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Il caro carburanti continua a pesare sui bilanci degli automobilisti italiani e il Governo ha scelto, almeno per qualche giorno ancora, di mantenere un argine fiscale agli aumenti. Il taglio delle accise sul diesel, inizialmente previsto fino al 5 settembre, è stato infatti prorogato fino a giovedì 10 settembre 2026. Il provvedimento è stato formalizzato con il decreto del 4 settembre pubblicato in Gazzetta Ufficiale: per il periodo dal 6 al 10 settembre l'aliquota dell'accisa sul gasolio viene rideterminata a 532,90 euro per mille litri.
La proroga rappresenta una misura temporanea per contenere l'impatto del caro carburanti, in particolare sul gasolio. Lo sconto fiscale è pari a 14 centesimi di euro al litro di accisa; considerando l'IVA, il beneficio complessivo arriva a circa 17 centesimi al litro. La misura interessa il gasolio utilizzato come carburante e, nello stesso periodo, anche alcune categorie di gasoli paraffinici e biodiesel soggetti alla medesima aliquota. La proroga di cinque giorni è stata finanziata attraverso il meccanismo delle cosiddette accise mobili, che consente di utilizzare le maggiori entrate IVA legate all'incremento del prezzo internazionale del petrolio.
Non si tratta quindi di una riduzione strutturale della fiscalità sui carburanti, ma di un intervento temporaneo destinato a compensare, almeno in parte, l'aumento dei prezzi alla pompa. Il problema, però, rimane evidente. Secondo gli ultimi dati disponibili del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), aggiornati all'8 settembre, il prezzo medio nazionale in modalità self service è arrivato a 2,058 euro/litro per la benzina e 2,169 euro/litro per il gasolio. Sulla rete autostradale si sale rispettivamente a 2,143 e 2,240 euro/litro.
La fotografia dei prezzi spiega perché il tema dei carburanti sia tornato al centro dell'attenzione degli automobilisti. Nonostante gli interventi fiscali, sia benzina sia diesel hanno continuato a muoversi verso l'alto. Il MIMIT aggiorna quotidianamente i prezzi medi sulla base delle comunicazioni degli impianti e mette a disposizione anche un servizio per verificare i prezzi praticati dai singoli distributori. Il diesel resta particolarmente sotto pressione perché il suo utilizzo è molto diffuso non solo tra gli automobilisti, ma anche nel trasporto merci e nelle attività professionali. Un aumento alla pompa, quindi, può trasferirsi progressivamente anche sul costo dei servizi e delle merci trasportate su strada.
Per comprendere l'impatto concreto dello sconto, basta considerare un'automobile con un serbatoio da 50 litri: l'eventuale venir meno di un beneficio di circa 17 centesimi al litro comporterebbe, a parità di prezzo industriale e fiscale, un aggravio teorico nell'ordine di 8,50 euro per un pieno. Si tratta di un calcolo indicativo, perché il prezzo effettivo alla pompa dipende anche dalle variazioni del costo della materia prima, dai margini della distribuzione e dalle differenze tra rete stradale e autostradale. Il quadro è dunque ancora caratterizzato da una forte volatilità. E per gli automobilisti la soglia psicologica dei 2 euro al litro è ormai ampiamente superata in molte rilevazioni, mentre la situazione può essere ancora più pesante sulle autostrade.
La vera novità riguarda però ciò che succederà dopo il 10 settembre. La proroga appena varata è stata concepita come un intervento-ponte: il Governo punta infatti a passare da uno sconto generalizzato sui carburanti a strumenti più selettivi, destinati soprattutto alle categorie maggiormente esposte al caro energia. L'obiettivo dichiarato è concentrare le risorse su famiglie a reddito più basso, lavoratori e imprese, con particolare attenzione alle attività che utilizzano il carburante come componente essenziale del proprio lavoro. Tra le ipotesi discusse nelle ultime settimane rientrano anche interventi a favore degli autotrasportatori, categoria particolarmente sensibile all'aumento del prezzo del gasolio.
Il ricorso ripetuto agli sconti per tutti gli automobilisti viene considerato difficilmente sostenibile nel lungo periodo: una misura generalizzata finisce infatti per attribuire il beneficio anche a chi percorre pochi chilometri e a chi dispone di una maggiore capacità di spesa. Per gli automobilisti, quindi, il 10 settembre 2026 rappresenta una data da segnare sul calendario. Fino a quel giorno resta attivo il taglio dell'accisa sul diesel; dall'11 settembre il prezzo del gasolio non beneficerà più automaticamente dello stesso livello di riduzione, salvo nuovi provvedimenti. La partita del caro benzina e diesel si sposta così dalla semplice riduzione delle tasse alla ricerca di strumenti più mirati per contenere l'impatto dell'energia sui bilanci di famiglie e imprese.