Tagli di potenza sul dritto, lentezza nelle curve veloci, sorpassi alla Mario Kart: la F1 2026 è ancora Formula 1?

Tagli di potenza sul dritto, lentezza nelle curve veloci, sorpassi alla Mario Kart: la F1 2026 è ancora Formula 1?
Pubblicità
Il regolamento tecnico per la stagione 2026 di Formula 1 ha cambiato il volto della categoria, facendo storcere il naso a molti piloti. Ma questa è ancora F1?
9 marzo 2026

Questa è ancora Formula 1? A qualcuno è venuto naturale chiederselo, vedendo gli on-board dei piloti nel corso del weekend del Gran Premio d’Australia 2026, il primo di un’era tecnica che segna un marcato taglio con il passato. A generare un certo straniamento ha pensato soprattutto la qualifica. Vedere i piloti rallentare sul dritto e nelle curve veloci è uno scenario surreale, in un contesto in cui si dovrebbe arrivare al limite del pacchetto, muovendosi sul sottile filo che separa l’errore dall’impresa. Ma anche i sorpassi e controsorpassi alla Mario Kart di inizio gara, per quanto effervescenti, hanno restituito una certa artificialità.

Naviga su Automoto.it senza pubblicità
1 euro al mese

Proprio artificiale è il termine più usato dai piloti per raccontare questa F1. Tranne qualche eccezione – in testa Lewis Hamilton, che non ha mai amato le vetture a effetto suolo, e i piloti della Mercedes, per ovvi motivi – dopo la gara di Melbourne non si sono risparmiati. Verstappen si è detto convinto che questa non sia vera F1, mentre il campione del mondo in carica, Lando Norris, ha rincarato la dose dopo aver detto che queste macchine “fanno schifo” sabato. “Questa è Formula E”, ha osservato Ollie Bearman raccontando la dinamica dei sorpassi. Sergio Perez, tornato in F1 dopo un anno di assenza, ha candidamente ammesso di non capirci nulla.

Sono i primi pareri a caldo sulla resa di un regolamento tecnico che, va detto, ha attirato nuovi costruttori in Formula 1. Il CEO della categoria, Stefano Domenicali, ha ragione quando sottolinea che case come Audi non sarebbero mai entrate nel Circus senza queste normative. Ma è importante andare a ricostruire il contesto in cui sono state concepite. All’inizio di questo decennio, la Formula 1 non era ancora arrivata al picco odierno della bolla speculativa spinta dal boom di pubblico dovuto a una svolta pop nel racconto dello sport, a partire dalla serie Netflix Drive to Survive.

La F1 desiderava attirare nuovi costruttori, per migliorare ulteriormente la salute e il percepito della categoria. Lo scenario automotive dell’epoca vedeva una fortissima spinta verso l’elettrificazione dovuta alle normative sulle emissioni sempre più stringenti volute dall’Unione Europea. Una svolta, questa, perfezionata senza il principio della neutralità tecnologica. Per restare al passo, le case automobilistiche avevano piani ambiziosi, che in alcuni casi prevedevano persino una line-up completamente elettrica a metà decennio. E anche l’impegno nel motorsport doveva seguire la stessa logica.

La carta della Formula E, giocata da molti costruttori – Audi in primis – non aveva sortito gli effetti sperati. Il ritorno sull’investimento – sicuramente contenuto – in termini di eco mediatica non era sufficiente. Ma per giustificare l’ingresso in Formula 1 serviva un regolamento con una spinta apprezzabile sull’elettrificazione, in modo tale che ci fosse una coerenza con il prodotto di serie che doveva andare per la maggiore. È da questa esigenza che nasce la ripartizione 50-50 della potenza tra endotermico ed elettrico che è il vero male del regolamento 2026. Dal momento in cui tutto questo si è deciso, però, lo scenario nel settore automotive è completamente cambiato.

Le auto elettriche, molto semplicemente, non si vendono. Non generano nemmeno lontanamente i volumi che avrebbero dovuto garantire per lanciare il settore nella corsa verso l’elettrificazione con la velocità paventata dalle istituzioni europee e di rimando dalle case automobilistiche. E così è arrivato un dietrofront, anche a livello normativo, per evitare di dare il colpo di grazia a un settore in ginocchio. Lo stop alla vendita delle auto diesel e benzina nuove a partire dal 2035 è saltato, e i costruttori che avevano piani ambiziosi di elettrificazione totale della gamma sono tornati sui loro passi.

Per la F1, in quanto vetta della tecnologia applicata al motorsport, è sempre importante mantenere un grado di rilevanza per il prodotto di serie. Percepito, ovviamente, perché l’effettivo travaso di tecnologia sulle vetture che guidiamo nella vita di tutti i giorni è limitato. Ma la verità è che le power unit di oggi sono già datate rispetto alla direzione del prodotto di serie di oggi. L’ibrido è ancora più che rilevante, beninteso. Ma la sensazione è che se le normative fossero scelte oggi, si opterebbe per un V8 o un V10 alimentato da carburanti ecosostenibili. Che potrebbe essere la direzione del prossimo ciclo tecnico della categoria.

Pensare a cosa succederà tra qualche anno, però, è inutile all’alba di un ciclo tecnico che restituisce l'immagine di una F1 tutta strategia e niente istinto. Toglie ai piloti la possibilità di essere naturalmente veloci e li imbriglia in un giogo fatto di tattica che è frustrante soprattutto per loro. A fronte di sorpassi triplicati, lo spettatore occasionale potrebbe non curarsi di tutto questo, senza nemmeno accorgersi della stranezza delle modalità con cui queste manovre si concretizzano. E offrire uno spettacolo avvincente è parte fondamentale della strategia di uno sport che vuole e deve essere anche intrattenimento. Ma non è detto che lo show in pista continui.

La nuova era tecnica della F1 è ancora nella sua infanzia più tenera. I team e i piloti non hanno ancora la piena comprensione dei pacchetti, ed è possibile che con il passare dei GP il sapore artificiale che si percepisce ora possa lasciare spazio a maggior naturalezza, con piloti che capiranno meglio come sfruttare le nuove armi a loro disposizione. Ma potrebbe essere proprio questa acerbità a generare spettacolo, un po’ come successe a inizio 2022, all'inizio dell'era dell'effetto suolo, quando i corpo-a-corpo in pista sembravano effettivamente più agevoli. 

Se così fosse, probabilmente assisteremmo a un appiattimento che potrebbe far emergere maggiormente i lati peggiori di questo regolamento. Questa, in ogni caso, è ancora F1. Ma è una F1 che ha tolto ai suoi protagonisti la cosa più preziosa: la possibilità di essere semplicemente veloci, specie in qualifica. E uno sport che imbriglia i suoi campioni in un labirinto di tattiche anziché lasciarli correre rischia di perdere l'anima, indipendentemente da quanti sorpassi riesce a produrre.

Pubblicità