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C'era una volta la leggenda della gomma fresca. Quella idea - diffusa a piene mani da qualche portale di e-commerce con slogan del tipo "qui si vendono gomme fresche" - secondo cui un pneumatico prodotto pochi mesi fa sarebbe intrinsecamente più sicuro di uno uscito dalla fabbrica tre anni prima. Ebbene, ieri mattina, sul circuito di Varano de' Melegari, Assogomma - l'associazione italiana dei produttori di gomma - ha preso quella leggenda, l'ha messa in pista letteralmente, e l'ha demolita dati alla mano.
La giornata, battezzata "Pneumatici sotto controllo", ha riunito giornalisti, tecnici e addetti ai lavori in una serie di cinque prove dinamiche condotte con vetture strumentate e istruttori della Scuderia De Adamich. L'obiettivo dichiarato: offrire evidenze oggettive, ripetibili e confrontabili su come la profondità di scolpitura, la pressione di gonfiaggio e - appunto - la data di fabbricazione influenzino (o meno) il comportamento del veicolo in termini di sicurezza e consumi.
Il risultato è stato, per molti versi, sorprendente nella sua chiarezza. Non c'è stato un solo test in cui la data di produzione abbia fatto la differenza. Le differenze vere, misurabili e pericolose, vengono da altrove: dalla pressione sbagliata, dalla posizione sbagliata, da un battistrada consumato messo dove non dovrebbe stare.
La prima prova è quella più attesa, quella attorno a cui ruota l'intera narrazione di marketing della "gomma fresca". Due vetture identiche, stessa marca e modello di pneumatico (Michelin, misura 225/40 R19 89W all'anteriore e 255/35 R19 92W al posteriore), stessa pista, stesso fondo: l'unica differenza è la data di produzione. Una vettura monta pneumatici di produzione recente, l'altra pneumatici correttamente conservati per un periodo significativamente più lungo.
Ogni pilota esegue due frenate a 70 km/h e due a 90 km/h, in rapida successione su fondo asciutto. La distanza di arresto viene rilevata dal sistema DriftBox installato a bordo di entrambe le vetture, calcolata sul tratto di decelerazione compreso tra la velocità di ingresso e i 5 km/h. Il protocollo è rigoroso: limitatore per l'ingresso in frenata, riferimento fisso per l'azionamento del pedale.
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Parametro |
Risultato rilevato |
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Velocità di ingresso (test 1) |
70 km/h |
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Velocità di ingresso (test 2) |
90 km/h |
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Spazio di frenata a 70 km/h (da 70 a 5 km/h) |
16,66 m (medio) |
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Spazio di frenata a 90 km/h (da 90 a 5 km/h) |
28,05 m (medio) |
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Differenza tra gomme recenti e conservate |
±10 cm (nell'ordine della variabilità di prova) |
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Vantaggio sistematico di un equipaggiamento |
Nessuno |
Le differenze sono nell'ordine di pochissimi centimetri, inerenti alla variabilità naturale delle prove stesse, con risultati a volte a favore dei pneumatici recenti e a volte di quelli conservati. Nessuna tendenza sistematica.
In altre parole: un pneumatico correttamente conservato anche per oltre tre anni si comporta in frenata esattamente come uno uscito dalla fabbrica pochi mesi fa. Il dato è chiaro, ripetibile e ottenuto con strumentazione professionale.
Il secondo test replica la metodologia su fondo bagnato artificialmente, condizione notoriamente più selettiva per i pneumatici. In questo caso i pneumatici sono Pirelli, misura uniforme 225/40 R19 89W su tutti e quattro gli assi. Le velocità di ingresso sono 50 e 70 km/h, con frenata a fondo fino all'arresto completo.
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Parametro |
Risultato rilevato |
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Velocità di ingresso (test 1) |
50 km/h |
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Velocità di ingresso (test 2) |
70 km/h |
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Spazio di frenata a 50 km/h (da 50 a 5 km/h) |
9,95 m (medio) |
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Spazio di frenata a 70 km/h (da 70 a 5 km/h) |
19,62 m (medio) |
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Differenza tra equipaggiamenti |
±10 cm |
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Vantaggio sistematico di un equipaggiamento |
Nessuno |
Anche sul bagnato, terreno storicamente difficile per le mescole che con il tempo potrebbero - in teoria - indurirsi o alterarsi, il risultato è identico: nessuna differenza apprezzabile, purchè il pneumatico sia stato conservato correttamente seguendo le raccomandazioni ETRTO. La variabilità osservata è quella intrinseca di qualsiasi prova dinamica ripetuta su un circuito reale, non il segnale di una differenza strutturale tra i due equipaggiamenti.
Questa è la prova che ha lasciato il segno più visibile - e fisicamente percepibile - nell'arco dell'intera giornata. Non perché abbia sorpreso i tecnici, ma perché ha reso evidente in modo diretto e drammatico un concetto che molti automobilisti ignorano: la posizione in cui monti il pneumatico in condizioni migliori è determinante per la sopravvivenza del veicolo in curva su fondo bagnato.
Entrambe le vetture percorrono la stessa curva a velocità compresa tra 70 e 80 km/h su fondo bagnato, per 2-3 passaggi ciascuna. Il setup prevede due vetture con pneumatici Goodyear misura 225/40 R18 92W, configurate in modo opposto:
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Configurazione |
Descrizione |
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Vettura 1 (corretta) |
Anteriore: battistrada usurato a 2,5 mm — Posteriore: battistrada nuovo |
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Vettura 2 (a rischio) |
Anteriore: battistrada nuovo — Posteriore: battistrada usurato a 2,5 mm |
La vettura con le gomme migliori al posteriore supera la prova brillantemente. Quella con le gomme usurate al retrotreno manifesta un evidente sovrasterzo fino alla perdita di aderenza.
Il sovrasterzo - il comportamento per cui il retrotreno tende a scodare e a superare l'anteriore - è ben più pericoloso del sottosterzo (che porta la vettura a allargare la traiettoria). Il sottosterzo, in genere, il conducente lo percepisce e istintivamente tende a correggere alzando il piede; il sovrasterzo invece si sviluppa rapidamente, richiede riflessi immediati e, su una vettura di serie guidata da un non-professionista, porta quasi inevitabilmente alla perdita di controllo.
Il messaggio pratico per ogni automobilista è inequivocabile: le gomme in condizioni migliori vanno sempre montate sull'asse posteriore, specialmente in caso di acquazzoni estivi improvvisi. Un concetto semplice, ma ignorato da una larga parte degli automobilisti — e spesso anche da officine poco attente.
La quarta prova sposta l'attenzione sulla manutenzione ordinaria: la pressione dei pneumatici. Due Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio con pneumatici Bridgestone (245/35 R19 all'anteriore, 285/30 R19 al posteriore) percorrono lo stesso tratto di pista con configurazioni diverse:
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Configurazione |
Pressioni impostate |
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Vettura 1 — pressioni corrette |
Anteriore: 2,4 bar — Posteriore: 2,2 bar |
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Vettura 2 — sotto-gonfiaggio (−10/15%) |
Anteriore: ~2,1 bar — Posteriore: ~1,9 bar (circa −0,3 bar) |
Le differenze di prontezza, precisione e comfort emergono durante la guida, anche se - ed è questo uno dei messaggi chiave della giornata - non sono sempre percepibili da un guidatore comune a meno che non scatti la spia del TPMS* (Tyre Pressure Monitoring System).
Pressione insufficiente significa spalla più deformata, impronta a terra irregolare, temperatura operativa più elevata, usura accelerata sulle spalle del battistrada. Tutto questo si traduce in costi maggiori e sicurezza ridotta, spesso in modo invisibile.
*I moderni sistemi TPMS sono certamente un utile supporto, ma non sostituiscono la periodica manutenzione manuale della pressione. La spia si accende con riduzioni significative, ma uno pneumatico sotto-gonfiato del 10-15% può già compromettere sicurezza, usura e consumi senza attivare alcun allarme.
L'ultima prova è forse la più concreta in termini economici e ambientali. La stessa vettura percorre due sequenze da 10 giri omogenei: prima con pressioni conformi al manuale, poi con sotto-gonfiaggio di 0,5 bar su entrambi gli assi. I pneumatici sono Continental, misura 255/45 R20 105V XL.
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Configurazione |
Dettaglio pressioni |
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Config. A — pressioni corrette |
Anteriore: 2,3 bar — Posteriore: 2,5 bar |
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Config. B — sotto-gonfiaggio |
Anteriore: 1,8 bar — Posteriore: 2,0 bar (−0,5 bar) |
Al termine di ciascuna sequenza il carburante consumato viene misurato con precisione tramite rabbocco puntuale con recipiente graduato. Il risultato è netto:
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Dato rilevato |
Valore |
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Aumento dei consumi con −0,5 bar di pressione |
Dal 12% al 15% |
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Condizioni di prova |
Stessa vettura, stesso pilota, stesso stile di guida, stessa distanza |
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Impatto ambientale |
Incremento proporzionale delle emissioni nocive |
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Impatto economico |
Significativo, su base annua e considerando il costo attuale del carburante |
Su base annua, per un automobilista medio che percorre circa 15.000 km, un sotto-gonfiaggio costante di mezzo bar si traduce in centinaia di euro bruciati inutilmente alla pompa di benzina, soprattutto in questo periodo dove i cabruranti hanno un sovrapprezzo.
Uno degli aspetti più interessanti della giornata riguarda la corretta interpretazione della data di fabbricazione riportata su ogni pneumatico attraverso il codice DOT. Molti consumatori - e, va detto, anche qualche operatore del settore - hanno sviluppato una vera e propria ossessione per questo dato, trasformandolo in un indicatore di qualità.
La realtà tecnica è molto diversa: la data di produzione non è un indicatore di prestazione né, di per sé, un indicatore di sicurezza. È un'informazione per il costruttore: permette di tracciare ogni lotto di pneumatici lungo l'intera catena distributiva, così da poter attivare una procedura di richiamo qualora si accertassero - a posteriori - difettosità di produzione in una specifica settimana di fabbricazione.
Quelle raccomandazioni - scaricabili gratuitamente dal sito www.pneumaticisottocontrollo.it - riguardano condizioni di stoccaggio (temperatura, umidità, esposizione alla luce, assenza di ozono e solventi) e valgono per ogni soggetto della filiera: produttore, distributore, grossista, rivenditore e consumatore finale.
Le dichiarazioni di alcuni portali online che promettono vantaggi prestazionali per i prodotti di recente manifattura - arrivando fino allo slogan "qui si vendono gomme fresche" - sono quindi "prive di fondamento tecnico", come dichiarato esplicitamente da Assogomma, e i test di ieri ne hanno fornito la dimostrazione empirica.
Tirando le fila di una giornata densa di dati, si possono sintetizzare cinque principi fondamentali che ogni automobilista dovrebbe tenere a mente:
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Principio |
Cosa fare |
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1. La data non conta (se conservati bene) |
Non farsi condizionare dalla data DOT: ciò che conta è la corretta conservazione, non l'anno di produzione. |
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2. Le gomme migliori vanno al posteriore |
In caso di equipaggiamenti misti (battistrada diverso), montare sempre le gomme con più scolpitura sull'asse posteriore. |
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3. Controllare la pressione regolarmente |
Non affidarsi solo al TPMS: verificare la pressione almeno una volta al mese e prima dei viaggi lunghi. |
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4. La pressione giusta fa risparmiare |
Con −0,5 bar si consumano dal 12% al 15% di carburante in più: un costo invisibile ma reale. |
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5. L'ambiente inizia dal gonfiaggio |
Pressione corretta = meno emissioni, meno usura, meno rifiuti da pneumatici fuori uso. |
"Pneumatici sotto controllo" è molto più di una giornata promozionale. È un atto di comunicazione scientifica in un settore — quello dei pneumatici — in cui la disinformazione commerciale si mescola pericolosamente con la sicurezza stradale. Assogomma ha scelto il circuito di Varano de' Melegari come laboratorio a cielo aperto, con strumenti di misura professionali, istruttori qualificati e condizioni ripetibili: tutto il contrario di un test costruito ad arte per dimostrare una tesi.
I dati emersi ieri, se divulgati adeguatamente, potrebbero cambiare le abitudini di milioni di automobilisti italiani. Non servono investimenti, non servono nuove tecnologie: basta un manometro, una buona manutenzione e sapere dove mettere la gomma giusta. Tre cose alla portata di tutti — a patto di avere le informazioni corrette.
La prossima volta che qualcuno vi offrirà «gomme fresche» come garanzia di sicurezza, potrete rispondergli con un dato preciso: ±10 centimetri di distanza di frenata, indistinguibile dalla variabilità naturale del test. Fresco o stagionato, non fa differenza. La differenza la fate voi, con la pressione giusta e le gomme montate nel posto giusto.