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C'era una volta il tempo in cui acquistare un'auto ibrida significava assicurarsi un lasciapassare per le zone a traffico limitato di tutta Italia. Quel tempo sta finendo, e il 2026 segna un punto di svolta che molti automobilisti non avevano previsto quando hanno firmato il contratto in concessionaria.
A lanciare quella che si preannuncia come la tendenza dell'anno è stata Bologna. L'annuncio è arrivato il 18 dicembre scorso, con l'efficacia di un uno-due al fegato: dal primo gennaio 2026, le auto ibride non residenti sono tagliate fuori dalla ZTL del centro storico. Nessuna eccezione, nessun compromesso. Il permesso virtuale per le vetture a doppia motorizzazione viene ora rilasciato esclusivamente a chi risiede nel comune o alle aziende con sede legale in città, con la sosta comunque a pagamento in base all'area.
I numeri spiegano la scelta dell'amministrazione felsinea meglio di qualsiasi comunicato stampa: sette anni fa i permessi per ibride erano 18.000, nel 2023 sono diventati 30.000. Una crescita che ha di fatto vanificato l'obiettivo stesso delle ZTL, trasformando il centro storico in un parcheggio a cielo aperto con la coscienza pulita. Con un colpo di spugna, 10.000 veicoli vengono ora esclusi dalla circolazione. Chi dovesse ignorare il divieto troverà nella cassetta della posta una multa da circa 95 euro, che scende del 30% se pagata entro cinque giorni dalla notifica. Le telecamere ai varchi, come sempre, non perdonano.
Se pensavate che Bologna fosse un caso isolato, preparatevi a ricredervi. A Ravenna il divieto è ancora più radicale: elettriche e ibride non possono più accedere alla ZTL, e per le prime scatta anche l'obbligo di pagare la sosta negli stalli blu. Un ribaltamento completo della filosofia che per anni ha premiato chi sceglieva motorizzazioni alternative.
Scendiamo lungo lo Stivale e arriviamo in Sicilia, dove Acireale ha già manifestato l'intenzione di seguire l'esempio emiliano. Nel comune catanese si punta al divieto di transito per elettriche e ibride su piazza Duomo in modo continuativo, mentre su corso Umberto e corso Savoia il blocco scatterà durante gli orari di vigenza della ZTL. L'obiettivo dichiarato? Migliorare la sicurezza di pedoni e ciclisti. Un argomento difficile da contestare, ma che lascia con l'amaro in bocca chi ha investito decine di migliaia di euro in tecnologie supposte "virtuose".
La situazione partenopea merita un capitolo a parte per la sua complessità quasi bizantina. A Napoli, per circolare nelle ZTL con un'auto elettrica o ibrida, serve ora un tagliando annuale da circa 30 euro. Ma è sulla sosta che il sistema diventa un labirinto: la gratuità negli stalli blu è ormai un ricordo, sostituita da un meccanismo legato all'ISEE.
I residenti pagano 20 euro annui di tagliando, ai quali si aggiunge una quota che per le full electric arriva a 150 euro e per le ibride tocca i 300 euro. Per i non residenti la situazione è ancora più selettiva: solo 1.500 fortunati potranno godere di un'agevolazione, dopodiché si paga tariffa piena. E attenzione all'app Tap&Park dell'Azienda napoletana mobilità: ogni volta che si occupa uno stallo a pagamento, i beneficiari delle agevolazioni devono attivarla. Dimenticarsene significa verbale per mancato utilizzo del dispositivo di controllo.
Il quadro nazionale è frammentato come un puzzle lasciato a metà. A Firenze, dal primo gennaio 2025, le ibride hanno perso il diritto alla sosta gratuita nelle zone di controllo sosta e ora pagano esattamente come benzina e diesel. Nessuna distinzione, nessun premio per la scelta ecologica.
Milano ha optato per un approccio più sfumato già dall'ottobre 2022, introducendo la soglia dei 100 g/km di CO₂ come discriminante per l'accesso gratuito all'Area C. Le ibride che superano quel valore pagano il ticket da 7,50 euro, mentre dal primo ottobre 2030 tutte le ibride, indipendentemente dalle emissioni, saranno soggette al pedaggio.
Roma, infine, gioca una partita diversa. Dal primo gennaio 2026 il limite di velocità nelle vie interne della ZTL centrale è sceso da 50 a 30 km/h, con la Polizia Locale pronta a schierare autovelox mobili. Nel frattempo, nella sterminata ZTL Fascia Verde, le diesel Euro 4 ed Euro 5 continuano a circolare liberamente. Un paradosso che la dice lunga sulla coerenza delle politiche ambientali nostrane.
In questo ginepraio normativo, la domanda sorge spontanea: come fa un automobilista a sapere se può entrare o sostare in una ZTL con la propria ibrida o elettrica? La risposta è sconfortante nella sua semplicità: non esiste una cabina di regia nazionale, né un portale istituzionale che raccolga tutti i divieti aggiornati in tempo reale.
L'unica strada percorribile è consultare il sito del singolo comune o contattare direttamente la Polizia Locale prima di avventurarsi in centro. La segnaletica, certo, esiste ed è obbligatoria, altrimenti le multe sarebbero nulle, ma tra cartelli, pannelli bianchi, numeri e icone, interpretare tutto nel tempo di un semaforo verde mentre gli automobilisti dietro strombazzano è un'impresa titanica.
Un ultimo avvertimento, la multa da 95 euro può arrivare fino a 90 giorni dopo l'infrazione. In quel lasso di tempo, ignari del primo errore, si rischia di accumulare verbali seriali. Il conto finale potrebbe trasformare quella che sembrava un'auto conveniente in un salasso imprevisto.
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