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Hummer H2

Hummer H2 SUT
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Un test drive molto speciale per un veicolo a suo modo eccezionale

Hummer H2

**Da non perdere: il filmato con la video-prova dell'H2 SUT!**

Calmi, stiamo calmi. E' vero, a due metri da noi si staglia in controluce la sagoma inquietante dell'Hummer H2. Ma ci saliremo tra un paio d'ore: la nostra coscienza ci dice che prima di mettere in moto il mostro dobbiamo fare un salto dallo psicanalista...
... Ecco fatto. Abbiamo assicurato lo strizzacervelli sul fatto che da piccoli non siamo stati picchiati, da ragazzi non tenevamo in camera il poster di Hannibal the Cannibal, e da uomini adulti non andiamo in giro con casco da moto e occhiali neri a spaccare vetrine. E’ fantastico, siamo gente a posto e possiamo salire sull'Hummer senza correre il rischio di usarlo come un'arma.

Bè, facile a dirsi. Lo squadratissimo H2 (questa è la versione SUT, con cassoncino in stile pick-up) – civilizzato discendente del veicolo militare marchiato US Army, reso famoso dalle corse nel deserto irakeno, durante la guerra del golfo – magari non sarà lunghissimo (quattro metri e ottanta, comunque come una grossa station wagon) ma pesa tre tonnellate, è alto quasi due metri ed è largo altrettanto, ed è mosso da un gigantesco otto cilindri benzina, seimila di cilindrata. Insomma, il nostro piede destro appoggiato all’acceleratore può far muovere con rabbiosi scatti questo enorme cubo di acciaio dotato di ruote, volante e cambio automatico (semplice semplice, a quattro rapporti).

Proviamo a convincerci che è un’auto come un’altra (ma il fatto che i possessori dell’H2 siano in Italia meno di duecento vorrà dire qualcosa), e provando a fare lo sguardo di una maestrina d’asilo che distribuisce le merende usciamo dal garage e ci avventuriamo in città. Sì perché il test in fuoristrada, che pure abbiamo fatto, ha dato sì risposte interessanti, ma in un certo senso ovvie: che questo bestione potesse superare qualsiasi ostacolo off-road era logico (semmai unico limite su certi

 

passaggi, sono state le dimensioni mastodontiche): che sia fango o sabbia, “lui va”, e volendo c’è la possibilità di giocare con il blocco dei differenziali per cavarsela nelle situazioni più impressionanti.
La curiosità vera è stata portarlo sul percorso di tutti i giorni, casa-lavoro-spesa-cena fuori con amica incuriosita-casa. Per vedere che effetto fa, a noi e a chi ci guarda, questa scultura semovente in acciaio, spartana fuori e lussuosa (un lusso un po’ texano, diciamocelo) dentro, con quel rumore da “otto cilindri americano” che sembra quello di un motoscafo con motore entrobordo, con quella arroganza disegnata nel suo stesso aspetto che può incutere antipatia, curiosità, compatimento, ammirazione, invidia e stupore tutto intorno.
Così il nostro test-drive diventa una sorta di rappresentazione teatrale, noi e l’H2 sul palcoscenico, la città come platea, i piccoli grandi imprevisti e gli inghippi trovati sulla nostra strada come colpi di scena.

Giungla d'asfalto...
Dunque siamo in città, una città fatta di auto piccole piccole, là, sotto di noi (e stiamo parlando di ammiraglie Bmw, Mercedes e Audi), ma anche di microbi (tutte le altre) da sfiorare con cautela tra un semaforo e l’altro, consapevoli del fatto che toccarle significherebbe spostarle di un metro alla volta, perché i nostri tremila chilogrammi non sono una bazzecola, e i freni vanno bene per gli americani che viaggiano bravi bravini a 55 miglia orarie, non certo per noi italiani, che solo a sapere che lì davanti c’è un sei litri a benzina acceleriamo volentieri, ma poi dobbiamo anche fermarci in spazi brevi.
Una città che vediamo scorrere davanti al parabrezza silenziosa e lontana, perché quassù ci coccola un impianto radio cd da concerto live, e i rumori fuori non si sentono più. A guidare così - tangenziale, rotonda, semaforo - respiriamo relax, perché il cambio

 

automatico fa tutto lui (troppo intrigante la cloche ad L rovesciata, sembra la manetta del gas di un jet di linea), lo sterzo si gira con un dito, e andiamo dal punto A al punto B con accelerazioni possenti e pastose, dimenticando persino che la parola relax, qui dentro, contiene qualche quintale di ironia: con l’Hummer nel deserto ci facevano la guerra… Ma l’H2 è diventato più auto e meno camionetta, anzi quest’ultima non c’è più, visto che anche fuori il volto si è ingentilito, con calandra cromata a sei barre verticali, una per ogni lettera della parola H-U-M-M-E-R, e fanaleria posteriore pure verticale, secondo gli ultimi dettami del design automobilistico. Ma vallo a spiegare a chi ci guarda in cagnesco che siamo al volante di questo bestione solo perché ci incuriosisce e non perché vogliamo fare paura agli altri esseri guidanti. Già, inutile spiegarlo: quassù siamo destinati ad essere una razza a parte, condannata a sguardi di traverso e giudizi.

E adesso siamo nel bel mezzo dell’ora di punta, il lavoro non aspetta e la colonna di auto non perdona. Sull’H2 però non possiamo macchiarci di quei peccati veniali molto italiani, molto normali, molto accettati: buttatevi con una Fiat Punto dentro una rotonda per “prendervi” una precedenza non vostra e sarete probabilmente perdonati. Fatelo con l’Hummer, con tutto acceso, fari e luci di ingombro arancioni e rosse sul tetto, e sarete fulminati da occhiate cariche d’odio. Dobbiamo fare i bravi, più degli altri, per non diventare un Marco Ranzani di Cantù al cubo che fa il cafone con questa Cayenne all’ennesima potenza. Così il tempo che non guadagnamo conquistando precedenze non nostre, lo utilizziamo per assorbire un cruscotto spaziale, con circa decine di comandi gettati davanti a noi come canditi su un panettone, con l’occhio che cade sempre e comunque sull’indicatore del carburante, scossi da un brivido lungo la schiena al solo pensiero che per portarlo su “pieno” dovremo

 

aprire le cateratte del prossimo distributore di benzina e sborsare qualcosa come centocinquanta euro, visto che nel serbatoio ci stanno oltre 120 litri di verde. Che bastano per percorrenze molto limitate: qui si viaggia facendo 4-5 con un litro di benzina… se si tiene il piede leggero come una piuma. Abbiamo rilevato sul computer di bordo anche un clamoroso 8 con un litro, ma viaggiavamo in autostrada a 100 all’ora e c’era una leggera pendenza a scendere.

Eccoci qui allora, attori di questa rappresentazione teatrale in cui noi stessi, che dovremmo conoscere la trama quasi a memoria, riusciamo ancora a stupirci. E’ capitato davanti al lavaggio automatico, incrociando il volto pallido del gestore che ci faceva cenno di no con la testa: “mi dispiace, quella cosa qui non ci passa. E anche ammesso, non vorrei che mi tirasse giù tutto l’impianto…”. E’ capitato dopo il lavoro, nel parcheggio del supermarket, davanti al primo caso di extracomunitario che non  ci chiedeva l’elemosina ma i dati tecnici di questo Godzilla marchiato Hummer. E’ capitato, di stupirci, davanti a quella ragazza tanto carina che non ci ha mai filato e che stavolta a cena fuori con noi ci è venuta: “Certo che esco con te tesoro… Ehm, mi vieni a prendere con l’Hummer vero?… “.

Quattro scoperte...
Test drive sui generis, quello sull’H2. In bilico tra la voglia di mettere in moto e fare “struscio” serale lungo la via dei fighetti, a guardare dall’alto in basso non solo le Porsche, affossate un metro più sotto di noi come fossero Smart, ma anche le Bmw X5 e le Mercedes M, che tanto di quelle se ne vedono a grappoli mentre gli Hummer sono come mosche bianche che fanno voltare tutti. Ma attanagliati anche dal timore di essere additati come fenomeni da baraccone a stelle e strisce, come esempio da non prendere, come il contrario del bon ton. Ma è stato solo un test drive e l’H2 è stato restituito. E’ come essersi svegliati da un sogno che a tratti aveva le sfumature dell’incubo. Ma che ci ha regalato anche tante certezze: 1) l’Hummer 2 è un oggetto unico, grandissimo, costosissimo, potentissimo, assetatissimo, guardatissimo; 2) sulle nostre strade, nonostante tutto, ci passa, complice un raggio di sterzata eccezionale; 3) nel parcheggio fa dimenticare all’extracomunitario di chiederci 50 centesimi; 4) quella tipa tanto carina ha accettato di uscire solo per salire sull’H2, del guidatore non le fregava proprio niente.

Dati tecnici e prestazioni misurate
Agli appassionati di tecnica, segnaliamo che il possente propulsore dell'H2 sviluppa 321 CV a 5.200 giri e una coppia massima di 490 Nm a 4.000 giri.
La trazione naturalmente è integrale permanente, mentre le sospensioni anteriori sono indipendenti con barre di torsione, ammortizzatori a gas (diametro 46 mm) e barra stabilizzatrice (diametro 36 mm), mentre al retrotreno troviamo una sospensione pneumatica autolivellante con ammortizzatori a gas (diametro 46 mm) e barra stabilizzatrice (diametro 32 mm). Il diametro di sterzata è di 13,2 metri.
Lungo 5169 mm, l'H2 SUT è largo 2063 mm (speccietti retrovisori esclusi!) e alto 2012 (2075 contando anche le barre portatutto). Il suo peso in ordine di marcia è di 2909 kg, mentre il carico utile è pari a ben 3490 kg e può rimorchiare fino a 3182 kg.
Con un'altezza da terra di 254,7 mm, supera pendenze fino al 60% e inclinazioni del 40%; l'angolo di attacco è di 42,8° mentre quello di uscita è di 36,5° (39° senza ruota di scorta; la profondità massima di guado è di ben 50,8 cm.
Infine, con la nostra 
strumentazione X-Crono-T GPS by Safoa.net abbiamo misurato un tempo di 10,34 secondi per lo scatto da 0 a 100 km/h, una velocità massima di 162,2 km/h una ripresa da 80 a 120 km/h in 7,13 secondi.
Importatore ufficiale di Hummer per l'Italia è la Cavauto North American Vehicle Division, che offre p
er tutta la gamma H3 e H2 la garanzia e assistenza stradale per 4 anni o 100.000 km e il soccorso stradale 24h su 24h per 4 anni su tutto il territorio europeo.

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