Diesel tradizionale, conto alla rovescia: in un anno ha perso quattro auto su dieci

Diesel tradizionale, conto alla rovescia: in un anno ha perso quattro auto su dieci
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Il mercato italiano cresce, il gasolio arretra. E mentre le versioni elettrificate resistono, è il diesel "puro" a sparire dalle concessionarie a una velocità che sorprende persino gli addetti ai lavori
5 ottobre 2026

6937, è il numero di auto diesel tradizionali, senza alcun aiuto elettrico, targate in Italia a settembre 2026. Dodici mesi prima erano oltre 11.000. Un'emorragia del 39,5% che diventa ancora più eloquente se si considera il contesto: nello stesso periodo il mercato auto italiano è cresciuto. Gli automobilisti comprano di più, ma scelgono sempre meno il gasolio.

Tre diesel, tre destini diversi

Parlare di "diesel" come di un blocco unico, oggi, rischia di essere fuorviante. I dati UNRAE mostrano infatti che dentro questa alimentazione convivono tre realtà che si muovono a velocità molto diverse.

Il diesel classico è quello che crolla. Oltre al tonfo di settembre, nei primi nove mesi dell'anno ha lasciato sul terreno il 27,4%, scendendo a 83.383 unità.

Il diesel mild hybrid è invece quello che resiste meglio. A settembre ha perso il 17,2% fermandosi a 5.533 immatricolazioni, mentre da inizio anno il calo è limitato al 9,1%, con 58.049 vetture.

Poi c'è il caso curioso del diesel plug in: a settembre è sceso a 370 unità, ma sull'intero periodo gennaio settembre è l'unica voce con il segno più, cresciuta del 26,2% fino a 3.513 auto. Numeri piccoli, che però raccontano una nicchia viva.

Il risultato è un cambio di pelle evidente. Un anno fa le versioni elettrificate rappresentavano circa il 39% delle diesel vendute a settembre; oggi sono salite al 46%. Il gasolio, in altre parole, sopravvive soprattutto quando si appoggia a una batteria.

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Chi tiene in vita il gasolio

Se il diesel ibrido regge, il merito è quasi tutto di pochi costruttori. A presidiare il segmento sono soprattutto i marchi premium tedeschi: Audi, BMW e Mercedes, con quest'ultima unica a offrire ancora una motorizzazione plug in a gasolio. Attorno a loro si muove un gruppo più piccolo ma significativo, formato da Land Rover, Kia, Hyundai, MINI e Mazda.

È un dettaglio che dice molto sul futuro del diesel: da motore popolare per eccellenza si sta trasformando in una scelta di fascia alta, legata a SUV e berline di segmento superiore pensate per chi percorre molti chilometri.

Il sorpasso di GPL ed elettriche si gioca sui decimali

Nella classifica delle alimentazioni di settembre il gasolio complessivo, ibridi compresi, vale il 9,1% del mercato con 12.840 auto, contro il 14,6% dello stesso mese 2025. Significa un quarto posto, alle spalle delle ibride a benzina e GPL (46,8%), delle benzina tradizionali (17,5%) e delle plug in a benzina insieme ai range extender (10,8%).

Ma basta guardare in basso per capire quanto sia fragile questa posizione. Il GPL insegue all'8,5% e le auto elettriche al 7,6%. Sei decimi da una parte, un punto e mezzo dall'altra: margini che un mese particolarmente favorevole alle alternative potrebbe cancellare. Sotto di tutti resta solo il metano, ormai a quota zero perché le auto nuove alimentate così sono praticamente scomparse dall'offerta.

Perché settembre conta più dei nove mesi

Sull'intero 2026 il quadro sembra meno allarmante: 144.945 diesel immatricolati, un calo del 20,1% rispetto ai 181.498 dell'anno scorso e una quota dell'11,3%, che vale ancora il terzo posto davanti a plug in benzina (9,3%), elettriche (7,9%) e GPL (7,1%).

Proprio qui però sta il punto. Un calo mensile del 31,4% contro un calo annuo del 20,1% indica che la discesa si sta facendo più ripida con il passare dei mesi. Se la tendenza degli ultimi periodi verrà confermata, il terzo gradino del podio a fine anno non è affatto scontato.

Dal mito del 2005 alla nicchia di oggi

Per misurare la distanza percorsa basta tornare indietro di poco più di vent'anni. Nel 2005 il diesel conquistava il 58,47% del mercato italiano, record mai più avvicinato. La quota di settembre 2026 è oltre sei volte più bassa.

Su questo declino pesano fattori diversi che agiscono insieme: le limitazioni alla circolazione introdotte da molte città, una politica europea sempre meno tenera con i motori a gasolio, costruttori che hanno sfoltito l'offerta diesel nei listini e prezzi alla pompa saliti a livelli senza precedenti, che hanno eroso il vantaggio economico su cui il diesel aveva costruito il proprio successo.

L'ibridazione ha cambiato il volto di questa motorizzazione e le ha concesso tempo. La vera incognita, ora, è capire se il diesel elettrificato riuscirà a ritagliarsi uno spazio stabile tra le auto premium o se finirà per seguire, solo un po' più lentamente, la stessa strada del diesel tradizionale.

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