ZTL record in Europa: l’Italia blocca le città, ma senza una regia nazionale

ZTL record in Europa: l’Italia blocca le città, ma senza una regia nazionale
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La ricerca “Auto e Città, oltre il divieto” della Luiss Business School fotografa un’Italia primatista in Europa per Zone a Traffico Limitato e misure di regolazione urbana. Ma l’assenza di una regia nazionale apre interrogativi su mobilità, sostenibilità e accessibilità urbana
10 giugno 2026

Il rapporto tra automobile e spazio urbano è sempre più complesso e centrale nelle politiche di mobilità del futuro. In questo scenario si inserisce la nuova ricerca “Auto e Città, oltre il divieto”, realizzata dall’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School, che analizza l’evoluzione delle restrizioni alla circolazione nelle città europee. Il dato più significativo è il primato italiano: il nostro Paese concentra oltre la metà delle limitazioni urbane del continente, con una diffusione capillare di Zone a Traffico Limitato (ZTL), aree pedonali e altre forme di regolazione dell’accesso dei veicoli.

Circa l’89% delle ZTL attive in Europa si trova in Italia, pari a circa 446 aree su 500 complessive. Un primato che riflette una scelta diffusa da parte delle amministrazioni locali di intervenire sulla mobilità urbana per ridurre traffico e inquinamento, ma che evidenzia anche una forte frammentazione normativa. La ricerca sottolinea infatti come in Italia manchi una strategia nazionale organica per la gestione degli Urban Vehicle Access Regulation (UVAR), cioè l’insieme delle misure che regolano l’accesso dei veicoli nei centri urbani. In assenza di linee guida unitarie, ogni città ha sviluppato regole autonome, con criteri, perimetri e modalità di accesso differenti. Questo genera un quadro disomogeneo che, da un lato, punta a migliorare la qualità dell’aria e la vivibilità urbana, ma dall’altro rischia di creare confusione per cittadini, turisti e operatori della mobilità.

Mobilità urbana tra sostenibilità e nuove disuguaglianze

Oltre al tema della regolazione del traffico, la ricerca Luiss evidenzia un punto cruciale: le politiche di limitazione della circolazione possono produrre benefici ambientali ed economici, ma anche nuove forme di disuguaglianza. L’accesso ai centri urbani diventa infatti sempre più selettivo, con impatti diversi a seconda del reddito, della disponibilità di mezzi alternativi e della qualità del trasporto pubblico locale. In parallelo, altri studi e analisi del settore automotive evidenziano come l’Italia stia vivendo una fase di transizione complessa: da un lato cresce la diffusione di veicoli elettrici e ibridi, dall’altro rimane forte la dipendenza dall’auto privata, soprattutto nelle aree periferiche e nei collegamenti extraurbani.

Il nodo centrale evidenziato dalla ricerca è quindi politico e infrastrutturale: l’assenza di una governance nazionale coordinata. In altri Paesi europei, le restrizioni alla circolazione sono inserite in strategie integrate che combinano trasporto pubblico, sharing mobility e pianificazione urbana. In Italia, invece, la regolazione è affidata prevalentemente ai singoli Comuni, con effetti spesso disomogenei anche tra città simili per dimensioni. La sfida dei prossimi anni sarà quella di passare da un approccio basato sul divieto a un modello più sistemico, in cui la riduzione del traffico privato sia accompagnata da alternative concrete e accessibili. Solo così la transizione verso città più sostenibili potrà essere realmente efficace e socialmente equilibrata, evitando che le ZTL diventino un simbolo di frammentazione più che di innovazione urbana.

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