Targhe polacche, la nuova stretta rischia di essere un flop: ecco perché

Targhe polacche, la nuova stretta rischia di essere un flop: ecco perché
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La stretta sulle targhe polacche punta a rendere meno conveniente l’utilizzo stabile in Italia di auto immatricolate all’estero. Ma secondo gli operatori del settore la nuova regola sull’RC Auto potrebbe non bastare a fermare il fenomeno
9 settembre 2026

Il fenomeno delle targhe polacche è diventato particolarmente evidente in Italia, soprattutto in Campania e nell’area di Napoli, dove migliaia di veicoli vengono utilizzati stabilmente pur risultando immatricolati all’estero. L’obiettivo della nuova stretta inserita nel testo-base del Codice della strada è intervenire sull’elemento che, in molti casi, rende conveniente questo sistema: il costo dell’assicurazione. La proposta prevede infatti che, una volta registrato il veicolo nel REVE (Registro dei Veicoli Esteri), la polizza debba essere stipulata con una compagnia italiana o con un’impresa estera autorizzata a operare in Italia.

Il meccanismo nasce dalla possibilità di immatricolare un veicolo in un altro Paese e utilizzarlo poi in Italia attraverso formule societarie o di noleggio. L'operazione può consentire di ridurre alcuni costi legati alla gestione dell’auto, a partire dalla RC Auto, ma anche di rendere più complessa la riscossione di multe, bollo e altre somme dovute. In Italia circolerebbero circa 70 mila auto con targa polacca, oltre 50 mila delle quali concentrate nell’area di Napoli secondo ACI. Il fenomeno non è però limitato alla Polonia: proprio le prime indiscrezioni sulla nuova stretta avrebbero già spinto alcuni operatori verso targhe di altri Paesi.

Cosa cambia con il nuovo Codice della strada

La proposta interviene su un sistema che già oggi prevede precise regole per i veicoli immatricolati all’estero. In base all’articolo 93-bis del Codice della strada, chi acquisisce la residenza in Italia e possiede un veicolo estero deve, come regola generale, procedere all’immatricolazione italiana entro tre mesi. Se invece un residente utilizza un veicolo intestato a una persona o società estera per più di 30 giorni, anche non consecutivi, nell’anno, il titolo e la durata della disponibilità devono essere registrati nel REVE. La violazione degli obblighi di registrazione può comportare una sanzione amministrativa da 712 a 3.558 euro, oltre al ritiro del documento di circolazione.

La novità allo studio aggiungerebbe a questo quadro un ulteriore vincolo: dopo l’iscrizione al REVE, l’assicurazione dovrebbe essere sottoscritta con un’impresa italiana oppure con una compagnia autorizzata a operare sul mercato italiano. Il provvedimento è ancora in fase di definizione e le associazioni di settore sono chiamate a presentare le proprie osservazioni entro il 13 settembre 2026.

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Il rischio di un nuovo aggiramento

La maggior parte delle polizze stipulate per i veicoli con targa straniera sarebbe comunque riconosciuta in Italia. Di conseguenza, imporre una compagnia italiana o autorizzata potrebbe non eliminare alla radice il meccanismo, ma semplicemente spostarlo. Il rischio è quello di una “corsa alle alternative”, con l’utilizzo di targhe di altri Stati per aggirare la nuova disciplina. Nel frattempo, sul fronte dei controlli è arrivata un'altra novità significativa: dal 13 agosto 2026, secondo quanto riferito da ANSA, le autorità italiane possono accedere ai portali governativi polacchi per verificare in tempo reale documenti di circolazione, assicurazioni RC Auto e patenti rilasciate in Polonia.

È un passo importante perché rende più semplice controllare la reale posizione dei veicoli e dei loro conducenti. La partita, quindi, non si gioca soltanto sulla targa polacca, ma sulla capacità di rendere effettivi i controlli e impedire che un fenomeno nato per aggirare costi e obblighi si sposti semplicemente verso un'altra targa estera. La nuova stretta potrebbe essere un primo passo, ma per evitare il rischio di un vero flop serviranno regole applicabili, controlli efficaci e soprattutto un sistema capace di seguire il veicolo oltre il Paese nel quale è stato formalmente immatricolato.

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