Ponte Morandi, arriva la sentenza: 12 anni all'ex Ad Castellucci e 32 condanne totali

Ponte Morandi, arriva la sentenza: 12 anni all'ex Ad Castellucci e 32 condanne totali
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A otto anni dalla tragedia che costò la vita a 43 persone, i giudici si pronunciano sui vertici di Aspi, Spea e del Ministero. Delusione della difesa, mentre i familiari delle vittime accolgono positivamente il verdetto.
16 luglio 2026

A otto anni dal tragico 14 agosto 2018, giorno in cui il collasso del viadotto Polcevera spezzò la vita di 43 persone, il processo sul crollo del Ponte Morandi è giunto al suo primo e fondamentale snodo giudiziario. L'ex amministratore delegato di Autostrade per l'Italia (Aspi), Giovanni Castellucci, è stato condannato in primo grado a 12 anni di reclusione per crollo colposo e omicidio stradale (con l'assorbimento del reato di omicidio colposo semplice).

La pena stabilita dai giudici risulta inferiore ai 18 anni e 6 mesi richiesti dalla Procura, ma segna un punto di svolta storico nell'accertamento delle responsabilità. In totale, la sentenza ha decretato 32 condanne, per un ammontare complessivo di quasi 200 anni di carcere, e 25 proscioglimenti tra assoluzioni e prescrizioni. Esclusa, per tutti gli imputati, l'aggravante lavoristica.

Le condanne per i vertici aziendali e ministeriali

Oltre alla figura centrale di Castellucci, il verdetto ha colpito duramente tutta la catena di comando e controllo legata all'infrastruttura. Michele Donferri Mitelli, ex numero tre di Aspi e responsabile delle manutenzioni, è stato condannato a 11 anni (l'accusa ne chiedeva 15 e mezzo). Per Paolo Berti, ex numero due di Autostrade, la pena inflitta è di 5 anni e sei mesi, a fronte dei 12 anni e mezzo richiesti. Stessa condanna (5 anni e sei mesi) per Antonino Galatà, ex amministratore delegato di Spea, la società satellite di Aspi incaricata del monitoraggio dell'infrastruttura.

Non è stata esentata dalle responsabilità la struttura di vigilanza statale: Mauro Coletta, ex direttore della vigilanza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è stato condannato a 5 anni (la metà dei 10 anni richiesti). Durante il processo, Coletta si era difeso lamentando una grave carenza di personale ministeriale e sostenendo che le ispezioni pratiche spettassero unicamente alle società concessionarie.

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Tagli alle manutenzioni o difetti occulti: le tesi in aula

L'intero impianto accusatorio, portato avanti dai pm Walter Cotugno e Marco Airoldi, si è basato sull'ipotesi di una precisa politica aziendale di Autostrade: attuare tagli sistematici e consapevoli alle manutenzioni al solo scopo di massimizzare profitti e dividendi. Secondo la Procura, il disastro si sarebbe potuto evitare se il progetto di rinforzo della pila 9 - quella tragicamente collassata - non fosse stato colpevolmente ritardato. I magistrati hanno inoltre ricordato come lo stesso progettista dell'opera, Riccardo Morandi, avesse a suo tempo raccomandato un'attenzione costante e verifiche specifiche, che avrebbero potuto certificare per tempo l'insicurezza della struttura.

Diametralmente opposta la tesi delle difese. I legali hanno puntato sull'esistenza di un difetto costruttivo originario, un vero e proprio vizio occulto degli stralli (i colossali tiranti del ponte) che avrebbe innescato una corrosione invisibile e impossibile da diagnosticare. Lo stesso Castellucci, difendendosi in aula, aveva paragonato il crollo a "un tumore senza sintomi", dichiarandosi "responsabile ma non colpevole" data l'impossibilità, per l'Ad di una struttura complessa come Aspi, di supervisionare personalmente le singole ispezioni.

Per l'ex supermanager, che attualmente si trova recluso nel carcere di Opera, la condanna odierna si va a sommare a un'altra pesantissima sentenza: i 6 anni diventati definitivi nel 2025 per la strage del viadotto Acqualonga di Monteforte Irpino (Avellino), dove persero la vita 40 persone precipitate nel vuoto a bordo di un autobus.

Le reazioni alla sentenza

Il momento della lettura del dispositivo, a cui ha assistito anche la sindaca di Genova Silvia Salis recatasi in Tribunale per stringere la mano ai parenti delle vittime, ha generato reazioni contrastanti tra le parti. Tra i familiari, che da anni chiedono giustizia per quel 14 agosto, prevale un senso di pacato sollievo. "Dodici anni? Direi che per Castellucci va bene", ha commentato a caldo Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo Vittime di Ponte Morandi, accogliendo positivamente la decisione della corte.

Di tutt'altro avviso la difesa dell'ex Ad di Aspi, pronta a dare battaglia nei successivi gradi di giudizio. L'avvocato Carlo Alleva non ha usato mezzi termini, definendo il verdetto una "sentenza profondamente sbagliata" e confermando la volontà di ricorrere in appello: "Credo nelle ragioni che abbiamo esposto in sede difensiva, faremo tutto quello che occorre per andare avanti: il processo non finisce qui, siamo solo al primo grado".

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