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C'è un momento preciso in cui l'auto elettrica smette di essere una promessa e diventa un'abitudine. Non è quando la compri, né quando la guidi per la prima volta. È quando ti fermi a ricaricarla per la seconda o la terza volta, quasi senza pensarci. È lì che la mobilità elettrica diventa davvero quotidiana.
Ma quel momento di sosta - venti minuti, mezz'ora, a volte di più - racconta ancora una storia incompleta. Le infrastrutture di ricarica, nella maggior parte dei casi, sono ancora pensate come strumenti tecnici: efficienti, visibili, funzionali, ma a volte ancora un po’ lontane dall'idea che quel tempo potrebbe diventare qualcosa di diverso da un'attesa
Con la diffusione crescente dei veicoli elettrici, il tema dell'infrastruttura di ricarica si sta spostando dal piano puramente tecnico a quello dell'esperienza. Non si tratta più soltanto di quanti kilowatt eroga una colonnina, ma di come è fatta, dove si trova, come si integra nel contesto urbano o extraurbano in cui è inserita, e cosa offre all'e-driver mentre aspetta.
È una trasformazione silenziosa ma significativa, le aree di ricarica stanno cominciando a somigliare sempre di più a piccoli hub di mobilità: punti riconoscibili, progettati con attenzione ai materiali, all'ergonomia, alla relazione con lo spazio circostante. La direzione è chiara: la sosta non è un problema da minimizzare, ma un'opportunità da progettare.
In questo senso, quello che sta succedendo nel mondo della ricarica non è poi così diverso da quello che è già successo in altri ambiti del design urbano. Le pensiline degli autobus, le stazioni della metropolitana, i punti di bike sharing: tutti luoghi che un tempo erano pensati esclusivamente in chiave funzionale e che nel tempo sono diventati oggetto di attenzione progettuale, perché si è capito che la qualità dello spazio influisce sull'esperienza e, in ultima analisi, sull'adozione del servizio.
È in questo contesto che si inserisce la partnership annunciata a inizio marzo tra Plenitude, attraverso la sua controllata Plenitude On The Road, e Pininfarina. L'accordo prevede la progettazione e lo sviluppo di un nuovo design per le aree di ricarica di Plenitude: stazioni concepite come spazi distintivi e riconoscibili, capaci di adattarsi a contesti diversi - urbani o periferici, autostradali o residenziali - mantenendo una coerenza estetica e funzionale.
La casa di design di Cambiano, fondata nel 1930 e da quasi un secolo sinonimo di stile automobilistico italiano nel mondo, porta in questa collaborazione le sue competenze in architettura, ergonomia, qualità dei materiali e integrazione ambientale. Un approccio multidisciplinare che, applicato alle infrastrutture di ricarica, punta a trasformare la colonnina da elemento neutro a elemento caratterizzante del paesaggio urbano.
Paolo Martini, Head of E-Mobility Recharge Solutions di Plenitude e AD di Plenitude On The Road, ha inquadrato l'accordo come un tentativo di cambiare il modo in cui le persone vivono i luoghi della ricarica, puntando su servizi sempre più personalizzati e adattabili. Paolo Dellachà, AD di Pininfarina, ha sottolineato la volontà di trasformare le aree di ricarica in spazi accoglienti e integrati nel territorio, nella convinzione che il design possa essere un acceleratore concreto del cambiamento.
La partnership non è solo progettuale: include anche l'installazione di quattro punti di ricarica Plenitude On The Road presso la sede di Pininfarina a Cambiano, in provincia di Torino. Due colonnine a corrente alternata (AC) fino a 22 kW e due a corrente continua (DC) fino a 50 kW, che serviranno concretamente il sito e si inseriscono nel percorso di evoluzione ESG della design house.
Al di là dell'annuncio in sé, questa partnership segnala qualcosa di più strutturale: la consapevolezza, da parte degli operatori del settore, che la qualità dell'esperienza di ricarica è diventata una variabile competitiva. In un mercato in cui la differenziazione tecnica tra le diverse realtà tende ad assottigliarsi - le colonnine fast e ultrafast si moltiplicano, i protocolli si standardizzano - il design e l'esperienza diventano elementi di distinzione.
Non è un caso che a muoversi in questa direzione sia proprio Plenitude, che con 23.000 punti di ricarica ha già una rete di dimensioni significative e che ora punta a caratterizzarla anche dal punto di vista visivo e esperienziale. E non è un caso che il partner scelto sia Pininfarina: un nome capace di comunicare qualità e italianità in modo immediato, con una storia nel design che va ben oltre l'estetica della carrozzeria di un’automobile.
Il progetto è in fase di sviluppo. Ma la direzione è tracciata: le infrastrutture di ricarica stanno crescendo e con esse cresce anche l'attenzione a come le viviamo. Perché fermarsi a ricaricare, nel tempo, dovrà sembrare sempre meno un'interruzione e sempre più una parte naturale del viaggio.
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