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I motori a combustione interna non sono destinati a scomparire, ma potrebbero semplicemente cambiare carburante. Mentre colossi come Toyota e Alpine continuano a sperimentare la combustione ad idrogeno nelle competizioni automobilistiche, una nuova alleanza d'eccellenza composta da Maserati, Bosch Engineering e Ligier Automotive ha svelato i risultati di un progetto di sviluppo avviato nel 2023.
Il protagonista dell'operazione è il celebre V6 Nettuno, il propulsore 3.0 litri biturbo che spinge i modelli di punta della casa di Modena (come la MCPura e la GT2 Stradale). Modificato per essere alimentato esclusivamente ad idrogeno "caldo", il motore è stato installato nel vano posteriore del laboratorio su ruote Ligier JS2 RH2.
La particolarità di questo progetto risiede nella conservazione della struttura fondamentale del motore di serie. La testata del V6, i due turbocompresori e il monoblocco sono rimasti esattamente gli stessi del propulsore a benzina di produzione. Le modifiche sostanziali hanno riguardato l'impianto di alimentazione, la gestione elettronica e il sistema di accensione:
Iniezione diretta di nuova generazione: la benzina lascia il posto agli iniettori diretti Bosch HIDI LCV, che introducono l'idrogeno direttamente nella camera di combustione (eliminando la pre-camera).
Gestione elettronica avanzata: il sistema è monitorato dalla Hydrogen Storage Control Unit (HSCU), una centralina dedicata che analizza costantemente pressione, temperatura e parametri di sicurezza, pronta a tagliare l'alimentazione in caso di anomalia.
Affidabilità ad alti regimi: le modifiche permettono di mantenere una combustione stabile anche quando si spinge il motore oltre la soglia dei 7.000 giri/min.
Il risultato finale di questo affinamento ingegneristico si traduce in prestazioni di assoluto rilievo: 653 CV di potenza massima e 880 Nm di coppia.
Se da un lato la combustione ad idrogeno permette di conservare il sound e la risposta tipica di un motore termico ad alte prestazioni annullando le emissioni di CO2 (sebbene permangano residue emissioni di NOx dovute alla combustione dell'aria), dall'altro impone sfide importanti sul fronte del peso.
L'idrogeno possiede una densità energetica per volume notevolmente inferiore rispetto alla benzina e, per garantire un'autonomia accettabile, la Ligier JS2 RH2 è stata equipaggiata con tre serbatoi in fibra di carbonio capaci di stoccare il gas a una pressione di 700 bar. Per ottimizzare il bilanciamento dei pesi, un serbatoio è stato posizionato dietro l'abitacolo e gli altri due lungo i fianchi del telaio.
L'integrazione di questi serbatoi ad alta pressione porta il peso complessivo della vettura a circa 1.450 kg, ovvero 300 kg in più rispetto alle varianti standard a benzina della compagine francese.
I dati raccolti con la Ligier JS2 RH2 serviranno da acceleratore tecnologico in vista delle future regolamentazioni sportive. La tecnologia della combustione a idrogeno è infatti uno dei pilastri su cui il Mondiale Endurance (WEC) e la 24 Ore di Le Mans puntano per la svolta ecologica prevista attorno al 2030.
L'unione tra Ligier e Maserati cela infine un suggestivo richiamo storico. La Ligier JS2 originale degli anni '70, che corse a Le Mans dal 1972 al 1975 arrivando seconda nell'edizione del '75, montava proprio un motore V6 Maserati (il C114 derivato dalla Citroën SM). A distanza di cinquant'anni, l'asse franco-italiano torna a collaborare, proiettando l'eredità del Tridente nell'era della mobilità a zero emissioni di carbonio.