow di evoluzione della pista fino al Q3. L'esatto opposto di quanto fatto da Pierre Gasly a Monza con una clamorosa pole position: motore Mercedes, pacchetto aggiornato, esecuzione impeccabile con l'ultimo lancio, scia perfetta da Colapinto e pista sfruttata al picco del grip. Un capolavoro di coordinazione che a Maranello, oggi, resta un miraggio. Perché senza una qualifica al limite della perfezione, la domenica della SF-26 rimarrà sempre un’opera incompiuta.

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