Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
Con lo scoppio del conflitto in Iran, i mercati energetici hanno reagito con prontezza: il Brent è passato da circa 72 a 79 dollari al barile (+10% in pochi giorni), mentre il gas TTF ha segnato un balzo del 25%, arrivando a sfiorare i 40 euro per megawattora (ai massimi da febbraio 2025). Il Codacons ha lanciato l'allarme: rincari in arrivo per famiglie e automobilisti elettrici, ma la realtà del mercato energetico italiano è più articolata, e vale la pena raccontarla per quello che è.
Il primo punto da chiarire riguarda il meccanismo con cui si forma il prezzo dell'elettricità in Italia. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è legato direttamente al petrolio, ma al PUN Index GME - il Prezzo Unico Nazionale - calcolato ora per ora dalla Borsa Elettrica italiana attraverso il Mercato del Giorno Prima (MGP). In questo sistema, produttori e fornitori presentano ogni giorno le proprie offerte di acquisto e vendita di energia per il giorno successivo, e il prezzo si determina tramite aste a offerte crescenti.
Il legame con il gas esiste, ma è indiretto: una quota importante dell'energia elettrica in Italia è prodotta tramite centrali a gas, e per questo motivo l'aumento del prezzo del gas comporta un aumento anche del PUN. Tuttavia, questo meccanismo non produce rincari istantanei in bolletta e, per chi ha un contratto a prezzo fisso non ha alcun impatto diretto, poiché i prezzi sono stati in qualche modo "congelati". Infatti, solo chi ha contratti indicizzati al PUN sente le variazioni in tempo quasi reale.
Insomma: un impatto ci può essere, ma non "nel giro di poche settimane" per tutti, come suggerito dall'allarme del Codacons. Dipende molto dal tipo di contratto che si ha con il proprio fornitore.
Il secondo punto - e forse il più trascurato - riguarda chi ricarica l'auto elettrica fuori casa. L'idea che il costo alla colonnina salga di pari passo con il prezzo del gas è semplicemente sbagliata, almeno allo stato attuale del mercato italiano.
Le tariffe di ricarica alle colonnine pubbliche sono del tutto scollegate dal costo effettivo dell'energia all'ingrosso, rappresentato dal PUN. Si tratta di una differenza sostanziale rispetto ai carburanti tradizionali, i cui prezzi sono invece influenzati dal costo del barile di petrolio. A confermarlo è l'Osservatorio di Adiconsum e TariffEV, che monitora mensilmente i prezzi dei principali operatori: nonostante il PUN fosse calato del 10% tra la fine del 2024 e marzo 2025, le tariffe dei gestori delle colonnine erano rimaste pressoché invariate.
Il prezzo alla colonnina dipende da altri fattori: la struttura tariffaria del singolo operatore - prezzo al kWh, quota fissa per sessione, componente a tempo o formule miste - l'app o il provider scelto e la potenza della colonnina. Alla stessa infrastruttura si possono trovare differenze di prezzo fino al 40% a seconda di chi si usa per pagare. Un mercato frammentato e opaco, dove la guerra in Iran incide marginalmente.
Facendo un bilancio della situazione: l'allarme del Codacons non è privo di senso, ma va contestualizzato. Sul fronte gas domestico, il rischio di rincari è reale se le quotazioni TTF rimangono elevate: il gas arriva direttamente dalle quotazioni internazionali e, in caso di prolungamento delle tensioni, le tariffe potrebbero effettivamente salire.
Per quanto riguarda le bollette elettriche, l'impatto dipenderà dal tipo di contratto e dai tempi del mercato (non sarà né immediato né uguale per tutti) e, per la ricarica pubblica, l'effetto sarà probabilmente minimo e comunque non proporzionale alle variazioni del gas o del petrolio, visto che i gestori fissano le tariffe con logiche commerciali proprie.