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Da quasi due anni Volkswagen affronta una ristrutturazione che coinvolge occupazione, fabbriche e investimenti. La pressione dei concorrenti cinesi, i costi industriali elevati e, più recentemente, i dazi americani hanno aggravato le difficoltà del gruppo. I conti ne mostrano gli effetti: nel 2025 l’utile operativo è sceso da 19,1 a 8,9 miliardi di euro, con una flessione del 53%. Nel primo semestre del 2026 si è fermato a 5,9 miliardi, l’11,6% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un margine operativo del 3,8%.
Le misure correttive sono partite ben prima delle ultime settimane. L’accordo del dicembre 2024 prevedeva oltre 35.000 uscite dai siti Volkswagen in Germania entro il 2030, attraverso una riduzione dell’organico concordata con i sindacati. Nel gruppo c’è stata anche una chiusura effettiva: quella dello stabilimento Audi di Bruxelles, dove si produceva la Q8 e-tron, fermatosi il 28 febbraio 2025, con circa 3.000 posti di lavoro coinvolti.
Il Future Plan 2030, approvato il 3 settembre, amplia ulteriormente il riassetto: circa 50.000 posti da ridurre nel mondo, oltre ai circa 50.000 già compresi nei precedenti programmi. Come abbiamo raccontato su Automoto.it, il piano prevede anche il dimezzamento della gamma entro il 2035 e mette in discussione il futuro produttivo di Emden, Hannover, Neckarsulm e Zwickau. Per questi quattro siti, alla fine del ciclo degli attuali modelli tra il 2031 e il 2034, vengono valutati impieghi alternativi: la loro chiusura non è già stata decisa. In Germania restano inoltre le tutele concordate contro i licenziamenti forzati fino al 2030.
In questo contesto, l’attenzione di analisti e osservatori si è spostata anche sulle attività che Volkswagen potrebbe cedere per ottenere liquidità e semplificare la propria struttura. Tra i nomi tornati nelle ricostruzioni degli ultimi mesi c’è Ducati, al centro di scenari che Moto.it aveva già esaminato a luglio.
Il ragionamento economico è comprensibile: un marchio riconoscibile a livello mondiale, con un’attività redditizia e una propria identità industriale, può avere un valore significativo per un acquirente. Nel 2025 Ducati ha consegnato 50.895 moto, realizzando 925 milioni di euro di ricavi e 52 milioni di utile operativo, pari a un margine del 5,6%. Sono numeri inferiori a quelli del 2024, quando il risultato operativo era stato di 91 milioni, ma confermano un’attività in utile.
Quanto potrebbe valere? Nell’articolo di Bloomberg, l’analista Michael Dean indica una stima di circa 1,25 miliardi di euro, ricavata dal confronto con società comparabili. È una valutazione esterna, non un prezzo di vendita comunicato dal gruppo. Aiuta però a comprendere perché Borgo Panigale possa rientrare in una riflessione sulle dismissioni.
La novità delle ultime ore è che questa possibilità trova ora una conferma direttamente al vertice di Audi. In un’intervista a Bloomberg pubblicata l’8 settembre, Gernot Döllner, CEO di Audi AG, ha riconosciuto che Ducati rientra nella revisione delle partecipazioni di Volkswagen. La sua posizione ha un peso preciso nella catena di controllo: Audi controlla Lamborghini, che a sua volta possiede Ducati.
«Fa parte del processo di valutazione discutere anche di Ducati, ma nulla è stato deciso», ha dichiarato l’amministratore delegato, richiamando l’impegno del gruppo per una gestione rigorosa e responsabile del portafoglio. Secondo Bloomberg, la casa motociclistica è tra le circa 600 attività sotto esame sulle 2.000 complessive del gruppo, che punta a ridurre di circa un terzo il proprio portafoglio di attività e partecipazioni.
L’ipotesi di cessione viene quindi riconosciuta pubblicamente dal management: un passaggio che dà un significato diverso alle indiscrezioni circolate finora, pur lasciando aperto l’esito della valutazione.
Da Borgo Panigale, Claudio Domenicali aveva già sottolineato l’autonomia economica dell’azienda. Nel nostro articolo del 9 luglio, che riprendeva un’intervista a MCNews, l’AD spiegava che Ducati «non ha realmente bisogno del supporto dell’azionista» per sostenere il proprio programma industriale. In quel momento aveva anche precisato che «al momento non sta accadendo nulla a Borgo Panigale».
Successivamente, interpellato dai giornalisti alla presentazione delle iniziative per il centenario, Domenicali ha confermato che Ducati rientra tra le partecipazioni riesaminate dall’azionista, senza che sia stata presa una decisione definitiva, come riportato da Moto.it.
Per il marchio, entrato nel gruppo nel 2012, una cessione era già stata valutata e poi accantonata nel 2017. Oggi la questione si ripresenta nel quadro di una revisione più ampia delle attività Volkswagen. Le parole di Döllner confermano che la possibile vendita è tra le strade considerate; la scelta sul futuro di Ducati resta da compiere.