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Dopo oltre tre decenni trascorsi dentro il BMW Group e sette anni alla guida dell’azienda, Oliver Zipse lascia ufficialmente la carica di CEO. Non si tratta di un addio improvviso, ma della conclusione di un percorso programmato che segna la fine di una delle leadership più influenti dell’automotive europeo contemporaneo. Dal 14 maggio 2026 il testimone passa a Milan Nedeljković, manager cresciuto anch’egli internamente alla casa bavarese e chiamato a gestire il prossimo capitolo industriale del marchio. Zipse non è stato semplicemente un amministratore delegato: è stato l’ingegnere che ha traghettato BMW attraverso la fase più complessa della storia recente dell’auto, quella in cui elettrificazione, digitalizzazione e geopolitica industriale hanno riscritto le regole del settore.
Nato a Heidelberg nel 1964 e laureato in ingegneria meccanica, Oliver Zipse entra in BMW nel 1991 come giovane trainee e non lascerà mai l’azienda fino al congedo odierno. La sua carriera è un manuale di crescita interna: sviluppo prodotto, pianificazione tecnica, produzione globale e direzione degli stabilimenti, fino alla nomina a CEO nel 2019. Proprio questa formazione industriale ha definito il suo stile manageriale. Zipse non era un visionario da slogan, ma un uomo di fabbrica: sotto la sua supervisione BMW ha rafforzato la rete produttiva internazionale mantenendo margini tra i migliori del settore nonostante dimensioni inferiori rispetto ai grandi gruppi globali.
Durante il suo mandato, il gruppo ha attraversato crisi globali senza precedenti — pandemia, shortage di semiconduttori e transizione energetica — riuscendo comunque a restare profittevole e preparando la nuova piattaforma “Neue Klasse”, destinata a definire le BMW del prossimo decennio. Non a caso nel 2026 Zipse è stato premiato come World Car Person of the Year, riconoscimento che ha sottolineato il ruolo centrale avuto nel guidare elettrificazione e digitalizzazione senza rinnegare il DNA dinamico del marchio.
Se c’è un tratto che ha reso Zipse una figura divisiva ma rispettata nell’industria, è stata la sua posizione sulla transizione energetica. A differenza di molti concorrenti, BMW sotto la sua guida ha rifiutato l’idea di abbandonare completamente i motori termici nel breve periodo, puntando invece su un approccio multi-tecnologico: elettrico, ibrido, endotermico efficiente e sviluppo dell’idrogeno. Nel suo ultimo intervento pubblico da CEO, Zipse ha persino criticato apertamente alcune politiche industriali europee, definendo dazi e divieti tecnologici come potenziali ostacoli alla competitività globale dell’industria automobilistica.
Una posizione coerente con tutta la sua gestione: accompagnare il cambiamento senza inseguire mode industriali. Questa strategia ha permesso a BMW di mantenere flessibilità produttiva e di evitare scelte irreversibili mentre il mercato elettrico evolveva più lentamente del previsto. L’uscita di scena arriva dopo 35 anni complessivi in azienda, secondo la tradizione BMW che favorisce successioni pianificate e continuità manageriale.