Liguria strangolata: l’assedio dei cantieri autostradali

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Da Ventimiglia a La Spezia, tutta la Liguria è nel caos, con le sue infrastrutture obsolete che continuano a esporre problemi infrastrutturali anche gravi. L'opportunità di correre ai ripari, durante il lockdown, è oggi soltanto un occasione persa

Liguria strangolata: l’assedio dei cantieri autostradali

Da oltre una settimana la Liguria è totalmente paralizzata dai lavori in corso su tutte le 6 autostrade che interessano la regione: la A10 Genova-Ventimiglia, la A12 Genova-Rosignano, la A15 La Spezia-Parma, la A7 Genova-Milano, la A26 Voltri-Gravellona, La A 6 Savona-Torino.
Sono lavori di manutenzione straordinaria, con carattere di urgenza, alle 100 gallerie giudicate carenti dalle ispezioni ministeriali. Alcune di queste - 16 in tutto - rappresentano un pericolo per la circolazione e necessitano di lavori senza sosta prima di essere riaperte al traffico.

In pratica non si riesce a percorrere neppure un tratto autostradale - fra due uscite - utilizzando entrambe le carreggiate. Le continue interruzioni costringono auto e soprattutto i grossi Tir a deviazioni, rallentamenti e restringimenti che già al mattino presto o nella notte inoltrata formano serpentoni bloccati. Il peggio è che molti veicoli, raggiunta la prima uscita dopo ore di coda, si riversano sulla via Aurelia, unica strada statale alternativa, che collega La Spezia con Ventimiglia, attraversando tutti i centri abitati. E che non è in grado di offrire alcuna soluzione. Anzi, quando si riempie, finisce col bloccare in una morsa soffocante anche i paesini. 

Doveva essere modificata ieri

La Liguria sta pagando uno scotto gigantesco alla politica gestionale delle 6 autostrade che dovevano aiutarla a uscire dall'immobilismo storico dovuto alla sua conformazione orografica, alla fragilità del territorio e alla debolezza delle sue infrastrutture. Invece, possiede ancora autostrade con le caratteristiche costruttive di 40 anni fa.

Si pensi che il tratto Genova-La Spezia è ancora a due corsie, senza quella di emergenza. E che, per colmo di presa in giro, i pannelli luminosi - 2 km prima di Recco - recitavano: "Sosta in corsia d'emergenza solo in caso di estrema necessità". Peccato che la corsia d'emergenza proprio non c'era e non c'è ancora. Infatti, poco dopo, a Chiavari, la scritta diventava: "Sosta in piazzola solo in caso di estrema necessità". E' vero ci sono alcune piazzole di emergenza, ma per entrarvi bisogna avere una buona mira e soprattutto non avere un Tir che spinge alle calcagna.

Per non parlare di modifiche strutturali che dovevano essere realizzate da molti anni: come, ad esempio, la microstazione di rifornimento fra Nervi e Recco, piazzata fra un viadotto e l'imbocco di una galleria, che più assassina di così non si può.

Entrarvi o uscirvi significa creare una perturbazione pericolosa al traffico, certa, documentata, da modificare ieri, con urgenza. Sapete quale misura hanno adottato in 35 anni? Un cartello che limita la velocità - mi pare - a 80 km/h, una volta c'era anche un autovelox. Per un'autostrada che costa al km il doppio di quelle francesi - nuove, a tre corsie più quella di emergenza - c'è da piangere. 

Sul lato opposto, da Genova a Ventimiglia, le cose non vanno meglio: hanno addirittura tratti in galleria a tre corsie, ma di quella d'emergenza neppure l'ombra. 

Non a norma per l'Europa

Le chiamiamo autostrade, ma in realtà, secondo le norme europee, non sono tali: colori delle gallerie, illuminazione, corsia di emergenza, stato di manutenzione dell'asfalto, sono le lacune più evidenti. Nei primi anni Duemila il ministro Nesi recepì le norme comunitarie sulle infrastrutture (c'erano anche le regole per progettare rotonde e marciapiedi) e stava per trasformarle in decreto, ma il suo successore, Lunardi, bloccò tutto.

Le concessionarie autostradali, soddisfatte, dissero che per adeguare le autostrade alle regole sarebbe stato necessario aumentare i pedaggi del 35%. Peccato che, da allora, i pedaggi sono cresciuti ugualmente, mentre lo stato di manutenzione delle autostrade liguri ha offerto al mondo la testimonianza più tragica che si poteva: il ponte Morandi, le volte cadute sulla A26, un viadotto scomparso sotto la frana, i verbali delle ispezioni modificati o edulcorati, il calcestrutto deteriorato sotto i viadotti, e ora i cantieri eterni che strangolano la Liguria. 

Da qualche settimana, cittadini, associazioni, sercenti e studi legali hanno dato vita a un comitato, intitolato a San Cristoforo (patrono degli automobilisti) che ha presentato un esposto-denuncia alla  Procura di Genova, per rivendicare il mancato servizio nonostante gli aumenti dei pedaggi applicati da oltre 9 anni in Liguria. Tali aumenti erano stati giustificati, da tutte le concessionarie, per effettuare la  manutenzione normale e straordinaria, e - da Aspi - per la costruzione della Gronda Nord. Ora, gli automobolisti chiedono, a buon diritto, di essere risarciti del danno, che continua ogni giorno e ogni notte nelle soste interminabili per i cantieri eterni. E non è retorica.

Un solo, desolato mugugno ligure, l'abbiamo ascoltato più volte in questi giorni di supplizio: "Ma perchè nessuno, né al Governo né ad Autostrade, ha usato il cervello per stabilire di lavorare durante il periodo di lockdown - quando non c'era anima viva in giro - mentre ora, che noi ripartiamo, bloccano tutto? E non sappiamo neppure fino a quando"

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