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Le aziende di Elon Musk stanno diventando sempre meno realtà separate e sempre più tasselli di un unico ecosistema tecnologico. Tesla, SpaceX, Starlink, Grok, Optimus e Cybercab condividono già oggi tecnologie, investimenti e progetti comuni. Ora, per la prima volta, è lo stesso Musk a non escludere apertamente un passo ulteriore: una possibile fusione tra Tesla e SpaceX.
L'argomento è emerso durante la conference call dedicata ai risultati finanziari del secondo trimestre di Tesla. Alla domanda di un analista sulle sinergie tra le due aziende, Musk non ha chiuso la porta all'ipotesi. «Come potete vedere, collaboriamo con SpaceX su moltissimi fronti e le attività si stanno sovrapponendo sempre di più», ha spiegato il CEO. «Ovviamente non possiamo parlare di una fusione durante una riunione sui risultati finanziari. Un'operazione del genere richiederebbe un processo appropriato.»
Una risposta diplomatica, ma significativa. Perché fino a pochi anni fa un simile scenario sembrava impensabile, mentre oggi le due società condividono già diversi progetti strategici.
Il punto di incontro più importante si chiama Terafab. Si tratta del programma con cui Tesla e SpaceX stanno lavorando insieme allo sviluppo e alla produzione di microchip proprietari, destinati ad alimentare tanto le auto elettriche quanto i futuri robotaxi Cybercab e altre piattaforme tecnologiche del gruppo.
Anche Brandon Ehrhart, responsabile legale di Tesla, ha confermato che la collaborazione con SpaceX è stata recentemente rafforzata attraverso nuovi investimenti e un accordo quadro tra le due aziende.
L'obiettivo è ridurre la dipendenza dai fornitori esterni e controllare internamente una componente sempre più strategica come i semiconduttori, fondamentali per intelligenza artificiale, guida autonoma e sistemi di calcolo ad alte prestazioni.
A dire il vero, la convergenza tra le aziende di Musk è già sotto gli occhi di tutti.
Negli ultimi mesi Tesla ha integrato Grok, l'intelligenza artificiale sviluppata da xAI e già presente sulla piattaforma X, all'interno delle proprie vetture. Un approccio simile a quello adottato da altri costruttori che stanno introducendo assistenti basati su ChatGPT o Gemini, ma con una differenza sostanziale: in questo caso l'intera filiera appartiene allo stesso imprenditore.
Anche Starlink è destinata a diventare parte integrante dell'ecosistema Tesla. La rete satellitare garantirà la connettività dei Cybercab nei Paesi in cui il servizio è disponibile, permettendo ai robotaxi di rimanere sempre connessi anche in aree prive di copertura cellulare tradizionale.
Nel frattempo continua lo sviluppo di Optimus, il robot umanoide di Tesla, pensato inizialmente per automatizzare le attività produttive all'interno delle fabbriche, ma destinato in futuro anche ad applicazioni commerciali. Una direzione che stanno seguendo anche altri grandi gruppi automobilistici come Hyundai, Toyota, BMW e Renault.
Al di là dell'eventuale operazione societaria, il messaggio è chiaro: Musk sta costruendo un sistema in cui ogni azienda rafforza le altre.
SpaceX sviluppa tecnologie e componenti che possono essere utilizzati da Tesla; Starlink offre la connettività; Grok rappresenta il cervello basato sull'intelligenza artificiale; Optimus amplia il business nella robotica; mentre Tesla resta il punto di contatto diretto con milioni di clienti attraverso automobili, robotaxi e servizi.
Una vera fusione tra Tesla e SpaceX resta oggi soltanto un'ipotesi e richiederebbe procedure complesse sotto il profilo regolamentare e finanziario. Ma osservando la direzione intrapresa negli ultimi anni, appare evidente che i confini tra le aziende di Elon Musk siano sempre più sottili. Più che un insieme di società indipendenti, stanno diventando un unico grande ecosistema tecnologico.