Guerra in Iran: benzina e diesel potrebbero salire di 30-40 centesimi, i possibili scenari

Guerra in Iran: benzina e diesel potrebbero salire di 30-40 centesimi, i possibili scenari
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Con 150 petroliere bloccate e i Pasdaran che vietano il passaggio, alle pompe di carburante potrebbero arrivare brutte notizie nei prossimi giorni
1 marzo 2026

La notizia che nessuno voleva sentire è arrivata: Usa e Israele hanno attaccato l'Iran, l'ayatollah Khamenei è morto, e lo Stretto di Hormuz - il collo di bottiglia attraverso cui passa circa il 20% del petrolio mondiale - è di fatto paralizzato. Per chi guida ogni giorno, la domanda è immediata e concreta: cosa succederà al prezzo della benzina e del diesel?

La risposta breve è: quasi certamente saliranno. Quanto e per quanto tempo dipende da come evolverà il conflitto nelle prossime ore e nei prossimi giorni.

Poche persone sanno dove si trova questo lembo di mare largo una quarantina di chilometri, eppure è uno dei luoghi più strategici del pianeta per chiunque abbia un'automobile. Attraverso quello stretto passano le petroliere provenienti da Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Iraq e Bahrein. In sostanza, quasi tutto il petrolio del Golfo Persico passa da lì.

I Pasdaran - la Guardia Rivoluzionaria iraniana - hanno già intimato via radio alle navi di fermarsi, dichiarando che la chiusura dello stretto è in corso. Al momento non risultano attacchi diretti alle petroliere, ma l'effetto pratico è già visibile: secondo Al Jazeera, che cita dati Reuters e Marine Traffic, almeno 150 navi cisterna hanno gettato l'ancora nelle acque aperte del Golfo, in attesa di capire cosa fare. Grandi compagnie di navigazione come MSC, CMA CGM e Hapag-Lloyd hanno già ordinato alle proprie navi di dirigersi verso porti sicuri e sospeso le prenotazioni per la regione.

I numeri da tenere d'occhio

Il Brent - il petrolio di riferimento per i mercati europei - era già salito oltre i 73 dollari al barile venerdì 27 febbraio, prima ancora che i missili colpissero l'Iran. Era il livello più alto da sette mesi, raggiunti già solo in previsione dell'attacco.

Le stime degli analisti divergono in base agli scenari:

  • Scenario breve: un conflitto rapido e contenuto potrebbe limitare il rialzo al 10-15%, con effetti temporanei sui prezzi alla pompa.
  • Scenario intermedio: Rystad Energy stima un aumento del greggio tra 5 e 20 dollari al barile in caso di guerra prolungata.
  • Scenario peggiore: con la chiusura prolungata di Hormuz, secondo alcuni esperti il barile potrebbe superare i 100 dollari (ipotesi degli analisti di Tortoise Capital) fino ad arrivare potenzialmente a 130 dollari al barile.

Tradotto in termini pratici: il prezzo della benzina verde in Italia, oggi intorno a 1,70-1,75 euro al litro, potrebbe subire aumenti significativi già nelle prossime settimane, con rincari che in uno scenario estremo potrebbero avvicinarsi anche ai 30-40 centesimi al litro.

Una domanda legittima è: non possono gli altri Paesi produttori aumentare la produzione e compensare? La risposta è: solo in parte. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti dispongono di oleodotti che scavalcano Hormuz, ma la loro capacità combinata è limitata: secondo il Center for Strategic and International Studies, al massimo si potrebbe deviare 3,4 milioni di barili al giorno (una goccia rispetto ai volumi abituali che transitano nello stretto).

L'OPEC+, che si riunisce proprio oggi domenica 1° marzo, potrebbe decidere di aumentare la produzione. Ma anche qui, in uno scenario così confuso, è probabile che i Paesi del cartello stiano aspettando di capire come si evolve la situazione prima di prendere decisioni.

C'è un ulteriore fattore che pochi considerano ma che potrebbe avere un impatto indiretto sui costi di trasporto e riscaldamento: dallo Stretto di Hormuz passa anche circa il 30% del gas naturale liquefatto mondiale, soprattutto dal Qatar. Un blocco prolungato farebbe quindi impennare anche i prezzi del gas, con effetti a cascata su tutta l'economia.

In Italia, i prezzi alla pompa non reagiscono istantaneamente alle quotazioni del greggio, ci sono raffinerie, contratti a lungo termine, accise e margini di distribuzione che smorzano e ritardano l'effetto. Tipicamente, un rialzo sostenuto del greggio si traduce in aumenti visibili alla pompa nel giro di 1-3 settimane.

 

 

Fonti: Il Sole 24 Ore (Sissi Bellomo), ANSA, Al Jazeera/Reuters, analisi Rystad Energy e Tortoise Capital, Center for Strategic and International Studies

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