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Dakar 2019. Con le Ragazze non si ragiona!

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Il turbine solleva la Dakar di peso e la tiene a mezz’aria. Due “Ministre” parlano per i loro Paesi e dicono “no”. Lavigne fascino e tatto zero? Non è solo questo. Paradossalmente, si crea il presupposto di una Dakar esagerata

Dakar 2019. Con le Ragazze non si ragiona!

Parigi, 15 Maggio 2018. Noi dormiamo beati, ma dall’altra parte del Mondo se le danno di santa ragione. Non è soltanto questione di fuso orario, Etienne Lavigne, il Direttore della Dakar, per esempio, non chiude occhio da almeno una settimana. La situazione gli è sfuggita di mano, la Dakar 2019 segna il passo costringendo ASO ad annullare la presentazione ufficiale del percorso e a tenere chiuse le iscrizioni. Non si era mai visto. In fondo si tratta solo di qualche settimana di ritardo per una conferenza stampa che non dice mai molto, solo le linee essenziali, e di un solo giorno per l’apertura alle adesioni, ma è quanto basta per scatenare la caccia alle streghe. Ora, bello Lavigne non lo è davvero, ma nemmeno una strega. La sua disgrazia, in questo momento, è di essere antipatico a molti, e poiché ci sono milioni di cileni e milioni di boliviani infuriati come bisce perché i loro Paesi hanno detto “no” alla Dakar 2019, una parte della colpa va ai rispettivi Presidenti, e questo è logico, ma il grosso dell’ira si abbatte sulle spalle del “povero” Directeur de l’Épreuve! Anche questo, tuttavia, è logico. Ricapitoliamo, perché gli eventi si ingarbugliano.

Domenica il Cile ha detto “no”. Lunedì la Bolivia ha detto “no”. Portavoce delle ferali, omologhe decisioni governative sono, rispettivamente, Pauline Kantor, Ministro dello Sport del Presidente della Repubblica del Cile Sebastián Piñera, al secondo mandato, e Wilma Alanoca, Ministro delle Culture e del Turismo di Evo Morales, Presidente dello Stato Plurinazionale della Bolivia dal 2006, ininterrottamente. In comune, i due Ministri hanno che sono due bellissime donne, ma Lavigne probabilmente le vede come un pugno in un occhio, due angeli intrattabili. Volendo alleggerire l’atmosfera, evidentemente l’appeal di Lavigne non è più all’apice. Questa era materia per Marc Coma, tutt’altra figura e presenza.

Più seriamente, il centro della questione è un altro. Lavigne non è riuscito ad imporre le proprie strategie né al Cile né alla Bolivia, e ha perso entrambi i bracci di ferro… contro due Ragazze. La musica è cambiata e non è più solo una questione di “pali”, ormai stravolta rispetto al “concetto” iniziale. ASO e i Paesi sudamericani conducono le relazioni stando su due piani diversi tenuti assieme da un rapporto di forza. Il dislivello, ormai inaccettabile, favorisce la brusca inversione di tendenza di questi giorni.

Sintetizzo, perché è solo una considerazione transitoria. Non c’è Rally come la Dakar, non c’è Organizzatore come ASO per mettere insieme il Rally, e non c’è un continente come il Sud America per ospitarlo. Se si vuole andare avanti bisogna che Lavigne e i Paesi che vogliono o sono disposti a ospitare la Dakar si siedano allo stesso tavolo, ma nessuno deve stare… a capotavola!

Probabilmente con il Cile è stato giocato maldestramente lo schema tattico del confronto economico, basato su strategie tariffarie non più d’attualità, e la risposta alla proposta indecente lo è stata ancora di più chiudendo ogni via d’uscita. Probabilmente sia ASO che il Cile ora si mangiano le mani, ma non sembra sia possibile tornare indietro, non per quest’anno. Reazione a catena, il “no” cileno ha messo le ali al delirio di onnipotenza boliviana. Diventata indispensabile, la Bolivia non ha solo negoziato sul “canone”, ma ha preteso che la Dakar attraversasse in lungo e in largo il Paese. Stando così le cose, ha fatto bene Lavigne a tenere duro. Avete idea di cosa voglia dire correre una settimana senza ossigeno, in apnea, con il mal di testa e i piedi nell’acqua in giro per le pur strepitose mète boliviane?

Comunque, per farla breve, due belle Ragazze hanno detto “no” a Etienne Lavigne. Non ce li vedo, Thierry Sabine, Hubert Auriol o Marc Coma, appunto, fare la stessa fine!

Cerchiamo di sdrammatizzare perché ci è venuta un’idea. C’è già chi dice che la Dakar è pronta a saltare. Dico di no. La Dakar si farà. E l’idea è che possa essere non una Dakar di ripiego ma una Dakar geniale. Vediamo come.

No Cile e no Bolivia vuol dire anche no Argentina. Su questo non ci piove. Il Perù, magari i conti a consuntivo saranno da rivedere, sappiamo che è della partita sin dall’inizio. Avevamo detto, però, che così il Perù è isolato, e che fare una Dakar che è già stata l’Incas Rally di Mr. Franco non sarebbe conforme alle ambizioni di ASO. Ipotizzavamo un po’ di Brasile e un po’ di Colombia, ma c’è tempo per fare le ricognizioni, preparare le infrastrutture e “negoziare” la partecipazione di ben due nuovi Paesi? Probabilmente no, ed ecco l’idea.

Supponiamo che all’Ecuador, con il quale c’era già stato ben più di un pour parler, venga ora data la “possibilità economica” di aggregarsi all’Avventura. In fondo alle “matricole” può essere offerto un bonus d’incoraggiamento e il “test” può anche essere un format ridotto

Avevamo escluso l’Ecuador, ma adesso la situazione potrebbe essere radicalmente cambiata, perché da lunedì ASO non può più permettersi passi falsi e la questione economica può essere drasticamente ridimensionata. Supponiamo che all’Ecuador, con il quale c’era già stato ben più di un pour parler, venga ora data la “possibilità economica” di aggregarsi all’Avventura. In fondo alle “matricole” può essere offerto un bonus d’incoraggiamento e il “test” può anche essere un format ridotto, vedi Paraguay. Questa è l’idea, e questa è la possibilità.

In questo caso, Dakar Perù Ecuador Perù 2019. Super. Un Paese inedito, bello, l’Ecuador, e uno di infinite bellezze e varietà, il Perù. Di tutto e di più, dalle dune alla foresta Amazzonica, dal Pacifico al Machu Picchu, scenari da capogiro per due settimane, e a volerlo anche di più. Dakar della bellezza infinita. Beh, sì, avete ragione, un magnifico Incas Rally con un’appendice di novità. Bisognerebbe sentire Mr. Franco. Lui di sicuro ne sa molto di più!

Basta così, non ne parliamo più, tanto non passeranno troppi giorni che la Dakar 2019 salterà finalmente fuori.

  • Guido8, Campodoro (PD)

    L'articolo, per com'è scritto rende bene la confusione sudamericana, anche troppo
  • corivorivo, Padova (PD)

    Mr Batini, I agree with you!

    Ecuador-Perù-Ecuador ne hanno e ne avanzano di ambienti magnifici!
    (non voglio far lo sborone con te, ma combinazione, nel 2001 son partito proprio da Quito per arrivare poi a Buenos Aires.con KTM 640)
    Potrebb' esser un percorso variegatissimo:giungle, deserti, oceano!

    Stiamo e vedere e...speriamo che Mr Franco ci metta una buona parola!
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