Sandro Munari, il ritratto della nostra passione se n’è andato

Sandro Munari, il ritratto della nostra passione se n’è andato
Pubblicità
La fine di una storia e una leggenda che non finirà. Lancia, Fulvia Coupé, Stratos, Ferrari, Lamborghini, Alfa Romeo. “Ferri” cui Sandro ha dato un colore e, soprattutto, un’anima, per lasciare scolpita per sempre una passione tutta italiana
28 febbraio 2026

Bologna, 28 Febbraio. Il “Drago” se n’è andato. Ma a dire la verità vedo ben poco di così aggressivo e pericoloso in quell’immagine di Sandro Munari che ho impressa nella mente. Vedo un viso gentile, una persona sensibile, un modo di vedere la vita e di interpretarla secondo una visione ampia, originale, personale. Vedo una bella persona, insomma, caratterizzata nell’immaginario globale da un modo di guidare, quello sì letale, totalmente indipendente dal phisique du role che gli si è voluto attribuire con il nickname. In questo modo sono portato ad enfatizzare le doti del fuoriclasse, del Campione che ha segnato a fuoco un’epoca e una specialità, ma anche dell’uomo che ha acceso in così tanti di noi una passione forte e purissima.

Naviga su Automoto.it senza pubblicità
1 euro al mese

Ormai vicino aagli 86 anni, li avrebbe compiuti il 26 Marzo prossimo, Sandro Munari lottava da tempo con la malattia. Non il primo né l’ultimo, ma verrebbe da augurarsi che sia invece e finalmente l’ultimo, proprio perché Sandro ultimo non è mai stato, non poteva esserlo. La sua è quel genere di indole che scarta la sconfitta per concentrarsi sulla vittoria. Sandro Munari, un vincente esemplare. Ma la passione, si sa, soprattutto nel Motorsport nasce dal mezzo, dal ferro, dal ruggito, dallo stridore delle gomme e dalle sciabolate di azioni che noi umani non siamo in grado che di immaginare. Per me Sandro Munari è stato prima di tutto la Fulvia Coupé HF e la Stratos, due irripetibili opere meccaniche che il Pilota aveva riunito in quel bouquet sensazionale che comprendeva il primo, antesignano del Mondiale Rally Piloti, la Coppa FIA, 1977, e soprattutto quei quattro leggendari Monte-Carlo, nel 1972 con la piccola trazione anteriore e nel ‘75, ‘76, ‘77 in quella tripletta con la belva motorizzata Ferrari. Prima con Mario Mannucci e poi con Silvio Maiga.

Il trasporto della passione, tuttavia, porta Munari a colorare altre imprese e avventure, se non leggendarie comunque mitiche, e altre vetture e tipi di macchina, come la barchetta Ferrari 312 PB sulle curve della Targa Florio 1972 e sui cordoli da capogiro di Zeltweg, sempre con Arturo Merzario, o le Lamborghini LM della Dakar e Rally dei Faraoni, o quella Iso Ford di Frank Williams che avrebbe dovuto essere il debutto in Formula 1 in Sud Africa, non fosse intervenuto un altro uomo, Cesare Florio, a far valere il contratto. Il tempo di cambiare, il tempo di passare il testimone ispirando, sono parole del bi-campione del Mondo insieme a Tiziano Siviero, di Miki Biasion, un’intero Paese di passione. Noi l’abbiamo conosciuto sempre troppo al volo, passaggi di colore e di suono indimenticabili, rigorosamente di notte nei nostri sacchi a pelo, pericolosamente appesi sui tornanti innevati o avvolti nella polvere. È quel che di sensazionale che resta per la vita, e per il quale così tanti di noi si sino appesi al filo di quella passione.

Sandro Munari se n’è andato. Sandro Munari non se ne andrà mai!

© Immagini. Lancia, Wikipedia, FB

Pubblicità