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Nel mercato più grande del mondo la velocità è diventata un dogma. Un'auto nuova nasce, cresce e arriva in concessionaria nel tempo che in Europa serve appena per congelare le specifiche tecniche. Ora però le autorità regolatorie cinesi hanno cominciato a chiedersi una cosa scomoda: cosa si perde per strada quando si corre così tanto?
Il ciclo di sviluppo in Cina si è assestato sui due anni. In Occidente ne servono da tre a cinque, e i costruttori tradizionali considerano quel ritmo semplicemente irraggiungibile. Non è una questione di orgoglio ferito: è che comprimere il calendario significa comprimere qualcos'altro, e il sospetto di Pechino è che a farne le spese siano i controlli di sicurezza e la durabilità del prodotto.
Il tema non nasce dal nulla. Nei mesi scorsi il legislatore cinese ha già stretto le maglie su batterie, sistemi di assistenza alla guida e persino sulle maniglie delle porte. Adesso lo sguardo si sposta a monte, sul processo che genera l'automobile.
La risposta è arrivata sotto forma di una campagna di sicurezza della durata di un anno, costruita su ispezioni senza preavviso negli stabilimenti. In parallelo è stata messa sul tavolo una proposta pesante: raddoppiare i test su strada obbligatori per i veicoli a energia alternativa, portandoli a 30.000 km.
Sul fronte opposto, IAT Automobile Technology e l'associazione dei costruttori sostengono che l'intelligenza artificiale possa spingere ancora più in basso l'asticella, fino a meno di 18 mesi. Un traguardo che in Europa suonerebbe come fantascienza, se non fosse che qualcuno ha già iniziato ad attingere al know how cinese: la nuova Twingo elettrica è stata sviluppata in Cina in 23 mesi, mentre la Volkswagen ID.UNYX 08, nata con Xpeng, ne ha richiesti 24.
Diversi dirigenti del settore ammettono che alcune fasi non si possono accorciare. Un'auto deve reggere climi diversi, fondi stradali diversi, abitudini di guida diverse a seconda del mercato in cui viene venduta: sono variabili che si verificano solo accumulando chilometri veri, non simulazioni. La durabilità è la parte del processo che meno si lascia mettere fretta.
Il paradosso è che frenare, in Cina, è quasi impossibile. Il pubblico si aspetta lanci continui e aggiornamenti sempre più frequenti, in uno scenario dove i margini di profitto sono già ridotti all'osso. Chi rallenta perde visibilità, e chi perde visibilità perde quote.
La partita vera si gioca qui. L'intelligenza artificiale può accelerare la validazione digitale e la selezione dei componenti, comprimendo settimane di lavoro senza toccare la sostanza. La domanda che l'industria cinese deve ancora sciogliere è dove esattamente convenga applicarla per guadagnare mesi sul lancio, senza intaccare i margini di sicurezza.
E ne resta una seconda, ancora più interessante: tutti quei chilometri di collaudo serviranno ancora, o la simulazione arriverà a sostituirli in buona parte? È la stessa domanda che, prima o poi, dovrà porsi anche l'industria occidentale. Con il piccolo dettaglio che in Cina se la stanno già ponendo adesso.
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