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Questa particolare Mercedes-AMG GT 63 Coupé non è una vettura sportiva come tutte le altre. Le foto spia mostrano infatti una serie di tecnologie inedite dedicate alla guida autonoma, mentre il collaudatore, anche nelle curve, mantiene le mani lontane dal volante in pelle, pronto a intervenire solo in caso di necessità. AMG ha utilizzato inizialmente la vettura per effettuare una mappatura dei margini del Nürburgring. Dopo un primo passaggio a bassa velocità lungo il lato destro del circuito, il pilota collaudatore della divisione sportiva Mercedes ha ripetuto la procedura sul lato sinistro, impiegando circa 25 minuti per ciascuna delle due sezioni. Un dettaglio tutt'altro che casuale: la GT 63 ha infatti viaggiato molto vicino ai bordi della pista, raccogliendo una grande quantità di informazioni sulla propria posizione e sull'ambiente circostante.
Particolarmente evidente è l'equipaggiamento installato sul tetto. Potrebbe comprendere sistemi GPS, sensori lidar, sofisticate videocamere o altre tecnologie di rilevamento. In ogni caso, questo hardware dedicato alla mappatura non fa parte della dotazione standard della GT 63 stradale. Completata la fase di acquisizione dei dati, la stessa GT 63 è tornata in pista, questa volta per mettere alla prova il sistema di guida autonoma a una velocità volutamente prudente. Osservando più attentamente le immagini, si nota il collaudatore con il casco e le mani posizionate vicino al volante, ma senza una presa chiaramente visibile. Dietro al volante è inoltre presente una videocamera. Tutti questi elementi fanno pensare che il conducente non fosse impegnato nella guida vera e propria, ma svolgesse principalmente il ruolo di supervisore e di eventuale sistema di sicurezza in caso di malfunzionamento dell'automazione.
Anche il comportamento della vettura sembra confermare questa interpretazione. La GT 63 frenava con largo anticipo rispetto a quanto sarebbe necessario durante un giro veloce al Nürburgring e affrontava le uscite dalle curve accelerando con estrema cautela. L'obiettivo, quindi, non era dimostrare quanto velocemente potesse andare il sistema autonomo, bensì verificare la sua capacità di raccogliere e utilizzare correttamente le informazioni del circuito. Il primo giro effettuato in modalità autonoma è durato poco meno di 20 minuti. Una volta rientrata ai box, AMG ha analizzato i dati raccolti e apportato alcune modifiche al software prima di rimandare nuovamente in pista la coupé a trazione posteriore privilegiata. Il secondo giro è risultato più veloce, ma la GT 63 è rimasta comunque estremamente lenta rispetto alle prestazioni che un pilota umano, sfruttando la guida manuale e il proprio giudizio, potrebbe ottenere in una situazione in cui il tempo sul giro è la priorità. Il test rappresenta tuttavia un passaggio significativo: AMG sembra essere interessata non soltanto alle prestazioni pure, ma anche allo sviluppo di sistemi di guida autonoma capaci di interpretare con precisione un ambiente complesso e impegnativo come quello del Nürburgring. Prima della velocità, in questa fase, viene dunque l'affidabilità.