BYD punta alla Formula 1: il colosso cinese studia il grande passo verso il Circus

BYD punta alla Formula 1: il colosso cinese studia il grande passo verso il Circus
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Il gigante cinese dell’elettrico valuta il debutto nel motorsport globale: nel mirino ci sono Formula 1 e WEC per rafforzare la presenza internazionale del marchio
10 marzo 2026

In Australia ha debuttato il nuovo regolamento tecnico di Formula 1. Un cambiamento fortemente voluto da FIA e FOM per agevolare l’ingresso di nuovi motoristi e costruttori nel Circus, sfruttando l’attrattiva esponenziale che la categoria sta vivendo negli ultimi anni e la spinta verso l’elettrico, in linea con l’evoluzione del mercato automotive. E dopo Audi e Cadillac, anche un marchio puramente elettrico come BYD valuta l’ingresso nella categoria.

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Il cambio regolamentare è stato pensato proprio per attirare nuovi costruttori e migliorare ulteriormente la salute — e la percezione — della categoria. Quando è stato varato, infatti, lo scenario dell’automotive era dominato dalla spinta verso l’elettrificazione, dovuta alle normative sulle emissioni sempre più stringenti volute dall’Unione Europea. Le case automobilistiche si erano prefissate piani importanti per consolidare il paradigma elettrico e, con esso, anche il motorsport doveva cambiare. La prima mossa è stata la nascita della Formula E, utilizzata come vetrina di marketing e come laboratorio a cielo aperto per testare e sviluppare soluzioni da trasferire dalla pista al prodotto di serie.

La visibilità che offre la Formula 1, però, non ha precedenti. Audi ha sfruttato questo cambio regolamentare e ora anche BYD guarda con interesse al Circus. Per la casa cinese sarebbe una mossa coerente, considerando la forte spinta sull’elettrificazione delle nuove power unit, che prevedono una ripartizione 50-50 della potenza tra endotermico ed elettrico a partire da questa stagione e almeno fino al 2030: un equilibrio che rende evidente il legame tra motorsport e prodotto di serie.

La testata Bloomberg ha riportato che il gruppo cinese sta infatti valutando un possibile ingresso nelle principali competizioni motoristiche internazionali, inclusa la Formula 1 e il WEC. L’obiettivo è chiaro: rafforzare la propria immagine globale e aumentare l’attrattività del marchio sui mercati internazionali. Un traguardo che il Circus potrebbe facilitare, soprattutto alla luce dell’esplosione di popolarità della categoria oltreoceano grazie al successo di Drive to Survive. Per il momento non è stata presa alcuna decisione definitiva, ma BYD starebbe analizzando attentamente la possibilità di seguire il percorso intrapreso da Audi e Cadillac entrando nel motorsport.

A guardare con favore alla possibilità che BYD entri nel motorsport è anche la FIA. Il presidente Mohammed Ben Sulayem ha espresso apertamente il proprio parere sull’opportunità di dare il benvenuto a una squadra cinese. Già lo scorso anno, in un’intervista rilasciata a Le Figaro, aveva affermato che l’arrivo di un costruttore cinese sarebbe stato il passo logico successivo per la Formula 1 dopo l’ingresso di Cadillac.

Entrare in Formula 1, tuttavia, non è un percorso semplice. Il principale ostacolo sono i costi: sviluppare e schierare una vettura richiede spesso anni di preparazione e può arrivare a costare fino a 500 milioni di dollari a stagione. D’altro canto, per BYD la presenza nel Circus significherebbe aumentare la propria notorietà sui mercati internazionali, soprattutto negli Stati Uniti, mitigando almeno in parte le difficoltà di vendita legate alle tariffe elevate e alle restrizioni di mercato imposte dall’amministrazione Trump.

Per un colosso dell’elettrico come BYD, trovare risorse – sia economiche sia umane – potrebbe non rappresentare un vero ostacolo. Le principali resistenze potrebbero invece arrivare dai team già presenti in Formula 1. L’ingresso di una dodicesima squadra significherebbe infatti diluire ulteriormente – già dopo l’arrivo di Cadillac – i premi in denaro e potenzialmente anche il valore delle squadre esistenti. Una possibile soluzione potrebbe essere l’acquisizione di una squadra già presente o di una quota della stessa, seguendo un percorso simile a quello intrapreso progressivamente da Audi. Una soluzione potrebbe essere Alpine con Otro Capital, che possiede il 24% delle quote del team, che già nel mese di ottobre aveva manifestato la volontà di cederle.

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