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6937, è il numero di auto diesel tradizionali, senza alcun aiuto elettrico, targate in Italia a settembre 2026. Dodici mesi prima erano oltre 11.000. Un'emorragia del 39,5% che diventa ancora più eloquente se si considera il contesto: nello stesso periodo il mercato auto italiano è cresciuto. Gli automobilisti comprano di più, ma scelgono sempre meno il gasolio.
Parlare di "diesel" come di un blocco unico, oggi, rischia di essere fuorviante. I dati UNRAE mostrano infatti che dentro questa alimentazione convivono tre realtà che si muovono a velocità molto diverse.
Il diesel classico è quello che crolla. Oltre al tonfo di settembre, nei primi nove mesi dell'anno ha lasciato sul terreno il 27,4%, scendendo a 83.383 unità.
Il diesel mild hybrid è invece quello che resiste meglio. A settembre ha perso il 17,2% fermandosi a 5.533 immatricolazioni, mentre da inizio anno il calo è limitato al 9,1%, con 58.049 vetture.
Poi c'è il caso curioso del diesel plug in: a settembre è sceso a 370 unità, ma sull'intero periodo gennaio settembre è l'unica voce con il segno più, cresciuta del 26,2% fino a 3.513 auto. Numeri piccoli, che però raccontano una nicchia viva.
Il risultato è un cambio di pelle evidente. Un anno fa le versioni elettrificate rappresentavano circa il 39% delle diesel vendute a settembre; oggi sono salite al 46%. Il gasolio, in altre parole, sopravvive soprattutto quando si appoggia a una batteria.
Se il diesel ibrido regge, il merito è quasi tutto di pochi costruttori. A presidiare il segmento sono soprattutto i marchi premium tedeschi: Audi, BMW e Mercedes, con quest'ultima unica a offrire ancora una motorizzazione plug in a gasolio. Attorno a loro si muove un gruppo più piccolo ma significativo, formato da Land Rover, Kia, Hyundai, MINI e Mazda.
È un dettaglio che dice molto sul futuro del diesel: da motore popolare per eccellenza si sta trasformando in una scelta di fascia alta, legata a SUV e berline di segmento superiore pensate per chi percorre molti chilometri.
Nella classifica delle alimentazioni di settembre il gasolio complessivo, ibridi compresi, vale il 9,1% del mercato con 12.840 auto, contro il 14,6% dello stesso mese 2025. Significa un quarto posto, alle spalle delle ibride a benzina e GPL (46,8%), delle benzina tradizionali (17,5%) e delle plug in a benzina insieme ai range extender (10,8%).
Ma basta guardare in basso per capire quanto sia fragile questa posizione. Il GPL insegue all'8,5% e le auto elettriche al 7,6%. Sei decimi da una parte, un punto e mezzo dall'altra: margini che un mese particolarmente favorevole alle alternative potrebbe cancellare. Sotto di tutti resta solo il metano, ormai a quota zero perché le auto nuove alimentate così sono praticamente scomparse dall'offerta.
Sull'intero 2026 il quadro sembra meno allarmante: 144.945 diesel immatricolati, un calo del 20,1% rispetto ai 181.498 dell'anno scorso e una quota dell'11,3%, che vale ancora il terzo posto davanti a plug in benzina (9,3%), elettriche (7,9%) e GPL (7,1%).
Proprio qui però sta il punto. Un calo mensile del 31,4% contro un calo annuo del 20,1% indica che la discesa si sta facendo più ripida con il passare dei mesi. Se la tendenza degli ultimi periodi verrà confermata, il terzo gradino del podio a fine anno non è affatto scontato.
Per misurare la distanza percorsa basta tornare indietro di poco più di vent'anni. Nel 2005 il diesel conquistava il 58,47% del mercato italiano, record mai più avvicinato. La quota di settembre 2026 è oltre sei volte più bassa.
Su questo declino pesano fattori diversi che agiscono insieme: le limitazioni alla circolazione introdotte da molte città, una politica europea sempre meno tenera con i motori a gasolio, costruttori che hanno sfoltito l'offerta diesel nei listini e prezzi alla pompa saliti a livelli senza precedenti, che hanno eroso il vantaggio economico su cui il diesel aveva costruito il proprio successo.
L'ibridazione ha cambiato il volto di questa motorizzazione e le ha concesso tempo. La vera incognita, ora, è capire se il diesel elettrificato riuscirà a ritagliarsi uno spazio stabile tra le auto premium o se finirà per seguire, solo un po' più lentamente, la stessa strada del diesel tradizionale.
Audi
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