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Daihatsu Copen

Daihatsu Copen
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La più originale delle c+c arriva nelle concessionarie, finalmente con guida a sinistra!

Daihatsu Copen

Vaprio d’Adda (MI) – C’erano una volta le spider inglesi, con le loro carrozzerie sportiveggianti e simpatiche, le dimensioni compatte e motorizzazioni di piccola cilindrata, capaci di regalare qualche brivido più in virtù del peso contenuto piuttosto che di una cavalleria che non poteva certo definirsi esuberante.
Una formula semplice semplice, tutta all’insegna del minimalismo e dell’autentica passione per l’automobile, che in passato ha fatto la fortuna di marchi come MG, Triumph e Austin. Oggi gli stessi ingredienti vengono riproposti da Daihatsu con la Copen, una coupè-cabriolet lunga solo 3.440 mm pensata per chi è alla ricerca di una roadster dalla linea accattivante, divertente da guidare e con costi di gestione contenuti, grazie al suo quattro cilindri di soli 1.298 cc.
In verità la spider nipponica non costituisce una novità assoluta per il mercato italiano, essendo disponibile su ordinazione fin dal 2004, ma solo per chi si accontentava della versione giapponese, con guida a destra e motore turbo di 659 cc. Una limitazione vissuta con rammarico dagli stessi vertici italiani di Daihatsu, che alla fine hanno ottenuto la realizzazione e importazione di una vettura con un propulsore più consono al mercato europeo e il volante… dalla parte giusta.
Con queste premesse, la Copen sembra avere tutte le carte in regola per diventare una delle spider più alla moda dell’estate, ma come si comporta su strada? Per scoprirlo l’abbiamo provata in anteprima in occasione della presentazione alla stampa italiana, a Vario d’Adda (MI).


Vi piacciono i fumetti?
In fotografia la Copen sembra tradire qualche somiglianza di troppo con l’Audi TT spider: come la
vettura tedesca, infatti, si caratterizza per l’andamento fortemente arrotondato del cofano anteriore e del baule posteriore, con quest’ultimo che ospita un piccolo ma ben evidente spoiler. Vista dal vivo, tuttavia, questa impressione scompare e la Copen attira immediatamente l’attenzione proprio per la sua originalità: sembra una possente sportiva in miniatura (detto della lunghezza, segnaliamo che la larghezza è pari a 1.475 mm e l’altezza a 1.245 mm) o, se preferite, ad una creazione della Disney.
A dispetto delle dimensioni inconsuete, il corpo vettura appare ben proporzionato e uno sguardo più attento rivela una notevole cura nel design di tutti i particolari, a partire dai grandi gruppi ottici circolari che dominano il frontale; molto belli anche gli specchietti retrovisori a goccia (questi sì molto simili a quelli della TT…) e il doppio terminale di scarico che insieme allo spoiler conferisce alla coda una grinta insospettabile. Soprattutto, la Copen ha il raro dono di essere bella e proporzionata tanto a tetto chiuso quanto a vettura aperta, cosa questa piuttosto rara se si considera il proliferare di coup-cabriolet dalla coda insolitamente voluminosa per accogliere il tetto rigido.

 

Minimalismo vincente
Il propulsore, come accennato, è un quattro cilindri in linea (ovviamente a benzina) di 1.3 litri, capace di 87 CV a 6.00 e 120 Nm a 4.400 giri, abbinato ad un cambio manuale a cinque marce. La trazione è anteriore, mentre le sospensioni anteriori sono indipendenti McPherson abbinate, al retroterno, ad un ponte semirigido; sia davanti che dietro, infine, non mancano barre stabilizzatrici e ammortizzatori con taratura sportiva.
L’impianto frenante, infine, prevede davanti dei dischi anteriori ventilati e dietro dei tamburi: non manca
comunque l’ABS con ripartitore elettronico della forza frenante EBD.
Dal punto di vista costruttivo, invece, spicca l’ampio utilizzo dell’alluminio: di questo materiale pregiato sono fatti il tettuccio, il cofano anteriore e posteriore, le portiere e altri particolari. Questo ha consentito di contenere il peso in soli 850 kg, a tutto vantaggio della maneggevolezza e delle prestazioni.

 

Quanto sei alto?
A questo punto non ci resta che infilarci nell’abitacolo, consapevoli che quella che ci attende non è una prova come le altre.
Appena seduti nei bei sedili sportivi in pelle, la nostra attenzione si concentra nella ricerca della corretta posizione di guida e qui i nostri timori trovano purtroppo conferma: la Copen è a misura di… giapponese e se siete più alti di 1 metro e 75 – come chi scrive – non riuscirete mai a trovare una collocazione davvero valida. Le colpe, al di là del limite intrinseco delle dimensioni esterne, vanno egualmente ripartite tra il volante, regolabile solo in profondità e non di molto, e il sedile, che scorre sì longitudinalmente ma non è regolabile in altezza. Peccato, perché abbassare la seduta di una decina di centimetri avrebbe risolto ogni problema anche per i più alti.
La causa, come scopriremo successivamente, ma sta solo nella conformazione dei sedili, ma anche nei rinforzi trasversali posti sulla scocca per aumentare la rigidità torsionale del telaio, che hanno costretto a installare i sedili qualche centimetro più in alto rispetto al pianale vero e proprio. Certo si tratta di un limite comune a moltissime spider – nemmeno la più grande Mazda Mx-5, per esempio, non ne è esente – ma non per questo meno fastidioso, perché al giorno
d’oggi non sarebbe difficile trovare una collocazione ottimale anche ai guidatori più alti sulle vetture scoperte: basterebbe semplicemente dedicare loro una specifica attenzione al momento di definire la conformazione del sedile. Va detto per altro che la maggior parte dei potenziali acquirenti della Copen – tra i quali immaginiamo non mancheranno le donne – non saranno tutti dei “Watussi”…

 

Su strada: agile e divertente

Il sole è già alto e la temperatura mite, quindi apriamo immediatamente il tetto: per farlo è sufficiente sbloccare manualmente due ganci posti agli angoli del parabrezza e quindi tenere premuto un pulsante: in circa 20 secondi la magia di compie. Stessa operazione, in ordine inverso, per richiudere la vettura.

Mettiamo in moto e dopo pochi minuti siamo già in perfetta simbiosi con la Copen. Il bel volante sportivo a tre razze (della Momo) comanda uno sterzo diretto come il pensiero, mentre il cambio presenta innesti non morbidissimi (va per altro considerato che l’esemplare provato aveva percorso pochissimi chilometri) ma precisi.
Lasciamo la strada principale per infilarci in una serie di vicoli e qui la spider giapponese svela un altro pregio importante: un diametro di volta molto contenuto che assieme alle dimensioni esterne ridotte la rendono estremamente agile, dunque ideale anche per gli spostamenti urbani oltre che per piacevoli gite sul lungomare.
La strada torna a farsi più ampia e decidiamo che è venuto il momento di mettere davvero alla prova la Copen: chiamiamo all’appello tutti gli 87 CV disponibili e la vettura dimostra un’ottima attitudine alla guida brillante, dimostrandosi sempre sicura e
divertente grazie al rollio praticamente nullo. L’assetto sportivo, comunque, quando si incontrano delle sconnessioni non mette mai in crisi la stabilità né il comfort: certo definire la Copen una vettura comoda sarebbe un po’ troppo, ma gli effetti di eventuali buche non sono mai davvero fastidiosi e soprattutto la vettura giapponese in questi frangenti non presenta scricchiolii o scuotimenti irregolari, segno che la qualità costruttiva è davvero elevata.Piuttosto, a penalizzare il comfort sono i fruscii aerodinamici e la rumorosità dovuta ai vortici d’aria, piuttosto forti già oltre i 90 km/h anche con i finestrini alzati. La colpa, probabilmente, sta nelle dimensioni un po’ troppo contenute del frangivento posto tra i roll bar, subito dietro i poggiatesta posteriori. Anche in questo caso, per altro, le cose dovrebbero leggermente migliorare per guidatori e passeggeri non di alta statura.

Questo limite, paradossalmente, ha un pregio non trascurabile: non invitano a tenere delle medie elevatissime e quindi, pur in presenza di un telaio che potrebbe facilmente gestire una potenza ben superiore, non si sente la mancanza di un propulsore più grosso. Gli 87 CV a disposizione sembrano più che sufficienti e del resto grazie al peso contenuto permettono prestazioni brillanti, con un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 9,5 secondi e una velocità massima di 180 km/h.
Numeri che fanno chiaramente intuire come il piacere di guidare la Copen derivi più dal gusto di pennellare le traiettorie che non dalla ricerca di sensazioni “forti”. L’unico rammarico viene così dall’impianto di scarico, molto bello a vedersi ma privo di una voce veramente sportiva, come ci saremmo aspettati osservando i suoi due terminali di grandi dimensioni.

 

Per altro, motore e peso da utilitaria hanno anche un altro importante pregio: assicurano consumi davvero contenuti, come dimostrano i 6 litri per 100 km dichiarati nel ciclo misto, che diventano 7,7 in città e 5 nei percorsi extraurbani.Detto del comportamento stradale, segnaliamo che l’abitacolo si rivela - a sorpresa - piuttosto spazioso per due persone e che il vano bagagli, con il tetto chiuso, è pari a 210 litri: un valore buono per la categoria che tuttavia non deve ingannare, essendo il vano di carico di forma piuttosto irregolare e quindi non facilissimo da sfruttare. Per gli oggetti più piccoli, comunque, si può contare su una pratica tasca posta nell’abitacolo, dietro i sedili.

Sul fronte della qualità costruttiva, infine, la Copen (che è assemblata a mano in Giappone), evidenzia accoppiamenti precisi tra i pannelli della carrozzeria e una solidità complessiva encomiabile, ma anche alcune cadute di stile, come le guarnizioni del parabrezza montate in modo approssimativo, il riavvolgimento delle cinture di sicurezza che non funziona con il sedile collocato nella posizione più arretrata o ancora alcune plastiche del cruscotto di scarsa qualità, compensate per altro da un design dell’abitacolo accattivante, dalle ottime doti di tenuta dei sedili e dalla buona qualità della pelle utilizzata per questi ultimi.

Quanto costa
Daihatsu ha deciso, giustamente a nostro giudizio, di importare in Italia solo le versioni top della gamma, pertanto la Copen può essere vostra staccando un assegno di 18.460 euro per la versione “High grade”, che comprende tra le altre cose ABS, EBD, cerchi in lega, climatizzatore manuale, doppio airbag, immobilizer e servosterzo. Con 19.590 euro, invece, potete infilare nel vostro garage la Copen con allestimento “High grade F”, impreziosito da frangivento, roll bar cromato (con funzione estetica più che di sicurezza) , sedili in pelle e volante Momo in pelle.


Una cifra non proprio contenuta, quindi, ma tutto sommato ragionevole se si considera la piacevolezza dell’esperienza di guida a bordo di questa spider nipponica, la dotazione completa e la presenza del tettuccio in metallo ripiegabile elettricamente.
A titolo di confronto, segnaliamo che l’Opel Tigra TwinTop con il 1.4 litri in allestimento Sport costa 17.800 euro, ma nemmeno la vettura tedesca – unica alternativa per chi è alla ricerca di una C+C compatta a due posti secchi - può essere considerata una diretta concorrenze della Copen, rispetto alla quale è più versatile ma meno caratterizzata nel design e nell’esperienza di guida.
Così, a ben guardare per chi desidera una spider dal design suggestivo, divertente da guidare e con costi di gestione contenuti la Copen è l’unica vettura che risponde perfettamente a questo identikit.
Daihatsu ne importerà in Italia solo 300 esemplari l’anno: siamo sicuri che non faticheranno a trovare un acquirente.


Da comprare perché:
- ha un design accattivante
- consente di divertirsi senza perdere i punti della patente
- la dotazione di serie è completa
- è anche una scelta razionale grazie ai costi di gestione contenuti


Da rivedere:
- il sound dello scarico potrebbe essere più emozionante
- alcune finiture sono migliorabili
- la posizione di guida è inadatta alle persone di alta statura

 

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