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Da anni Toyota viene criticata da una parte dell'industria per aver affrontato la transizione elettrica con maggiore prudenza rispetto ad altri costruttori. Eppure il marchio giapponese continua a seguire la propria strada, convinto che la tecnologia ibrida abbia ancora un ruolo centrale nella mobilità dei prossimi anni.
L'ultima conferma arriva dalla presentazione dei risultati finanziari del gruppo, durante la quale i dirigenti dell'azienda hanno annunciato un ulteriore rafforzamento degli investimenti dedicati ai sistemi full hybrid (HEV), con nuove batterie e un incremento della capacità produttiva previsto tra il 2027 e il 2028.
A confermare il piano è stato Takanori Azuma, Chief Accounting Officer di Toyota, spiegando che l'azienda aumenterà la produzione di batterie per soddisfare una domanda che continua a crescere.
Per decenni Toyota ha utilizzato batterie al nichel-metallo idruro (NiMH), una tecnologia apprezzata per l'elevata affidabilità, la lunga durata e l'ottimo comportamento nei continui cicli di carica e scarica tipici delle ibride.
Negli ultimi anni, però, molti modelli della gamma, come il nuovo RAV4, sono passati a batterie agli ioni di litio, più leggere, con una maggiore densità energetica e prestazioni superiori.
La Casa non ha ancora rivelato quale sarà la chimica della prossima generazione di accumulatori destinati alle ibride, ma tutto lascia pensare a un'evoluzione delle attuali batterie al litio.
L'investimento sulle ibride non significa che Toyota abbia abbandonato lo sviluppo delle auto elettriche.
Parallelamente, infatti, il costruttore continua a lavorare su batterie di nuova generazione dedicate ai modelli BEV, comprese quelle capaci di promettere autonomie vicine ai 1.000 chilometri e le future batterie allo stato solido, considerate uno degli obiettivi tecnologici più importanti del prossimo decennio.
La differenza rispetto ad altri marchi è che Toyota non considera le due tecnologie in contrapposizione, ma complementari.
Le vendite sembrano confermare la validità di questa strategia. Nel primo semestre del 2026 le consegne complessive del gruppo Toyota sono diminuite del 3%, ma i veicoli elettrificati hanno registrato una crescita del 9,1%.
Il dato più significativo riguarda proprio gli ibridi tradizionali. Dei 2,7 milioni di veicoli elettrificati venduti nel periodo, ben 2,3 milioni erano full hybrid, pari all'86% del totale.
Numeri che spiegano perché Toyota continui a investire proprio su questa tecnologia e che alimentano un obiettivo ambizioso: superare per la prima volta nella propria storia quota cinque milioni di auto ibride vendute in un solo anno.
Anche il mercato europeo sembra premiare questa scelta: tra gennaio e giugno 2026 le auto full hybrid hanno rappresentato il 37,3% delle immatricolazioni complessive nel Vecchio Continente, in crescita rispetto al 34,8% dello stesso periodo dell'anno precedente.
Nello stesso arco temporale le vetture a benzina si sono fermate al 22,2% del mercato, le elettriche al 20,7%, le ibride plug-in al 9,8% e i diesel al 7,5%, complice ovviamente la scarsità dell'offerta.
In termini assoluti sono state immatricolate oltre 2,67 milioni di ibride, con una crescita del 12,1% rispetto al primo semestre del 2025. Le auto elettriche (+35,1%) e le plug-in hybrid (+88,1%) stanno crescendo a un ritmo superiore, ma gli HEV rimangono oggi la tecnologia elettrificata più diffusa e consolidata sul mercato europeo.
Negli ultimi anni Toyota è stata spesso accusata di aver rallentato la corsa verso l'elettrico, ma l'evoluzione del mercato sembra aver ridimensionato molte di quelle critiche. Il rallentamento della domanda di auto a batteria in diversi Paesi, la progressiva riduzione degli incentivi pubblici e le difficoltà legate ai costi stanno spingendo numerosi costruttori a rivedere le proprie strategie.
In questo contesto la scelta di Toyota di continuare a sviluppare gli ibridi appare sempre meno come una posizione conservativa e sempre più come una diversificazione tecnologica. Il costruttore giapponese continua a investire nell'elettrico puro, ma senza rinunciare alla tecnologia che oggi rappresenta ancora la maggior parte delle sue vendite e che, almeno in Europa, continua a essere la soluzione preferita da milioni di automobilisti. Una dimostrazione di come, nella transizione energetica, difficilmente esista una soluzione unica valida per tutti i mercati.