Targhe polacche per non pagare il bollo auto: il trucco di 60.000 italiani

Targhe polacche per non pagare il bollo auto: il trucco di 60.000 italiani
Pubblicità
Intestano l'auto a società fantasma in Polonia per tagliare bollo e assicurazione fino al 70%. Ma tra truffe, criminalità organizzata e controlli sempre più stretti, il sistema scricchiola. E mentre il governo Meloni sospende il bollo per il 2027, gli economisti avvertono: il conto lo pagheranno lavoratori e pensionati.
5 ottobre 2026

Una targa bianca con la banda blu e la sigla PL, parcheggiata sotto casa a Napoli o in provincia. Un'auto che in Polonia non ha mai messo ruota, eppure per il fisco italiano è come se non esistesse: niente bollo auto, un'assicurazione RC a prezzo stracciato, multe che si perdono nel nulla. È il fenomeno delle targhe polacche, che secondo un'inchiesta del Financial Times coinvolgerebbe circa 60.000 automobilisti italiani. Ed è diventato, quasi per caso, lo specchio di un problema molto più grande: il rapporto difficile degli italiani con le tasse sul possesso.

Come funziona il trucco delle targhe polacche

Il meccanismo è semplice. L'automobilista cede formalmente la proprietà della propria auto o moto a una società di comodo con sede in Polonia. La società immatricola il veicolo lì, ottiene la targa polacca e la spedisce in Italia. Il proprietario reale continua a usare il mezzo ogni giorno, ma sulla carta non è più suo.

La promessa di chi vende il servizio è allettante: un risparmio fino al 70% su bollo e assicurazione. Non stupisce che il fenomeno abbia attecchito soprattutto nell'area di Napoli, dove i premi RC auto sono tra i più alti d'Italia. In gergo si chiama esterovestizione dei veicoli, e il Codice della Strada la vieta già da anni: con l'articolo 93 bis, chi risiede in Italia da più di sessanta giorni non può circolare stabilmente con un mezzo immatricolato all'estero, salvo specifiche eccezioni.

Naviga su Automoto.it senza pubblicità
1 euro al mese
Targa polacca
Targa polacca

Dietro le targhe, l'ombra della criminalità organizzata

A lanciare l'allarme non sono solo le autorità italiane. Dalla Polonia, il PBUK, l'ufficio nazionale degli assicuratori auto polacchi che gestisce i sinistri causati da veicoli non assicurati con targa PL, parla apertamente di un business legato alla criminalità organizzata. Il vicepresidente Piotr Zadrożny stima in oltre 60.000 i veicoli polacchi in circolazione sulle strade italiane, e sottolinea che la gran parte non ha mai visto una strada della Polonia.

I numeri dei risarcimenti raccontano una crescita impressionante. Le richieste legate a incidenti in Italia con auto polacche senza copertura valevano poco meno di 7 milioni di zloty nel 2024, sono salite a 18 milioni nell'intero 2025 e hanno raggiunto 35 milioni di zloty, nell'ordine degli 8 milioni di euro, nei soli primi otto mesi del 2026. Da altri Paesi europei, spiega il PBUK, i casi restano stabili. Dall'Italia, invece, schizzano verso l'alto.

C'è poi il capitolo multe. Le sanzioni per eccesso di velocità o divieto di sosta finiscono all'indirizzo della società polacca, che spesso è una scatola vuota senza alcuna attività reale. Risultato: la contravvenzione evapora.

Chi pensava di risparmiare rischia di restare scoperto

Il paradosso è che molti automobilisti, convinti di aver fatto un affare, sono a loro volta vittime di una truffa. Le agenzie che diventano proprietarie formali del mezzo a volte non attivano mai la polizza promessa, oppure la lasciano scadere dopo il primo pagamento. Chi guida può non sapere di essere senza assicurazione, e scoprirlo solo nel momento peggiore: dopo un incidente, con danni da risarcire di tasca propria.

Italia e Polonia stringono il cerchio

La Guardia di Finanza conosce bene il sistema. Nel 2024 ha intercettato un plico partito dalla Polonia e diretto a Napoli: dentro c'erano 21 targhe, 14 libretti di circolazione e 6 contratti di vendita. Le Fiamme Gialle lo hanno definito uno stratagemma per eludere tasse sui veicoli, premi assicurativi e sanzioni stradali.

A marzo è toccato alla polizia di Varsavia, che ha arrestato sette persone accusate di aver prodotto documenti di immatricolazione per oltre 1.500 veicoli, basati su revisioni tecniche mai effettuate e con la complicità di funzionari locali corrotti. Secondo gli investigatori polacchi, nessuna di quelle auto era mai stata in Polonia: stavano tutte, stabilmente, in Italia.

Nel frattempo a Napoli si moltiplicano i controlli sulle auto con targa estera, mentre il governo si prepara a imporre a tutti i veicoli circolanti in Italia, compresi quelli immatricolati altrove, una polizza stipulata con una compagnia italiana o comunque autorizzata a operare nel nostro Paese. Tra chi guida con la targa PL è scattato il panico, e sui social spopolano i video che spiegano come reimmatricolare l'auto in Italia prima di incappare in sanzioni pesanti.

Meloni cancella il bollo auto, ma per ora solo nel 2027

È in questo contesto che arriva l'annuncio del governo Meloni: lo stop al bollo auto per circa 14,5 milioni di veicoli di piccola e media taglia. Per adesso, però, si parla di una sospensione di un anno, valida per il 2027 e per un solo veicolo per proprietario. Il costo stimato è di 2,4 miliardi di euro di mancato gettito, coperti inizialmente con i risparmi del PNRR.

La premier promette di lavorare per eliminare la tassa in modo definitivo, definendola una delle più odiate dagli italiani. Per fare un esempio concreto, per una Fiat Panda il bollo oscilla tra 131 e 140 euro l'anno.

Il calendario, però, non passa inosservato: il 2027 è l'anno delle elezioni politiche. Le opposizioni parlano di mossa elettorale, Matteo Renzi giudica l'idea buona ma chiede di farla sul serio e non per propaganda, mentre Francesco Galietti della società di analisi Policy Sonar la descrive come una zolletta di zucchero offerta agli elettori a ridosso del voto.

Giorgia Meloni
Giorgia Meloni

Il nodo che nessuno vuole vedere

La voce più critica è quella di Marco Leonardi, economista dell'Università di Milano ed ex capo del Dipartimento per la programmazione economica. Il suo ragionamento è semplice: il bollo è una tassa di possesso, una delle pochissime imposte sul patrimonio che l'Italia abbia davvero. E proprio la resistenza degli italiani a tassare i beni costringe lo Stato a scaricare il peso sul lavoro, con un carico fiscale tra i più alti dell'area OCSE.

Non solo: abolire il bollo va nella direzione opposta rispetto a quanto chiede da anni Bruxelles, cioè alleggerire le tasse su stipendi e salari spostandole su ricchezza e successioni. Secondo Leonardi, eliminare il bollo non è gratis: a coprire il buco saranno, in un modo o nell'altro, lavoratori dipendenti e pensionati.

E così la vicenda delle targhe polacche finisce per raccontare molto più di una furbata. Racconta un Paese che preferisce aggirare una tassa da poco più di cento euro, anche a costo di finire nelle mani di organizzazioni criminali, e una politica che risponde cancellandola. Almeno per un anno.

Argomenti

Pubblicità