Auto sportive, il mercato si spacca in due: supercar ibride da 1.000 CV o cambio manuale e restomod?

Auto sportive, il mercato si spacca in due: supercar ibride da 1.000 CV o cambio manuale e restomod?
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Da una parte hypercar elettrificate sempre più veloci e digitali, dall'altra appassionati disposti a spendere milioni per un V12 aspirato e una leva del cambio vera. Ecco perché l'anima della sportiva è diventata il nuovo campo di battaglia
5 ottobre 2026

C'è una domanda che oggi divide costruttori, collezionisti e semplici appassionati: che cosa rende davvero speciale un'auto sportiva? Per anni la risposta è stata semplice: più potenza, più velocità, tempi sul giro sempre più bassi. Oggi non funziona più così. Il mercato delle supercar si è spaccato in due tribù che parlano lingue diverse. Da una parte chi abbraccia l'ibrido e l'elettronica come strumenti per spingere le prestazioni oltre ogni limite. Dall'altra chi rimpiange lancette analogiche, cambio manuale e motori che urlano, ed è pronto a pagare qualsiasi cifra per riaverli.

Gordon Murray S1, il manifesto dei nostalgici

Il simbolo perfetto di questa seconda tribù si chiama Gordon Murray S1. Il papà della McLaren F1 ha messo insieme tutto ciò che un purista possa desiderare: V12 aspirato, cambio manuale, circa 690 CV e un limitatore fissato alla vertiginosa quota di 12.100 giri al minuto. Il prezzo, secondo le indiscrezioni, parte da sette cifre. Eppure tutti i 64 esemplari sono stati venduti prima ancora che la vettura venisse mostrata al pubblico, ad agosto.

Murray la descrive come un'auto più raffinata ed elegante, ma anche profondamente analogica e costruita attorno al pilota. Un messaggio chiaro: in un mondo che corre verso schermi ed elettrificazione, esiste ancora una clientela che vuole sentire la macchina, non solo guidarla.

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Gordon Murray S1
Gordon Murray S1 Gordon Murray

Più veloci, ma non più divertenti

A dare voce a questo malcontento è Matt Farah, conduttore del podcast The Smoking Tire, che di supercar ne prova a decine. Secondo lui molti clienti non sono affatto entusiasti delle hypercar ibride, e le normative stanno peggiorando le auto nuove invece di migliorarle. Gli ADAS pensati per le utilitarie di tutti i giorni, come il mantenimento di corsia, la frenata automatica d'emergenza o il monitoraggio dell'angolo cieco, finiscono per rovinare l'esperienza al volante di una sportiva.

Il suo ragionamento è disarmante nella sua semplicità: tra 800 e 1.000 cavalli, su strada, non cambia nulla, perché quella potenza non la si può sfruttare. Le auto sono diventate incredibilmente veloci, ma questo le rende più adatte a vantarsene al bar che a divertirsi davvero. E così, ammette, guidare molte di queste novità finisce per annoiarlo.

La febbre dei restomod

Il risultato è il boom dei restomod, le auto d'epoca reinterpretate con tecnica moderna da atelier di altissimo livello come Singer e Gunther Werks, specializzati nelle Porsche 911 classiche. Qui la clientela più esclusiva trova ciò che il mercato del nuovo non offre più: comandi fisici, strumentazione analogica, una vera leva del cambio. Tutti gli altri, sintetizza Farah, restano bloccati con un computer.

Il dato più eloquente? Secondo il giornalista americano c'è chi preferisce spendere 3 o 4 milioni di dollari per un restomod piuttosto che 700.000 per una supercar nuova. Ivan Drury, direttore insights di Edmunds, è convinto che non ci sarà un tetto alla spesa per le sportive vintage con tre pedali. A suo avviso, più si aggiungono tecnologia ed elettrificazione, più le sportive diventano rapide e facili da guidare, ma perdono pezzo dopo pezzo la loro anima. Tra avvisi, interventi e assistenze, l'auto finisce per avere più controllo del guidatore.

Porsche 911 Singer
Porsche 911 Singer Singer

Corvette e la filosofia della moda

Più pragmatica la visione di Tony Roma, ingegnere capo del team Corvette e delle performance car di GM. Per lui marchi boutique come Gordon Murray e Czinger sono dei precursori di tendenza, che tengono volutamente bassi i volumi e lavorano molto sull'immagine. Il paragone che usa è quello con la moda: si vende un prodotto di tendenza e il pubblico insegue l'ultima novità luccicante.

La Corvette gioca un'altra partita: quella delle prestazioni accessibili. Le sei versioni oggi a listino, dalla Stingray fino alla potentissima ZR1X, passando per la nuova Grand Sport, devono garantire anche comfort, perché la maggior parte dei clienti non compra un'auto da corsa. Roma non si è sbilanciato sul possibile ritorno del cambio manuale, ma ha riconosciuto un fenomeno curioso: la reazione contro i maxi schermi ha fatto crescere l'interesse per le Corvette C5 usate con cambio manuale. Allo stesso tempo, il tecnico americano è convinto che le critiche alla tecnologia di bordo siano in parte esagerate, e che chi si lamenta forse non la detesti davvero.

Corvette ZR1X
Corvette ZR1X Corvette

Il fronte ibrido: Ferrari e McLaren non arretrano

Poi c'è chi l'elettrificazione la difende, e con argomenti solidi. Dan Pund, direttore di Road & Track, si dice sbalordito da ciò che le supercar ibride riescono a fare in pista. Cita la Ferrari 296, con il suo V6 biturbo abbinato a un sistema ibrido ricaricabile per circa 830 CV, e la Ferrari F80, dove tre motori elettrici affiancano il V6 per toccare quota 1.200 CV. Il punto, secondo lui, è che Maranello è riuscita a preservare il sound del motore, la sensazione delle cambiate e il carattere del doppia frizione.

Lo stesso entusiasmo vale per la McLaren W1, con il V8 biturbo ibrido da circa 930 CV e una batteria minuscola da 1,4 kWh, che Pund paragona a una pompa di adrenalina puntata dritta sul cervello del guidatore. Certo, il peso aggiuntivo resta un incubo per i puristi. Ma i costruttori hanno capito che oggi l'ibrido è la strada più sensata, purché l'auto conservi rumore e vibrazioni, cioè proprio ciò che chi compra una sportiva pretende.

Ferrari F80
Ferrari F80 Ferrari

L'elettrico puro? Bocciato dagli appassionati

Se l'ibrido convince, l'auto sportiva 100% elettrica fatica a trovare spazio. L'esempio citato da Pund è la Rimac Nevera: amatissima dalla critica, ma deludente nelle vendite. Il motivo è intuitivo: accelerazione brutale, certo, ma nessun suono e nessuna marcia da cambiare. Alla fine, sensazioni simili a quelle di qualsiasi altra auto elettrica.

Rimac Nevera R
Rimac Nevera R Rimac

Honda Prelude, nostalgia a rischio

La nostalgia, però, non basta sempre. Drury, che ha avuto proprio una Prelude come prima auto, guarda con scetticismo al ritorno della Honda Prelude: bella da vedere, ma a suo dire senza la velocità e l'innovazione per sostenere il nome. Non si stupirebbe se Honda la ritirasse dal mercato entro due o tre anni. La Casa giapponese replica di essere in linea con gli obiettivi, circa 4.000 unità l'anno negli Stati Uniti, ricordando che la Prelude nasce come modello d'immagine per la gamma ibrida e non come auto da grandi numeri. E sottolinea un dato interessante: oltre un terzo degli acquirenti arriva da altri marchi.

Honda Prelude
Honda Prelude Honda

L'eccezione che conferma la regola

In questo scenario polarizzato c'è chi trova ancora un punto d'equilibrio. Farah cita la Nissan Z Nismo: cambio manuale, ottimo equilibrio dinamico, freni eccellenti, poca invadenza dell'elettronica e un prezzo sotto i 70.000 dollari. Un'auto coinvolgente come poche, ma, ammette lui stesso, un'eccezione.

Ed è forse questa la fotografia più fedele del momento. Le sportive valgono meno dell'1% del mercato, eppure sono il terreno dove si gioca una partita culturale enorme: quella tra prestazioni assolute e piacere di guida. E per ora, chi può permetterselo, sembra aver già scelto da che parte stare.

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