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Nati oggi: Nigel Mansell

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Compie 65 anni l’ex-campione del mondo di F1 inglese che infiammò gli anni Ottanta e Novanta, con Lotus, Williams e Ferrari

Un nome mitico per chi ha vissuto le gare di F1 negli anni Ottanta e Novanta, quello di Nigel Ernest James Mansell. Nacque l’8 agosto 1953, segno del Leone, corse fino al 1995 e fu iridato quasi a mani basse nel 1992, dopo esser stato ben tre volte solo “vice” ma si è poi rifatto negli USA, per tempistica, vincendo quarantenne il campionato Indycar (CART) al suo primo colpo.

Dietro quei baffi che a lungo lo hanno contraddistinto e un’immagine da tranquillo signore britannico che ama il golf, una grinta da consumato pilota che gli valse il soprannome inerente il suo segno: Leone, appunto. Idolo di molti quarantenni odierni, per come non si risparmiava in pista, capace di far vincere per primo, alla sua prima uscita in Rosso, la complicata Ferrari 640 dotata di cambio al volante nel 1989. Non raccolse tutto quanto avrebbe potuto a Maranello, per questioni anche “politiche” dicono quelli che lo preferivano ai compagni, ma i tifosi gli rimangono fedeli, più che a rivali come appunto Prost, compagno sulla Rossa. Di lui Senna aveva grande rispetto, sebbene in pista sfiorarono il dramma più volte, nei loro duelli accesi, non senza polemiche e accuse, a caldo. Sentimento di amicizia non propriamente reciproco con un altro brasiliano, iridato di quegli anni: Nelson Piquet, compagno titolato di Mansell a fine anni Ottanta, sulla Williams Honda.

Mansell accompagna Senna ai box: altri tempi
Mansell accompagna Senna ai box: altri tempi

F1 di altri tempi, quella in cui Nigel tirava con la mazza da golf prima e poi, senza essere un super atleta maniaco della preparazione, sua, o del metodo di lavoro, altrui, si infilava blandamente il casco, nei box di Monza, sotto il sole di Agosto (perché ai tempi, per fortuna, la F1 faceva lunghi test a Monza, ndr). Abbassata la visiera diveniva un altro e pestando anche troppo il piede, uscendo dalla pit dopo ore di fischi delle tifoserie in attesa, poteva capitare che letteralmente “tritava” quanto di nobile si trovasse nel tiratissimo V12 3500 (che a Monza, sul veloce, “doveva” dominare, ogni settembre) allagando la pista d’olio. Se stavi in quella mitica pit-lane al tempo, da ragazzetto, quando la sicurezza non imponeva certi limiti, te la facevi letteralmente dentro a trovartelo passare lì a pochi centimetri, dal nulla, appena acceso il motore della Rossa; il contrario di quanto avresti pensato osservandolo rientrare ai box con il casco in mano, dopo qualche guasto o incidente, che ai tempi non era raro.

Mansell cade dopo aver concluso il GP USA 1984 spingendo la sua Lotus
Mansell cade dopo aver concluso il GP USA 1984 spingendo la sua Lotus

 

Tra le imprese eroiche più popolari di Nigel Mansell, oltre i sorpassi a danno di Ayrton Senna che pochi altri riuscivano e le innumerevoli battaglie "sudate" fino all'ultimo, quell’arrivo al GP USA 1984: dove spinse la sua Lotus senza benzina fino al traguardo, cadendo poi a terra; avrebbe potuto vincere.

Fedele ai team britannici come lui, salvo la Ferrari che, quando disse di abbandonare elogiò comunque quale "più grande squadra" senza di certo scordare i primi piatti che gli offriva la cucina locale, una volta tornato da Sir. Frank (tra le frasi da neo ferrarista si ricorda una calorosa "Fettuccini very good"). Con i media usava spesso dire due sole parole, non sufficienti a rendere il contenuto del lavoro, suo e del team, ma sempre uguali e utili a togliersi il peso di certe interviste: “Fantastic Job”.

 

OMF

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