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Il collo è ancora rigido, complice un impatto da 50 G contro le barriere della Parabolica che fa tremare le gambe solo a rivederlo. Eppure, sotto la visiera e dietro lo sguardo lucido di Charles Leclerc, non c'è traccia di paura. Il monegasco ha superato i controlli medici della FIA e si presenta al paddock di Madrid pronto a rimettersi al volante. Quell’sfuocamento visivo improvviso subito nell'abitacolo appena dopo lo schianto a Monza – l'istante più spaventoso di una domenica da incubo – è scivolato via in pochi secondi, trasformandosi in un brutto ricordo e in una serie di controlli di routine. Ciò che invece è rimasto acceso, alimentato dal polverone mediatico che solo la Rossa sa scatenare, è il caso con Lewis Hamilton dopo il contatto al secondo giro della gara di casa.
Un episodio che ha infiammato i cuori e spaccato le opinioni, ma su cui Leclerc vuole mettere un punto fermo senza mezze misure. Il monegasco non si nasconde dietro frasi di circostanza: l'errore c'è stato, la responsabilità è sua, ma la tempesta che ne è seguita è spropositata rispetto alla realtà del box di Maranello. Tra il duello interno e le sfide del nuovo tracciato cittadino spagnolo, Charles affronta la vigilia del Gran Premio di Madrid mettendo le carte in tavola con la trasparenza che lo contraddistingue. Il contatto con Hamilton e i veleni di Monza sono stati il tema centrale dei giorni che hanno separato il Tempio della Velocità dalla capitale spagnola. Leclerc riconosce il passo falso senza alibi, ma rifiuta categoricamente l'idea di una guerra fredda nel box della Scuderia.
"Regole d'ingaggio? Credo sia piuttosto chiaro che nessuno vuole mai vedere una vettura della stessa squadra finire sull'erba", ammette con schiettezza Leclerc. "Dopo aver rivisto le immagini, ho parlato con Lewis. So perfettamente di essere andato oltre il limite e l'ho detto chiaramente a Lewis. Ora è del tutto evidente cosa dobbiamo fare o evitare in futuro. Ma non entrerò nei dettagli di ciò che ci siamo detti. L'unica cosa che posso dire è che questo episodio non ha assolutamente intaccato il buon rapporto che abbiamo e non condizionerà nulla in futuro. Questa è la cosa che conta di più per me. Certo, guidiamo per la Ferrari e se c'è una gara in cui non vuoi che succeda una cosa simile è proprio Monza. Quando capita nella nostra gara di casa si crea un caos enorme all'esterno. Guardando la gara da fuori ci sono stati attriti anche tra altri compagni di squadra, eppure alla fine si finisce per parlare solo di me e Lewis. Non penso sia del tutto giusto, ma non significa che abbiamo fatto tutto alla perfezione. Io non l'ho fatto alla Seconda Variante e per questo sono stato subito chiarissimo con Lewis dopo aver rivisto i filmati”.
Spazzate via le polemiche, il focus si sposta sulla pista. Il GP di Madrid porta la Formula 1 su un tracciato cittadino inedito, un terreno di caccia dove il talento puro di Charles nell'estrarre il limite sul giro secco potrebbe fare la differenza. Tuttavia, il monegasco raffredda i facili entusiasmi legati al debutto della nuova Power Unit introdotta in Italia, spostando tutta l'attenzione sulla sessione di qualifica di sabato. "Ho fatto solo qualche giro dietro a un'auto stradale e un paio di passaggi con la F1 infarcita di telecamere su un asfalto ancora molto polveroso. Ma sembra una pista davvero impegnativa, esattamente il tipo di tracciato che amo affrontare da pilota. Bisogna essere realistici: domenica le opportunità di sorpasso saranno pochissime. Sarà un weekend in cui bisognerà concentrarsi molto più sulla qualifica che sulla gara. A parte la partenza, sarà difficile guadagnare posizioni alla domenica. Per questo la nostra priorità sarà massimizzare le prove libere per assicurarci di arrivare in Q3 con la macchina giusta e fare un gran giro. La gara potrà essere interessante con la strategia, ma coi sorpassi sarà più complicato rispetto ad altri circuiti”.
Quanto ai cavalli del motore e alle aspettative cresciute dopo Monza, Charles mette subito in chiaro le dinamiche tecniche. "Sulla Power Unit non ci aspettavamo miracoli a Monza. Tutti si aspettano sempre un salto enorme quando monti un motore nuovo a Monza, ma venivamo da Zandvoort, che non è una pista particolarmente sensibile alla potenza. A Monza l'effetto della Power Unit è enorme: abbiamo fatto un passo avanti ed era quello che ci aspettavamo, ma siamo ancora dietro. Il divario visibile sul motore tra Zandvoort e Monza dipende dal layout della pista, non dal fatto che il motore vada peggio. Abbiamo fatto dei progressi, ma abbiamo ancora altri passi da compiere al 100%. Ne siamo consapevoli, stiamo spingendo al massimo e lavoriamo in quella direzione”.
Infine, rassicurazioni importanti sul fronte fisico, dopo l'uscita di strada a velocità spaventosa nell'ultimo settore dell'autodromo brianzolo. "Il botto è stato forte, da fuori sembrava enorme ed è stato tale anche dall'interno dell'abitacolo. Subito dopo l'impatto, appena rientrato ai box o sceso dall'auto, ho avuto un momentaneo problema di vista a un occhio, ma è durato pochissimi secondi prima di tornare perfettamente normale. Era solo dovuto allo shock. Nei primi giorni ho fatto parecchi controlli e trattamenti, soprattutto per la rigidità al collo. I nomi medici di ogni controllo al collo sono troppo complessi da ricordare, ma è andato tutto bene e ora mi sento a posto. Non ho mai avuto dubbi sul fatto di poter correre qui a Madrid”.