Salone di Parigi 2018

Salone di Parigi 2018, Linda Jackson, CEO Citroen: «La guida autonoma? Non sarà per tutti»

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Al Salone di Parigi 2018 abbiamo intervistato il CEO di Citroen, Linda Jackson, sul presente e il futuro della casa transalpina che vuole crescere molto fuori dall’Europa, con una gamma ampia, ricca di comfort e attenzione al cliente

Salone di Parigi 2018, Linda Jackson, CEO Citroen: «La guida autonoma? Non sarà per tutti»

Quali sono gli scenari futuri di Citroen in merito alla Brexit?

«È molto difficile valutarlo, anche perché non sappiamo come sarà l’accordo finale: c’è molta instabilità. Come gruppo PSA, abbiamo dei piani, sia nel caso in cui si tratti di una “hard Brexit” o di una “soft Brexit”. L’anno scorso abbiamo investito in una fabbrica a Luton, ma al momento stiamo tenendo in pausa ulteriori investimenti, perché dobbiamo sapere cosa succederà e questa instabilità ci preoccupa».

Per quanto riguarda invece l’elettrico, avete obiettivi molto ambiziosi per la gamma Citroen.

«Il primo veicolo che lanceremo con una propulsione alternativa è la C5 Aircross plug-in hybrid, nel 2020. Poi ogni modello che immetteremo sul mercato avrà un versione elettrica oppure una plug-in hybrid. In questo modo, entro il 2025 il 100% della nostra gamma avrà una variante elettrificata. Le versioni elettriche saranno sviluppate sulla piattaforma ECMP, mentre quelle ibride plug-in sulla EMP2, architettura sfruttata, ad esempio, dalla C5 Aircross».

Per quanto riguarda i veicoli a guida autonoma, qual è la vostra strategia e quali obiettivi vi siete posti a medio termine?

«La tecnologia di guida autonoma dei veicoli presenta diversi livelli, il più alto dei quali, il quinto, rappresenta l’autonomia totale. Abbiamo già iniziato ad introdurre delle tecnologie di livello 1 sulla Citroen C4 Spacetourer e di livello 2 sulla C5 Aircross. Per un brand di massa come Citroen, la domanda è quanto la guida autonoma possa essere accettata da tutti. Per questo, vogliamo assicurarci di scegliere le tecnologie che facciano davvero la differenza nella vita dei nostri clienti, in termini di sicurezza e comfort. Devo essere sincera, penso che in futuro il pacchetto completo per la guida autonoma sarà offerto dai brand premium ad un prezzo elevato».

«È importante poi capire anche il ruolo che l’autonomia dei veicoli giocherà nell’ambito della mobilità condivisa, il modo in cui le città cambieranno: da questo dipenderà il futuro delle case automobilistiche. Nel breve termine, invece, Citroen si occuperà dello sviluppo delle tecnologie utili per la guida autonoma e di servizi di car sharing, come quelli che stiamo testando a Madrid e Parigi. L’anno prosssimo presenteremo due concept car, una delle quali rappresenterà la nostra visione del futuro della mobilità urbana. L’altra, invece, esplorerà il concetto di ultra comfort».

Citroen C5 Aircross al Salone di Parigi 2018
Citroen C5 Aircross al Salone di Parigi 2018

Nella vostra strategia, il design è molto importante. Che cosa si aspetta da Pierre Leclercq, il chief designer di Citroen?

«Con Pierre, Citroen acquista un paio di occhi nuovi; non ha mai lavorato per il gruppo PSA. Questo non significa che desidero cambiare la strategia di design, perché negli ultimi quattro anni abbiamo sviluppato una visione coerente, conosciamo il posizionamento del nostro brand. Questo però non vuol dire che non ci saranno cambiamenti. Pierre potrebbe dare quei piccoli tocchi che ci consentiranno di evolvere ulteriormente. Parliamo di evoluzione, non di rivoluzione, mettiamola così».

Si concentrerà sui SUV?

«Pierre sarà responsabile di tutta la gamma, di tutta la strategia di sviluppo dei modelli, dai SUV di ogni dimensione al resto, per assicurarsi che ci sia coerenza nella visione stilistica per tutte le auto che debutteranno nei prossimi anni. Sarà difficile per lui influenzare il design delle vetture che arriveranno il prossimo anno, ma per i successivi lavorerà non solo in termini di stile degli esterni, ma anche degli interni».

«Questo perché dopo il design per noi l’elemento più importante è il comfort, con un approccio moderno degli spazi all’interno del veicolo. Nel passato, Citroen era famosa per le sue sospensioni e i sedili, ma oggi non basta. La C4 Cactus e la C5 Aircross vantano delle tecnologie delle sospensioni che ricreano l’effetto da “tappeto magico” di quelle di una volta; lo stesso vale anche per i sedili. Ma oggi comfort vuol dire anche connettività, spazio a bordo. Sulla C5 Aicross, ad esempio, ci siamo focalizzati sulla modularità. Nel suo segmento, è l’unica con i tre sedili posteriori indipendenti. Non ci focalizziamo solo sul guidatore, ma anche sui passeggeri».

Come rispondete allo scetticismo di alcuni clienti sui diesel?

«Il declino dei diesel non è una novità: cinque anni fa, il 70% delle nostre vendite in Europa era costituito da vetture a gasolio, ora è il 50%. Sulla C3 Aircross, il 75% delle unità vendute è a benzina. I clienti stanno già prendendo questa decisione. Al momento, stanno cambiando i gusti dei clienti privati, ma non quelli delle flotte. I motori diesel consentono delle economie che li rendono ancora appetibili per le aziende. Io non dico nulla al cliente, è lui a scegliere quello che vuole e noi dobbiamo essere in grado di fornirglielo. Non voglio puntare solo sull’elettrico, perché ci sono ancora persone che vogliono comprare i diesel e i benzina. Alla fine quello che accadrà al diesel dipenderà da ciò che sceglieranno i clienti e dalle normative delle amministrazioni».

Per essere un brand globale ed avere successo in tutte le regioni in cui operiamo, è necessario avere una gamma completa. Questo non vuol dire che si debba avere veicoli in tutti i segmenti, ma bisogna sfruttare le opportunità di mercato

Quali sono i vostri piani per il mercato cinese?

«Nel 2017 abbiamo venduto 1,1 milioni di auto nel mondo; l’obiettivo per il 2020 è raggiungere quota 1,6 milioni. Lo faremo grazie ai nuovi prodotti: al momento tutte le nuove generazioni che stiamo lanciando stanno facendo meglio delle precedenti. In Cina, nel 2017 non abbiamo avuto un grande anno in termini di vendite. Abbiamo quindi cambiato i team di vendite e marketing e abbiamo lanciato due SUV, la C3 Aircross e la C5 Aircross. Nel primo semestre del 2018 i risultati sono migliorati del 50%: pur partendo da una base piccola, si tratta comunque di risultati incoraggianti. L’obiettivo è quello di aumentare le vendite fuori dall’Europa: nel 2017 la quota era solo del 26%. Un dato, questo, che voglio portare al 45% entro il 2020/2021. L’Europa rimarrà molto importante per noi, ma vogliamo avere un portfolio più bilanciato. Questo vale per l’intero gruppo PSA».

Dopo l’acquisizione da parte di PSA di Opel, avete già creato delle sinergie con il marchio tedesco?

«Il primo vantaggio è nel “back office”, dove c’è un vantaggio immediato, perché si generano delle economie di scala. Produciamo più veicoli sulle stesse piattaforme, quindi ci sono economie anche nella ricerca e sviluppo. Possiamo sfruttare l’esperienza degli ingegneri tedeschi in Russelsheim, specie per le nuove propulsioni. Per quanto riguarda il “front office”, in alcune nazioni abbiamo tratto dei benefici dalla presenza di concessionari che vendono sia Opel che Citroen. È già in atto, inoltre, la condivisione di alcune piattaforme: la C3 Aircross, ad esempio, sfrutta la stessa architettura della Opel Crossland: entrambe sono prodotte a Saragozza. Sarà così anche in futuro».

Nei vostri piani per il futuro ci sarà spazio anche per una berlina?

«Certo. Per essere un brand globale ed avere successo in tutte le regioni in cui operiamo, è necessario avere una gamma completa. Questo non vuol dire che si debba avere veicoli in tutti i segmenti, ma bisogna sfruttare le opportunità di mercato. Se in Europa il mercato delle grandi berline non è ampio, in Cina, nonostante il successo dei SUV, c’è richiesta. La concept presentata a Parigi nel 2016, la CXperience, è stata creata per mostrare come la nuova filosofia di Citroen si adatti ad una berlina. Le auto che sostituiranno C5 e C6 non saranno delle berline tradizionali».

  • DocAlchemist, Milano (MI)

    I proprietari cinesi hanno una strategia di lungo periodo, cosa che manca a molte aziende europee.
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