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L’export di auto elettriche? Siete fuori strada. La prossima frontiera della mobilità per la Cina coincide con la diffusione di veicoli senza conducente. Il terreno di prova scelto da Pechino per questa accelerazione si trova in Medio Oriente.
Negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita, infatti, aziende cinesi come WeRide, Baidu e Pony.ai stanno espandendo rapidamente flotte di robotaxi e autobus autonomi, trasformando città come Abu Dhabi, Dubai e Riyadh in un laboratorio a cielo aperto per le auto del futuro.
Mentre negli Stati Uniti operatori come Waymo e Cruise restano concentrati sul mercato domestico, la Cina sfrutta il vantaggio di governi mediorientali pronti a sperimentare e investire. Il risultato è una partita strategica che intreccia tecnologia, infrastrutture e geopolitica, con il Medio Oriente sempre più centrale nella proiezione internazionale dell’industria auto cinese.
Secondo quanto riportato dal quotidiano cinese Global Times, l’espansione è già concreta. Nell’ottobre 2025 WeRide ha ottenuto un accordo esclusivo con l’emirato di Ras Al Khaimah per sviluppare un sistema di trasporto fondato su veicoli autonomi in vista dell’apertura del grande resort-casinò prevista nel 2027.
La società di Guangzhou opera già robotaxi ad Abu Dhabi - dove è attivo un servizio completamente driverless - e a Riyadh tramite la piattaforma Uber. La flotta mediorientale supera le 200 auto e l’obiettivo dichiarato è arrivare fino a 1.000 veicoli entro il 2027, con un’espansione progressiva nelle principali città del Golfo.
Anche Baidu, attraverso la divisione Apollo Go, ha avviato a Dubai la prima flotta internazionale fuori dalla Cina: 100 robotaxi entro il 2026 e 1.000 entro il 2028, in collaborazione con l’autorità stradale locale. Pony.ai, dal canto suo, punta a lanciare servizi completamente senza conducente già dal 2026 negli Emirati, dopo le prime fasi di test supervisionate. A proposito: i numeri confermano la scala dell’operazione. Apollo Go ha già superato i 17 milioni di corse cumulative a livello globale e 240 milioni di chilometri percorsi in modalità autonoma, dati che rafforzano la credibilità tecnologica delle auto cinesi sui mercati esteri.
Il Medio Oriente offre condizioni ideali per lo sviluppo delle auto autonome: clima stabile, infrastrutture moderne, normative favorevoli e obiettivi pubblici chiari. Gli Emirati puntano a rendere autonoma fino al 25% della mobilità urbana entro il 2030, mentre l’Arabia Saudita inserisce la guida senza conducente nel piano Vision 2030 per diversificare l’economia oltre il petrolio.
In questo contesto, la Cina propone non solo tecnologia ma anche modelli di finanziamento flessibili e partnership industriali, garantendo sovranità dei dati e integrazione locale delle piattaforme software. L’espansione nel Golfo si inserisce in una strategia del Dragone molto più ampia: dopo aver conquistato il primato globale nelle auto elettriche, Pechino punta a guidare la corsa alle auto senza conducente, replicando nel Medio Oriente il percorso già visto nell’elettrico.
Se le flotte continueranno a crescere e la fiducia dei consumatori aumenterà, il laboratorio del Dragone potrebbe diventare il modello di riferimento per l’adozione globale della mobilità autonoma. Con la Cina, va da sé, al centro della prossima trasformazione dell’industria automobilistica mondiale.