Dakar

Dakar 19 100% Perù. A proposito di regole, per inciso…

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Una stortura qua, una mancanza di eleganza là, ma un grande rispetto per l’utilità delle regole, a volte ci si mette un po’ per capire. Così sembra un’illuminazione quando non se ne può più

Dakar 19 100% Perù. A proposito di regole, per inciso…

Moquegua e Tacna, Perù, 10 Gennaio 2018. A proposito di regole, prima di andare avanti. Un attimo di riflessione tutti insieme. Dakar delle grandi novità, anno di grandi idee e di esclusive. Stagione di grandi trasformazioni e di nuovo rigore. Si direbbe un Paese in crisi chiamato a uno slancio di solidale austerità. Anno di grandi risparmi, anche. Siamo rimasti a bocca aperta (per l’ammirazione, certo) davanti alle regole anti Peugeot o a quelle anti razziali dedicate ai piccoli Side by Side, la perla del paradosso del limite di velocità imposto a una Macchina da Corsa in una gara. Abbiamo visto come il legislatore ha operato per eliminare, o comunque limitare al massimo, l’utilizzo dei MapMen, oppure come ha stravolto il concetto dell’avventura introducendo il “jolly” della semi Marathon, quella storia che consente agli automobilisti ritirati di ripartire dopo la giornata di riposo. S’è visto anche come, chiamando in causa regole illeggibili, ci si è adoperati per rendere la vita impossibile ai boliviani, a uno in particolare.

Se non nelle regole, deve essere cambiato anche il modo di intendere o scrivere il road book, visto che in generale molti si lamentano e, credete, continueranno a farlo sinché ragione non sopraggiunga, dello stesore dell’opera fondamentale del Rally. Regole, rigore e risparmio, le tre “R” della fregatura, questo è certo, sulle informazioni. Poche, ma per dirla più onestamente ed esplicitamente, zero. Non c’è una mappa del percorso, non un tracciato indicativo che ti faccia immaginare dove sono gli Eroi o le meraviglie della natura del Paese che attraversi alla cieca, non una descrittiva che sia tale o immaginariamente istruttiva come era quando c’era, non un punto GPS per farti andare alla partenza o a un fine Speciale o per mandartici, a quel paese. Disponibili solo i punti delle zone spettatori, alla WRC per intendersi, ma solo quelle. E pensare che nei Rally WRC sono disponibili addirittura i tracciati Google!

José Ignacio Cornejo
José Ignacio Cornejo

Gli unici istruiti e accuditi amorevolmente, quelli che sanno tutto, ma che sono tenuti a tenere il segreto, sono gli addetti delle televisioni. I “televisivi” sanno tutto, perché sono quelli che devono farti vedere delle cose che da solo non puoi vedere, tapino. Un giornalista, un tifoso, un appassionato, un babbo o una mamma, uno che non ne sa nulla, non gli interessa ma che non voglia evitare la coda di un giorno di una strada chiusa per il passaggio della Dakar, niente, assolutamente niente. Non lo saprà mai. E guai a provare a chiedere. Sicurezza, rischio assistenze pirata, sbandati sulle piste. Tutte scuse, solo una grande mancanza di rispetto. Uno schifo alla cassa del supermercato dell’avventura.

Piero Batini – Mr. Franco

Dakar 2019 presentata da Bardahl

  • corivorivo, Padova (PD)

    forse, Alessandro, bisognerebbe ripassare i testi liceali relativi alla "Critica della ragion pura", per poter poi decrittare il lessico Batiniano.
    altissimo livello, s'intende.

    ma per capire chi è primo, chi secondo e chi è caduto e/o ritirato e perché, potrebbe andar bene pure uno, tipo "ghero"...
    intendi?
  • Alessandro200958, Mogliano Veneto (TV)

    Leggete, con attenzione e capirete.

    E sono d'accordo con Piero, la Dakar non è più la Dakar.
    La Dakar che invento Sabine era un viaggio, un viaggio intrapreso da piloti impavidi e avventurieri, partivano e arrivavano a Dakar facendo delle tappe vere, un viaggio vero, gli equipaggi si fondevano con il territorio, imparavano molto dagli autoctoni, erano in viaggio.

    Oggi hanno delle cronometrate che sembrano prove del WRC, decine di punti intermedi, spazi limitatissimi, tutto segreto per evitare che alcuni team facciano i furbi con punti assistenza nascosti, limitazioni su limitazioni ai mezzi, interventi continui ai team per limitarne le potenze o addirittura la velocità massima.

    Tutto il Rally, e badate bene, lo chiamo Rally, non più Raid, è tutto un casino di regole, comportamenti imposti, passaggi obbligati che hanno totalmente snaturato la natura di questa grande avventura, i i piloti non sono più avventurieri affamati di sabbia ed esperienze, sono piloti lanciati su prove speciali simili ad un Rally.

    Come se i piloti che vanno alla Dakar andassero li a fare i furbi... Come se la direzione gara volesse controllare al millimetro una marea di avventurieri che non hanno la minima intenzione di buttarla sulla gra pura.
    E' un peccato, oggi, essere Dakariani non è più come una volta.
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