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Il futuro di Fiat passa attraverso il consolidamento delle proprie radici storiche e, secondo quanto delineato in una recente intervista concessa al magazine britannico Autocar, il marchio torinese, parte integrante del Gruppo Stellantis, ha deciso di concentrare i propri sforzi industriali e commerciali esclusivamente sul segmento delle vetture compatte. Una strategia riassunta dal management nella formula "grandi nelle piccole", che segna un netto distacco dai precedenti, e meno fortunati, tentativi di presidiare i segmenti superiori.
A guidare questa fase di transizione in Europa è Gaetano Thorel, subentrato nella gestione operativa dopo il recente annuncio dell'uscita del CEO Olivier François, alla guida del marchio per 15 anni. Thorel ha illustrato ad Autocar un piano industriale pragmatico, basato su volumi di vendita solidi (stabilmente oltre le 100.000 unità mensili) e su un riposizionamento strategico dell'offerta.
Attualmente, Fiat occupa la quinta posizione in Europa per le vendite nel canale B2C (Business-to-Consumer, ovvero le vendite dirette ai clienti privati), un balzo in avanti significativo rispetto al tredicesimo posto registrato lo scorso anno. Secondo Thorel, questo indicatore è fondamentale per misurare la reale forza di un marchio al netto delle flotte aziendali.
Un elemento chiave di questa ripresa è la flessibilità industriale, dimostrata dalla gestione del caso 500. Il progetto originario prevedeva che l'attuale generazione della citycar torinese fosse proposta esclusivamente in versione 100% elettrica (500e). Tuttavia, a fronte di una domanda di veicoli a batteria inferiore alle proiezioni, l'azienda ha applicato un processo di ingegneria inversa (reverse-engineering) sulla piattaforma, reintroducendo una motorizzazione a benzina abbinata a un cambio manuale per dare vita alla 500 Hybrid. Una scelta dettata dalle esigenze del mercato, in attesa che la nuova Grande Panda - basata sulla piattaforma modulare ed economica "Smart Car" di Stellantis - esprima il suo pieno potenziale commerciale in tutta Europa.
Il perimetro dimensionale stabilito da Fiat per le proprie vetture è rigoroso: dai 2,0 metri del quadriciclo Topolino fino a un massimo di 4,5 metri di lunghezza. Ad occupare il vertice superiore di questa gamma sarà un inedito SUV di segmento C, confermato da Thorel ad Autocar con il nome di "Grizzly".
Inizialmente concepito come un progetto globale destinato ai mercati dell'America Latina e alla Turchia, il veicolo è stato successivamente adattato per il mercato europeo, dove andrà a competere direttamente con modelli come la Dacia Bigster. La Grizzly condividerà la piattaforma "Smart Car" con la Grande Panda e sarà offerto sia con propulsori ibridi che elettrici, ai quali seguirà in un secondo momento una variante di carrozzeria fastback.
La scelta del nome Grizzly, sebbene inusuale per un marchio noto per le sue vetture "simpatiche", segue una precisa logica gerarchica all'interno della famiglia di modelli: essendo il veicolo più grande dell'offerta, prende il nome dall'orso più imponente rispetto al Panda. La sfida per il dipartimento marketing, ha ammesso Thorel, sarà quella di declinare questo nome in una chiave visiva e comunicativa in linea con lo spirito amichevole della Casa torinese.
L'ultimo, ma non meno importante, tassello della strategia Fiat riguarda la sostituzione dell'attuale Panda (recentemente ribattezzata Pandina in Italia), in commercio dal 2012 e tuttora il veicolo più venduto sul mercato italiano.
Thorel ha sottolineato ad Autocar come il marchio senta una vera e propria "responsabilità sociale" nel garantire una soluzione di mobilità accessibile alla vasta base di clienti della Panda, in particolare per coloro che non sono ancora pronti o disposti a passare all'elettrico puro. Pur riconoscendo i ristretti margini di profitto storicamente legati a questa tipologia di vetture - motivo per cui molti costruttori concorrenti hanno abbandonato il segmento A - Fiat intende sviluppare un'erede diretta a prezzi accessibili.
L'obiettivo dichiarato dal management è quello di mantenere la produzione di questo futuro modello in Italia, privilegiando l'aspetto sociale e identitario rispetto alla pura convenienza economica. Il ruolo di Fiat all'interno della galassia Stellantis appare dunque delineato con chiarezza: nessuna vettura di segmento D o ammiraglie, territori lasciati in gestione ai marchi fratelli del Gruppo, ma una specializzazione verticale e assoluta nel settore delle vetture compatte e dei veicoli commerciali leggeri.